Consiglio conferma il segreto sul dibattito del ‘caso Arzilli

Palazzo Pubblico San MarinoSAN MARINO –  Ciò che verrà detto in parlamento sul ‘caso Arzilli’ resterà fra le mura di Palazzo Pubblico. Almeno durante la ‘diretta’. In apertura dei lavori del Consiglio grande e generale di oggi, infatti, la proposta di rendere pubblica una parte del confronto sul tema, che vede il segretario di Stato all’Industria al centro dell’attenzione dopo le dichiarazioni del padre trasmesse dal programma Rai Tv7, nelle quali avrebbe suggerito come acquistare diamanti in contanti a San Marino portandoli fuori territorio con un certificato di riparazione, non ha raggiunto i due terzi dei voti necessari per il via libera. I 35 ‘sì’ incassati sarebbero tutti arrivati dalla maggioranza, ma la quota minima era 39. A esprimersi contro la proposta di uno sdoppiamento del dibattito (una parte segreta, incentrata sulla voluntary disclosure, e la seconda, pubblica, sull’affaire Arzilli) sarebbero stati Upr, Sinistra unita, Rete e gli indipendenti Federico Pedini Amati e Luca Lazzari. Mentre il Partito socialista avrebbe optato per l’astensione.

Il voto aveva seguito l’Ufficio di presidenza convocato per le 12 di oggi e durato quasi due ore. Da quanto emerge le posizioni avrebbero rispecchiato i valori emersi durante il voto, con qualche valzer fra i presenti. Per quanto riguarda la lista che unisce il Pdcs e Noi sammarinesi, per esempio, il capogruppo Luigi Mazza si sarebbe fatto da parte per permettere a Maria Luisa Berti di dire la sua in qualità di rappresentante del movimento di Arzilli, che ha rimesso il suo mandato proprio nelle mani di Ns.  Il capitolo al centro della querelle, chiamato genericamente “Riferimento del governo su recenti fatti e notizie trasmessi dagli organi di informazione”, era stato inizialmente inserito nell’agenda dei lavori del parlamento come “segreto”. Quindi a porte chiuse. Una scelta che Noi sammarinesi aveva messo in discussione assieme ad altre sigle politiche, tanto da portare, oggi, a una proposta che divideva in due il confronto: la prima, segreta, incentrata sulla voluntary discolure, e la seconda, pubblica, sull’affaire Arzilli.

Da quanto emerge nei commenti raccolti fra i parlamentari presenti dopo l’Ufficio di presidenza, non sarebbero mancate situazioni di contrasto e incomprensioni: “Il verdetto non mi soddisfa- commenta Berti a caldo- ma avevo giò capito che non c’erano le condizioni per approvare la proposta, devo capire a che gioco sta giocando chi dichiara pubblicamente di volere un dibattito pubblico ma poi vota contro”. Dall’altra trincea del Consiglio è invece Pedini Amati a esprimersi: “Secondo l’argomentazione che ci è stata proposta c’era l’esigenza di sdoppiare il comma per confermare la necessità della segretezza, ma in realtà questa esigenza non c’era, potevamobenissimo parlare a microfoni aperti dell’intera questione”.

Per maggiori informazioni: Cgg_19novembre2015

19 Nov 2015
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