Foto e camere d’aria per raccontare “l’inferno di Moria”. A Bologna il reportage di Salvatore Cavalli

A Bologna fino al 24 marzo una mostra che racconta il dramma dei campi profughi. Poi gli scatti di Salvatore Cavalli cominceranno un tour nelle scuole nelle scuole italiane
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BOLOGNA – I bambini riescono a giocare anche nei posti peggiori. Ed è meglio così. Anche in quei posti in cui mangi ogni giorno lo stesso cibo, poco e cattivo. Dove fai di tutto per cercare altro da mandare giù, e lo cucini su fuochi improvvisati. E dove una tenda malandata è la tua casa, magari da quattro anni, e lì ti rifugi per mandare un messaggio a tua moglie che è a soli trenta chilometri di distanza, ma è come se vivesse in un altro continente. Per quanto è complicato raggiungerla. E’ la vita nel campo profughi di Lesbo, raccontata negli scatti di Salvatore Cavalli, fotoreporter e attivista la cui mostra “Un mondo a parte: l’inferno di Moria – La vita in un campo profughi” è fino al 24 marzo ospitata nella sala Cavazza del Quartiere Santo Stefano di Bologna, in via Santo Stefano 119.

In mezzo alle foto sono adagiate una coperta termica, di quelle che vengono usate quando un migrante viene salvato dal mare, delle camere d’aria e delle bottiglie di plastica legate insieme con dei collant. Perché, spiega Salvatore, quando un migrante si imbarca, se non ha soldi a sufficienza per un giubbotto salvagente comprerà una camera d’aria, in caso di naufragio. Ma se non può permettersi nemmeno quello, si affiderà alle bottiglie: che è quasi una condanna a morte.

Per parlare della mostra e dei migranti il 22 sempre nella sede del Quartiere, alle 15, si terrà un incontro dal titolo: “Un giorno sarò ciò che voglio: non profughi solo uomini, donne, bambini, bambine“. Parteciperanno, tra gli altri, don Massimiliano Biancalani, l’europarlamentare Elly Schlein, l’attivista Nawal Soufi, Riccardo Gatti di Open Arms.

La mostra di Salvatore Cavalli, dopo la tappa a Bologna, comincerà un tour nelle scuole, per mostrare la condizione estrema in cui vivono i profughi. Un tour che sarà anche didattico, per spiegare, per esempio, chi è un rifugiato o un richiedente asilo. Cavalli ha seguito le maggiori crisi europee legate all’immigrazione. Come si legge nella sua biografia, “ogni suo scatto rivela una completa partecipazione al dramma di un’umanità sofferente e costringe l’osservatore a prendere atto delle ingiustizie della società in cui vive”. Lavora principalmente come freelance per agenzie nazionali e internazionali, con Ong, Icrc, Unicef e Save the Children.

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20 Marzo 2019
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