Non bastava maltempo, ora pure la Brexit frena il turismo

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VENEZIA – Dopo un 2015 d’oro per il turismo veneto, la stagione estiva 2016 parte tra “le incognite meteo e il rallentamento degli arrivi dalla Gran Bretagna legati all’imminente referendum sulla Brexit”, che rischiano di rovinare la festa. Ne parla Marco Michielli, presidente di Federalberghi Veneto e vicepresidente nazionale, spiegando alla ‘Dire’ che “giugno è un mese senza ferie nell’Europa occidentale, quindi anche una diminuzione dell’1% degli spostamenti degli inglesi, che in questi giorni staranno in patria per votare al referendum, si fa sentire”.

Venezia_canaleA risentirne saranno sopratutto le città d’arte, Venezia e Verona in particolare, mete predilette dai turisti inglesi (2,3 milioni di presenze nel 2015). Ma gli operatori sono comunque fiduciosi, forti dei “2,5 milioni di arrivi” dell’estate scorsa, che hanno permesso al Veneto di “offrire il maggior contributo all’economia delle vacanze estive dopo la Lombardia e prima del Lazio”, come evidenziato dall’analisi del Centro studi di Federalberghi. “Nel 2015 il turismo Veneto ha dato lavoro a 108.000 persone tra giugno e settembre, rendendo la regione una delle prime tre per numero di addetti in Italia“, afferma Michielli sulla base dello studio. E i dati parlano di “63 milioni di presenze turistiche”, il che rende il Veneto parte della “top five europea”.

ombrelloni_spiaggiaQuesto perché “il Veneto ha tutte e cinque le tipologie di offerta: mare, montagna, terme, lago e città d’arte” continua Michielli, spiegando che anche gli italiani hanno ricominciato a fare le vacanze nel Belpaese. Preferiscono “mare e montagna”, rivela lo studio Federalberghi, un po’ come i tedeschi (a cui spetta il primato degli arrivi e anche quello delle presenze in Veneto, ben 14,6 milioni) che il più delle volte scelgono mare, laghi e montagna. Terme e città d’arte sono invece le mete preferite di austriaci, francesi, inglesi e americani. Nel 2015 il Veneto è stato sulla cresta dell’onda, insomma, e per rimanerci, conclude Michielli, è necessario “incentivare la riqualificazione dell’offerta, contrastare l’abusivismo, ridurre la pressione fiscale, potenziare e semplificare la mobilità”.

di Fabrizio Tommasini, giornalista

20 Giugno 2016
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