A Chiusi della Verna 1 su 3 è 'vittima' di Banca Etruria - LE STORIE - DIRE.it

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A Chiusi della Verna 1 su 3 è ‘vittima’ di Banca Etruria – LE STORIE

CHIUSI DELLA VERNA – A Chiusi della Verna, dove giocare a carte si lega alla tradizione, c’è un detto: “Il cacio vinto non si rigioca”. Il cacio, in quest’angolo della Toscana, è il formaggio; il consiglio, spassionato, sta nel non mettere a repentaglio quel che talento e fortuna hanno già concesso al tavolo. Da queste parti, però, se il dilemma sta nello scherzare con il destino, quello sudato e messo “da parte” con le fatiche di una vita, non c’è spazio per le battute. E’ per questo che a Chiusi, dal 23 novembre, all’indomani dell’approvazione in Consiglio dei ministri del decretoche salva Banca Etruria, Carife, CariChieti e Banca Marche, amarezza e rabbia strisciano appaiate per le vie del paese. Il perché lo dicono i numeri: delle circa 500 persone residenti a Chiusi della Verna, 160 sono state coinvolte nel crack di Banca Etruria. Uno su tre.

Molti, i più, azionisti; una parte obbligazionisti subordinati. Il sindaco Pd Giampaolo Tellini, a novembre ha parlato di “oltre un milione di euro” polverizzati. Negli ultimi giorni si è spinto fino “a due milioni”. Il perché sta nei principi della dinamica lenta, tipica della montagna, di un paesino vetta e perla del Casentino, forgiato dal freddo dell’Appennino e dalla concezione della vita familiare. Che ha dei capisaldi: il bar, il campo da calcio del Chiusi, il santuario della Verna (porta del Giubileo e luogo sacro per la cristianità visto che S.Francesco qui ricevette le stimmate), il bosco, la bocciofila, i sentieri, i limiti delle generazioni che spariscono e si fondono. E la banca. Una filiale di Banca Etruria, da sempre l’unico istituto di credito della zona. E’ tutta raccontata lì la vita economica, quell’uno su tre dei residenti coinvolti nel “bail-in”. Azionisti e obbligazionisti che ieri sera, verso le 21.30, hanno riempito l’aula consiliare del Comune.

Ieri erano 35-40 in tutto: “Siamo troppo pochi, dove sono tutti gli altri?” dice qualcuno. Tra di noi “ci sono anche tanti anziani, che la sera vanno a letto presto”. Diversi anziani, troppi per quei figli arrabbiati per quelle firme “chieste senza dare spiegazioni, senza pronunciare le parole fatidiche ‘alto rischio'”. Il ritornello è fisso, le parole “truffa, truffati, delinquenti” sono le più gettonate. Dette con livore tra minacce per nulla velate rivolte ai direttori passati, soprattutto quelli che si sono susseguiti dal 2013 in poi. A chi non c’è, visto che la banca poco prima del decreto, li ha turnati tra le varie filiali della provincia di Arezzo. Tanto che il sindaco Tellini apre l’assemblea invitando i chiusini, nonostante “il maltolto”, ad impegnarsi per avviare “un percorso comune”. E sottolinea: “Sono un sindaco del Pd ma ora, prima di tutto, so che devo stare dalla parte dei cittadini. Non ho alternativa e su questo non transigo”. Per questo “ho avvertito il partito”.

Il decreto ha salvato correntisti e posti di lavoro, però, “prima di vararlo, rincorrendo il problema e colpendo i cittadini, il Governo poteva fare prima e meglio: aggiustare la cosa trovando la formula prima” del salva-banche. Al suo fianco c’è l’avvocato Marco Manneschi, ex consigliere regionale Idv: il Comune è “pronto a costituirsi parte civile, qualora ci sarà un procedimento penale”. Non solo, continua, l’amministrazione “starebbe pensando ad un esposto alla magistratura” proprio sulla filiale di Chiusi. Per questo Manneschi è intenzionato a redigere una sorta di memorandum sulle “segnalazioni dei cittadini” soprattutto sulle “modalità di vendita dei prodotti bancari ad alto rischio” specifica. C’è poco da aspettare, in sala i racconti fioccano come neve, che ancora a Chiusi non c’è.

Parte Mario, dipendente del Santuario della Verna: “Mi chiamavano a casa, al cellulare. E’ normale? Mi dicevano, vieni, vieni in banca, abbiamo già preparato i moduli, basta solo firmarli. E’ tutto sicuro, blindato. Se ci porti soldi freschi ti diamo il 3%”. O come Mara, che è andata anche a Roma per la prima protesta del gruppo ‘Vittime salva banche’, che ha perso 26.000 euro, e suo padre, di quasi 80 anni, 30.000: “E’ sconcertante, ho scoperto solo ora che mio babbo aveva tutto in obbligazioni subordinate e ordinarie. Lui credeva di avere tutto in Bot. Il direttore mi chiamava a casa, al lavoro, mi rassicurava e si informava anche sulle tempistiche di una casa messa in vendita per poi reinvestire gli utili”.

Oppure Roberta, che ha perso il babbo Modesto lo scorso 2 ottobre e “quando sono andata in banca a fare la successione dei suoi beni non c’era più nulla”. Una mazzata nella mazzata. Storie, una dietro l’altra, quasi tutte uguali “che vanno raccolte con puntualità. A partire dal profilo di rischio specificato sul Mifid”. E qui si alza un altro coro: “Mifid? Non lo ha nessuno di noi, non ci è mai stato consegnato. Anche ora che l’abbiamo richiesto fanno storie, c’è chi parla di 90 giorni”. L’avvocato allarga le braccia e formula un piano: “Ogni sabato sarò qui, gratuitamente. Cominceremo a lavorare caso per caso, coinvolgeremo anche Federconsumatori”. La prossima riunione pubblica è fissata per il 2 gennaio, sarà lì forse che Chiusi deciderà di farsi comitato.

Al rompete le righe, l’arbitrato resta una strada “ridicola, perché divide i cittadini tra quelli di serie A e quelli di serie B, e infattibile per la mastodontica procedura“; e la pancia brucia ancora: “Non siamo un paese di polli, di sprovveduti”, racconta Beppe, professore in pensione, ex sindaco di Chiusi, che si ritrova con 20.000 euro in meno. “Qui la fiducia è qualcosa di naturale, con i direttori di banca si prende il caffè insieme“. Parole sincere, ma anche in difesa, visto che Chiusi tra l’altro si è fatto anche ‘caso’ vista la presenza costante “del circo mediatico”. Prima di “passar da bischero” quindi, qualcuno preferisce schivare le telecamere. Altri invece si fermano davanti a microfoni e taccuini: “Ho tolto tutti i soldi e spero lo facciano tutti”, dice Patrizia. “Sono andata il banca venerdì 20, due giorni prima il decreto. Ho avanzato delle perplessità, mi hanno rassicurato: “i soldi sono in una botte di ferro” mi hanno detto. Lunedì non c’erano più”.

Un altro Mario, che ha fatto un po’ il bidello a scuola, un po’ il boscaiolo, è radicale: “Ho perso 26.000, con me il Pd ha chiuso. Da oggi a casa mia c’è solo la Lega Nord“. Bruno Ridolfi, detto ‘Gnacche’, 85 anni, uno dei volti più passati in Tv non c’è. E’ già a dormire, lui e il suo bastone con la scritta perentoria “x Banca Etruria”. Scritta che non ha fatto lui, ma il barista, Gilberto, il vero confessore del paese, “per ridere, per sdrammatizzare”, racconta, perché in fondo lo spirito toscano è invincibile. Anche se resta dura, in salita, come racconta Enrichetta, titolare dell’alimentari: “Non so, questa storia mi ha fatto male. Da qualche giorno non ho voglia neppure di truccarmi”.

di Diego Giorgi, giornalista

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19 dicembre 2015
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