I Tribal noise tornano sul palco a Bologna. E arriva il loro primo album (31 anni dopo che si sono sciolti)

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I Tribal noise tornano sul palco a Bologna. E arriva il loro primo album (31 anni dopo che si sono sciolti)

BOLOGNA – Negli anni Ottanta non c’era strada del centro storico bolognese dove non comparisse scritto sui muri il loro nome. Uno dei principali fautori di queste scritte (non si chiamavano ancora tag) ricorda oggi quando fu accompagnato a casa dalla polizia perchè, minorenne, fu “beccato” mentre scriveva Tribal Noise su un muro. La musica vissuta, allora più di oggi, come senso di appartenenza, identificazione e anche rivalsa, quasi fosse l’unico modo per sfuggire a una vita grigia e con poche aspettative. E in anni dove Erasmus era solo un teologo del passato nato a Rotterdam e non la parola magica per andarsene da casa, forse era veramente così.

I Tribal Noise, seppure per una manciata di anni, hanno rappresentato anche questo, insieme a tante altre band nella città che in tempi recenti l’Unesco ha insignito non a caso con il titolo di “Città della musica”. Nello specifico la musica in questione si trova in un ipotetico punto di incontro tra dark, new wave e post-punk, con batterie tribali e atmosfere vicine a Joy Division, The Cure e Siouxsie and The Banshees.

La formazione definitiva dei Tribal Noise era ed è composta da: Marzio Manni (voce, synth, chitarra), Federico Poggipollini (basso), Cesare Ferioli (batteria) e Fabrizio “Felix” Frassineti, (chitarra). Tutti loro non hanno mai abbandonato la musica (tranne il chitarrista Felix, che si è dedicato ad altre arti: design e grafica, pur continuando a comporre in privato) con diversi progetti e alterna fortuna, ma solo uno ne ha fatto la propria carriera: Poggipollini, il Capitan Fede chitarrista della band di Ligabue dal 1994 e prima ancora con i Litfiba. Ma anche Federico, pur avvezzo a platee di migliaia di persone, è ben felice di salire sul palco del Covo Club di viale Zagabria 1 a Bologna sabato 21 aprile per presentare il disco fresco di stampa della band che gli ha dato i natali musicali e accantonare così per un momento la chitarra e tornare a suonare il suo strumento di allora, il basso.

 

Nonostante l’intensa attività live i Tribal Noise non riuscirono mai ad incidere il disco, per motivi economici, tempistiche sbagliate e forse anche per un pizzico di sfortuna, ma hanno lasciato comunque in eredità nell’immaginario collettivo della scena musicale cittadina due brani simbolo del periodo: “Città In Fiamme” e “Tenebre Veloci Su Bologna” la cui testimonianza sino ad ora era stata lasciata solo a due cassette – oggetti oggi semi-misteriosi, ma che all’epoca erano il punto di partenza di ogni band. Quei nastri dei Tribal Noise sono diventati nel tempo rari oggetti da collezionismo.

Dopo tre decenni, finalmente, esce per l’etichetta Spittle Records l’album che raccoglie questa esperienza “Città in Fiamme 1983-1987”, in vinile bianco con cd accluso. Un disco che ascoltato oggi, in pieno recupero da parte di giovani musicisti di tutto il mondo delle sonorità “wave” anni Ottanta, suona straordinariamente attuale e incredibilmente maturo per una band adolescenziale.

Anche nei testi, che se da un lato riflettono l’approccio introspettivo di giovani uomini che affermavano così la propria identità, dall’altro risultano fotografie di uno stile di vita in un periodo molto preciso. Alcuni altri titoli che si trovano nel disco sono più che esplicativi: Macerie, Buio, Sogni Bruciati, Libertà Dispersa, Anni Buttati, Giovane Ribelle.

Rileggere la storia dei Tribal Noise significa anche ripercorrere luoghi che, ognuno a loro modo, hanno tracciato la storia della Bologna alternativa – la “vera” anima di questa città, dicono in molti – alcuni di questi posti non esistono più, come le sale prova ricavate da vecchie cantine in via San Vitale dove provavano i “grandi” (Skiantos, Windopen, Luthi Chroma) e dove i Tribal Noise registrarono il loro primo demotape; altri esistono ancora come il Disco d’Oro di via Galliera: non solo un negozio di dischi, ma un punto di riferimento imprescindibile per la scena musicale in città, quella alternativa in generale e, allora, “il posto dei punk e degli skinheads” in particolare, a cui faceva da contraltare lo scomparso negozio di abiti Polvere di Stelle in via Indipendenza: il ritrovo della tribù dei “dark”. Fatalmente i Tribal Noise li hanno entrambi nel loro dna.

di Angela Zocco

20 aprile 2018
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