Detenuti arabi della Dozza di Bologna si dissociano dall’Isis

I detenuti arabi del carcere di Bologna si sono dissociati dagli attentati di Parigi rivendicati dall’Isis. Lo fa sapere la garante regionale dei detenuti, Desi Bruno, che in una nota rilancia la proposta (criticata dalla Lega nord) di permettere l’ingresso degli imam alla Dozza per garantire il diritto di culto. Oggi era in programma la prima lezione del secondo corso sul tema “Diritti, doveri e solidarietà” all’interno del carcere bolognese.

Erano più di 100 i detenuti presenti all’incontro, riferisce la garante, uomini e donne, italiani e stranieri. E molti di loro hanno preso la parola specificatamente per ribadire “una netta presa di distanza dai fatti criminali commessi in nome della religione, come quelli recenti di Parigi”. I detenuti hanno anche voluto sottolineare “l’equilibrio sin qui dimostrato dalle istituzioni della giustizia francese nell’affrontare questa terribile esperienza”. Anche la direttrice del carcere, Claudia Clementi, si è concentrata sugli attacchi terroristi a Parigi e sulle reazioni che hanno provocato, stigmatizzando la “ricerca strumentale di notizie ad effetto che si è aperta in questi ultimi giorni, in particolare rispetto a possibili reazioni in carcere, soprattutto da parte di detenuti stranieri, in favore delle azioni terroristiche parigine, che invece non si è affatto avuta”.

Quanto all’ingresso degli imam in carcere, Bruno ribadisce la necessità di “favorire l’espressione del culto anche tra i detenuti di fede musulmana, senza improvvisazioni e in sicurezza”, perché “sono i diritti umani il veicolo per superare le diversità di religione e di lingua”. Per farlo, insiste la garante, bisogna “introdurre un elenco o albo per gli imam ammessi agli istituti penitenziari, come già proposto dalla stessa comunità islamica nell’ambito della consulta per l’Islam presso il ministero dell’Interno”. Un’idea che è “condivisa anche dagli operatori di settore”, ci tiene a precisare Bruno.

La lezione di oggi alla Dozza era dedicata alla ‘primavera araba’ e in particolare al Nobel per la Pace 2015 assegnato al Quartetto del dialogo, protagonista della stagione di riforme in Tunisia. Durante l’incontro è stato proiettato un video della deputata tunisina Imen Ben Mohamed, che in un discorso al carceregiovane Parlamento del suo Paese “enfatizzava la centralità dell’effettiva tutela delle libertà e dei diritti delle donne come motore di cambiamento sociale e l’importanza dei distinti ruoli dei rappresentanti eletti, delle forze economiche, dei sindacati dei lavoratori, delle associazioni dei cittadini per il funzionamento dello stato democratico”. Tra i relatori di oggi: Ignazio de Francesco della comunità di Monte Sole, ideatore del corso; Adnane Mokrani, professore al Pontificio istituto di studi arabi e d’islamistica; Paolo Branca, islamista dell’Università cattolica di Milano; Yassine Lafram, mediatore culturale e coordinatore della Comunità islamica di Bologna.

19 Nov 2015
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