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Prato, nel 2015 è straniera un’impresa manifatturiera su due

FIRENZE – Il fenomeno delle cessazioni, che a Prato ha una sua peculiarità in quanto spesso dietro a questo comportamento si annida l’intento preciso dei piccoli capitani d’azienda dell’impero celeste di aggirare i controlli connessi alle norme sul lavoro e agli obblighi fiscali, è sceso di oltre 5 punti: dal 35,3% di iscritte e cessate in rapporto al totale delle aziende registrate si è passati al 30,2% nel 2014, mentre è ancora in corso di elaborazione il dato relativo all’ultimo anno. Viene confermato, quindi, un trend già riscontrato nel rapporto 2013/14 di lenta e costante stabilizzazione dello sviluppo di queste attività.

lavoroD’altro canto, la forma giuridica lascia intuire una maggiore solidità delle produzioni straniere. Le ditte individuali, effettivamente, sono cresciute al 31 dicembre 2014 del 4,6% nel caso dei cinesi e del 5,6% tenendo conto di tutte le imprese straniere (a fronte di +1,3% delle ditte pratesi), mentre le società di capitale cinesi sono aumentate addirittura del 6,5%, contro il 7,3% di quelle straniere nel loro complesso e del 2% delle pratesi. Sul piano anagrafico gli imprenditori migranti hanno mediamente 42 anni, fra questi i più giovani sono i nigeriani (il 65% ha meno di 40 anni) e i rumeni (il 57,8% ha meno di 40 anni), mentre solo il 42% dei cinesi è under 40. Molto presenti anche le imprenditrici: al 30 giugno 2015 erano il 37%. Per i cinesi le donne rappresentano il 45% dei titolari, il 43% per i nigeriani. Per le altre etnie i numeri sono molto inferiori.

20 gennaio 2016

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