Oms: “Il transessuale non è un malato mentale”

BOLOGNA – La transessualità non è più classificata dall’Organizzazione mondiale della sanità come malattia mentale. “L’incongruenza di genere è stata rimossa dalla categoria disordini mentali dell’elenco internazionale delle malattie (International classification of diseases, Icd – 11 appena pubblicato) per essere inserita in un nuovo capitolo delle condizioni di salute sessuale”, ha spiegato l’Oms spiegando che “ormai è chiaro che non si tratti di una malattia mentale e che classificarla come tale può causare una enorme stigmatizzazione per le persone transgender”.

La transessualità rimane però in un altro capitolo dell’Icd per garantire “accesso ad adeguati trattamenti sanitari”

“La decisione dell’Organizzazione mondiale della sanità di togliere la transessualità dalla lista delle malattie mentali va nella direzione della depatologizzazione della condizione trans che è il fondamento delle norme più avanzate, già presenti in Paesi come Malta e Argentina, in cui sempre di più la transessualità è svincolata da complesse procedure mediche e giuridiche”. A parlare è Ottavia Voza, responsabile Politiche trans di Arcigay che aggiunge: “Alla luce di questa decisione, a lungo attesa, è sempre più necessaria una revisione della attuale normativa italiana, per una semplificazione delle procedure e il rispetto del principio di autodeterminazione della persona”.

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Ora la revisione della normativa italiana sulla transizione sessuale

Lo chiede Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay che dice: “I ministri della Salute e della Giustizia e più in generale il governo dovranno fare i conti con questa decisione dell’Oms e sarà nostra cura stimolare una complessiva revisione della normativa italiana in merito alla transizione sessuale: le norme devono infatti servire ad accompagnare nel modo più corretto le scelte delle persone, non a rendere un calvario le vite di migliaia di persone, che altro non chiedono di avere la libertà di scegliere sui propri corpi e sulle proprie vite”. E aggiunge: “Questa notizia ha anche un importante portata culturale, perché va nella direzione di decostruire il disprezzo e la discriminazione che una visione patologizzata della transessualità creavano. Da oggi chiunque dovrà adeguarsi alla verità scientifica: la transessualità non è una malattia ma una possibilità, libera e legittima, come abbiamo sempre sostenuto”.

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20 giugno 2018
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