“Scusa se ti chiamo stronzo”, intervista all’autore Mirko Spelta

Il libro è anche un spettacolo teatrale che i primi di novembre ha riempito l'auditorium di Trezzo sull'Adda

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ROMA – “12 cm di tacchi a spillo, cosce modellate da pantaloni pellicola, non importa se con un filo di cellulite tanto gli uomini non la vedono, mani curate e unghie laccate. Il maschio e il suo “cervello ‘davanti’, quello collocato nelle mutande” – come spiega lo scrittore milanese Mirko Spelta, autore di ‘Scusa se ti chiamo stronzo’ (Scusa se ti chiamo stronzo, edizioni Piemme) – non potranno non notarvi”. L’attrazione erotica non conosce ascensore sociale. “Professore universitario o muratore non cambia. Alcune dinamiche sono trasversali, anche se sia chiaro che gli uomini non sono solo questo e sono capaci di amori totalizzanti, devastanti ed eterni, ma, soprattutto all’inizio, se la strada per le mutande in una donna parte dal cervello, per gli uomini invece spesso dagli occhi”. Inizia con queste parole Mirko Spelta la sua intervista alla Dire sul libro che sta scatenando una vivace rassegna di recensioni, commenti facili, ma anche tante risate autoironiche da entrambi i sessi. Non e’un testo di sociologia, non ha ambizioni statistiche, ma nasce da un’osservazione sul “comune sentire e su dinamiche ricorrenti” come le definisce l’autore. “Tutte considerazioni personali che hanno il semplice obiettivo di far in modo che le persone si capiscano meglio. La felicita’ della coppia passa attraverso questa capacita’ di comunicare e come uomo posso capire gli uomini meglio delle donne. Ho stressato ed enfatizzato i concetti- continua ancora Spelta- per mettere in luce alcune differenze tra i due sessi, ma alla fine l’altro rimane sempre un mistero”. Ecco allora in carrellata i tipici non detti delle donne, le allusioni che i maschietti non comprenderanno mai, le mille interpretazioni con le amiche o davanti a una chat sul pc, il rischio sciatteria da mollettone e tuta non appena ci si sente sicure del proprio fidanzato o da panzetta e birra sul divano di colui che una volta era il principe azzurro o il guinzaglio inutilmente stretto su partite di calcio e affini tra vecchi amici del muretto. Il repertorio e’ al completo. Alla domanda se l’uomo e la donna descritti nel libro non siano troppo semplici, culturalmente poco complessi l’autore risponde con la “pizza”. “Il colto e il meno colto vanno tutti e due a mangiare la pizza. La base e’ uguale per tutti. Su alcuni istinti e tendenze non e’un caso che anche le multinazionali facciano affari. Ho dovuto generalizzare alcuni concetti, separarli e renderli grotteschi affinche’ risultassero immediati e comprensibili”. La partenza e’ questa ed e’ uguale per tutti. Nella seconda parte del libro si parla di comunicazione, di social, di matrimonio. Sembra quasi che l’autore voglia disincentivare le nozze. E giu’ il prototipo della donna che vuole festeggiamenti solenni e fastosi e di maschi schivi che vengono inchiodati, loro malgrado, al rito del ‘si’. “No al matrimonio e’ un’esagerazione- precisa l’autore- ma la routine puo’ essere una trappola insidiosa per la coppia e la quotidianita’, se non ci si presta attenzione, puo’ mangiarsi l’emozione di stare insieme. Bisogna stare in guardia, ecco tutto”.
Sulle pagini difficili che toccano la vita delle donne nella societa’ italiana, sul rischio che un testo cosi possa rafforzare alcuni stereotipi culturali e le loro degenerazioni, Mirko Spelta dice chiaramente che il suo “e’ un libro che va preso con le pinze. Ironico e divertente sui luoghi comuni, molti avvalorati e altri sfatati, ma volutamente caricaturale e che pertanto va relativizzato. Puo’ esser mal interpretato come tutto. Questo sta all’intelligenza di ogni persona. Migliaia di donne lo hanno letto con la giusta dose di ironia e autoironia e si sono divertite”. Non un vademecum quindi, nessuna ricetta per le donne su cosa debbano o non debbano fare. “Ho cercato solo di spiegare come sono fatti gli uomini. Se ti vuoi far capire meglio e prima, e’ bene saperlo. Tutto qua”.

Il libro e’ anche un spettacolo teatrale che i primi di novembre ha riempito l’auditorium di Trezzo sull’Adda, in provincia di Milano, e che di sicuro si ripetera’ in altre citta’. “La gente era divertita, ha partecipato in massa e non posso non pensare al regista e caro amico Max Croci- ricorda Mirko Spelta- scomparso pochi giorni fa, con cui avevo scritto il soggetto cinematrografico del libro”. Ora non rimane che pensare alle donne. Le lettrici ideali che rideranno o magari si arrabbieranno nel vedersi descritte nell’icona delle gite domenicali all’Ikea, tra quante si interrogano per giorni se fare il primo passo o meno, o su come non sembrare tipe facili e magari mandare in fumo l’occasione giusta. Ma se invece la coppia inizia a capirsi, a stare insieme bene e magari a durare, allora bisognera’ occuparsi del dopo. “Perche’ no” conclude Mirko Spelta. Raccontare della stabilita’, magari dei pargoli e di tutto quello che succede quando lo ‘stronzo’ vive sotto il tuo stesso tetto, perche’ “anche gli stronzi, si sa, prima o poi ci cascano”.

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19 Novembre 2018
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