Sardegna

Rapine a portavalori, un bottino di 15 milioni di euro. Sequestrato un resort di lusso

CAGLIARI – Un bottino da 15 milioni di euro, che ha portato all’arresto di quattro persone. È l’esito delle indagini della Guardia di finanza di Nuoro e della Polizia di Cagliari nell’ambito dell’operazione contro la banda degli “assalti ai portavalori“, il secondo capitolo di una delle più importanti operazioni anticrimine condotte dalle forze di Polizia in Sardegna sotto la direzione della Direzione distrettuale antimafia di Cagliari. In manette sono finiti, con l’accusa di riciclaggio, un commercialista, un imprenditore e le mogli dei due capibanda arrestati lo scorso marzo. Le misure cautelari sono state emesse dal giudice per le indagini preliminari, Cristina Ornano, su richiesta del sostituto procuratore della Dda di Cagliari, Danilo Tronci, che ha coordinato le indagini. Sotto chiave sono finiti un lussuoso resort, situato in una rinomata località turistica dell’Ogliastra, sei appartamenti sulla costa gallurese, un’autovettura e un motociclo, conti bancari e polizze assicurative. Un patrimonio milionario riconducibile ai due capi della banda di rapinatori smantellata, la primavera scorsa, dalla Polizia di Cagliari e di Nuoro e dalla Guardia di finanza di Nuoro, Giovanni Olianas, l’ex vicesindaco di Villagrande Strisaili, (Ogliastra), con l’hobby delle rapine ai portavalori, e il pluripregiudicato Luca Arzu. Il “tesoro” della banda sequestrato, è frutto di venti anni di azioni criminali e traffici illeciti, tra cui anche quello di sostanze stupefacenti.

Dall’indagine emerge anche come tra Olianas e Arzu, il primo fosse molto più prudente del complice, non ostentando mai un tenore di vita al di sopra delle proprie possibilità legate allo stipendio da impiegato forestale. A tradirlo, però, sono state alcune piccole disattenzioni che le Fiamme gialle hanno colto tra le righe di migliaia di pagine di documenti bancari analizzati. È parso strano, infatti, agli investigatori che Olianas, nonostante i tre figli e una moglie casalinga, non effettuasse mai prelievi dal conto corrente sul quale gli veniva mensilmente accreditato lo stipendio da lavoratore dipendente. In realtà, quelle risorse non venivano toccate perché il denaro necessario al sostenimento delle spese quotidiane era già disponibile in contanti, nascosto tra le mura domestiche dentro buste sigillate.

Meno accorto rispetto a Olianas, l’altro capobanda, Arzu. A fronte di redditi per poche migliaia di euro all’anno (tra cui quelli percepiti dal 2002 al 2010 dalle carceri dove era detenuto), facevano infatti da contraltare spese sfrenate per costosi soggiorni a Venezia e settimane bianche in rinomate località sciistiche, ristrutturazioni di appartamenti, tutti sequestrati, investimenti all’estero (tramite un commercialista suo complice, anche lui da oggi ai domiciliari), stipula di polizze assicurative e acquisti di mobili di pregio, di macchine, moto e di capi di abbigliamento griffati. Una vita, quindi, fatta di stravizi, ma anche di paradossi: come quando, per ottenere sconti sulla retta della mensa scolastica del figlio, Arzu non ha resistito alla tentazione di farsi rilasciare una certificazione Isee minimale.

di Andrea Piana, giornalista professionista

19 dicembre 2016
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