Politica

Visco: “Renzi mi chiese di Banca Etruria, non risposi. Da Boschi no pressioni”

I. Visco

ROMA – “Nel primo incontro che ebbi con il presidente Renzi parlammo di boyscout, nel secondo si parlò di economia e nel terzo incontro a Palazzo Chigi, Delrio e Padoan erano entrambi presenti, parlammo di economia e mi chiese perchè Vicenza voleva prendersi Arezzo e parlò degli orafi. Io non risposi. Era l’aprile del 2014“. Lo dice il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, nel corso dell’audizione in commissione di inchiesta sul sistema bancario.

“Io la presi come una battuta questa sugli orafi- continua- e come tale risposi, non entrai per niente nelle questioni di vigilanza. In un successivo incontro, parteciparono sempre Padoan e Delrio a colazione da noi- racconta- ci fu la richiesta di Renzi di parlare di banche in difficoltà e io risposi che di banche in difficoltà parlo solo con il ministro dell’Economia”.

Ci fu una applicazione “rigorosa del segreto di ufficio a cui noi ci atteniamo sempre” in Banca d’Italia. “Non ebbi mai nessuna tentazione, ma sicuramente lui la domanda la fece”, conclude. Inoltre Visco racconta che su “Banca Etruria io non voglio dire che non mi importava niente, è una banca vigilata da noi, in quell’epoca però eravamo molto preoccupati da Mps, dagli stress test pessimi per noi e il mio livello di attenzione era modesto, era molto alto su quel che riguardava la vigilanza”.

“BOSCHI PREOCCUPATA PER TERRITORIO, NO PRESSIONI”

L’allora ministra Boschi incontrò il vicedirettore di Palazzo Koch Panetta “in due occasioni”. “Avevamo già detto che non avremmo parlato di questioni di vigilanza riservate. Panetta mi riferì che non ci fu nessuna domanda di interventi particolari della Banca d’Italia, ma dispiacere e preoccupazione per conseguenze per il territorio” dice Visco rispondendo a una domanda su Maria Elena Boschi e Banca Etruria. “Pressioni no, siamo persone mature che sanno che di certe cose non si parla e non ne abbiamo parlato”, sottolinea.

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19 dicembre 2017
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