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L’Ue e la globalizzazione ‘buona’: il caso del parmigiano

REGGIO EMILIA – Chi ha detto che la globalizzazione annulla le peculiarità dei territori? A volte può succedere l’esatto contrario. E’ quanto emerso stamattina da uno dei workshop della School of Democracy dei Socialisti e democratici del Parlamento europeo, in corso a Reggio Emilia nell’aula magna dell’Università. Nel dibattito fra alcuni dei 100 giovani provenienti dagli stati dell’Unione e non solo, un relatore d’eccezione: l’ex ministro dell’Agricoltura e oggi deputato europeo Paolo De Castro. Che ha portato poi un esempio davvero vicino alla realtà locale: il Parmigiano reggiano. “Oggi la globalizzazione viene vista non più solo in chiave positiva. I suoi effetti a volte non fanno altro che creare divisioni e problemi, a volte allargare le divergenze e le differenze“, spiega De Castro.

“Questa mattina ne abbiamo discusso e uno degli esempi in positivo che abbiamo raccontato è come proprio grazie alle nuove regole dell’Unione europea oggi abbiamo questi sistemi di denominazioni d’orgine che hanno creato un forte senso di comunità locale“. In particolare, continua l’ex ministro, “l’esempio è stato quello del Parmigiano reggiano che ha unito la comunità, ma allo stesso tempo ha anche delle regole che hanno permesso l’identità di un prodotto che oggi è diventato famoso ed anche tutelato dalle regole europee all’interno dell’Unione. Quindi un esempio di come la globalizzazione, in questo caso positivamente, ha aiutato a far crescere questo distretto produttivo alimentare, che oggi è uno dei più grandi d’Europa”.

Prosegue De Castro: “Per il terzo anno noi del gruppo Socialisti e Democratici europei abbiamo voluto con questa scuola far crescere una coscienza critica sui grandi temi di cui si dabtte spesso al Parlamento europeo e in questo caso abbiamo voluto calarla in una realtà specifica. Ad esempio abbiamo anche parlato dello spreco alimentare che proprio per iniziativa del nostro gruppo è stato posto all’attenzione della Commissione e attendiamo tra l’altro a breve una nuova iniziativa legislativa della Commissione stessa”. Più in generale quindi, “si passa da una discussione generale che crea anche formazione di leadership e partecipazione ad un’occasione per mettere insieme i ragazzi e creare in loro un minimo di ‘coscienza europea’ che possa consentire di guardare all’Europa non sempre in senso negativo ma anche positivo e cotruttivo per le tante cose buone che ha fatto per tutti noi”.

A proposito del valore formativo della scuola di democrazia, il presidente del gruppo S&D Gianni Pittella aggiunge: “Non è la scuola del maestrino che fa la lezione e se ne va. E’ aperta al confronto e crea una formazione continua, perché poi i partecipanti degli scorsi anni fanno rete con i nuovi e si creano contatti e legami. E’ un’esigenza fondamentale quella della formazione della classe politica, perché se la politica scende a livello di cortile con nani e ballerine, poi insorge l’antipolitica”.

di Mattia Caiulo, giornalista professionista

20 aprile 2017

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