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“Bene accordo tra Fatah e Hamas. Ora due Stati”. A Gerusalemme parla il rappresentante Ue Tarraf

ROMA  – “A Gaza assistiamo a sviluppi interessanti: Fatah e Hamas hanno concluso un accordo, ma non si tratta certo del primo, quindi staremo a vedere se sarà implementato, e seguiremo con attenzione quelli che saranno i risultati. Noi ci auguriamo che l’Autorità palestinese sia in grado di assumersi le proprie responsabilità a Gaza e ad assumere il controllo delle funzioni di governo. Sappiamo che molte questioni sono ancora aperte, ma ci auguriamo che saranno sistemate positivamente”. Così all’agenzia DIRE Ralph Tarraf, capo della rappresentanza dell’Unione Europea in Cisgiordania e Gaza, ufficio che cerca di promuovere una soluzione pacifica alla questione israelo-palestinese, nonché sostenere programmi di cooperazione e sviluppo nei Territori occupati.

Tale questione si protrae da 50 anni oppure cento, a seconda della data che si vuole considerare per il suo inizio: la Guerra dei sei giorni del 1967, allorché Israele occupò la Cisgiordania, la Striscia di Gaza e Gerusalemme Est, oppure la firma della Dichiarazione Balfour nel 1917, che sancì la fine del mandato coloniale britannico in Palestina – ancora parte del morente Impero Ottomano – e che “benediceva” la nascita “di un focolare ebraico” su quelle terre.

L’ipotesi di dividere quella regione in due Nazioni indipendenti su base etnico-religiosa (ebrei da un lato, palestinesi dall’altro) venne proposta già alla fine degli anni Trenta.

“La soluzione dei due Stati – prosegue Tarraf – resta per l’Ue quella principale, come unica garanzia alla fine di questo conflitto che si è protratto davvero troppo a lungo, ed è peraltro molto trincerato”.

L’Ue infatti non riconosce nessun cambiamento ai confini seguito alla guerra del 1967, salvo quelli “frutto di un accordo da ambo le parti”. “Noi ci sforziamo il più possibile di implementare una soluzione” prosegue il rappresentante dell’Unione. Tarraf parla pochi giorni dopo il ritiro degli Stati Uniti dall’Unesco, accusata di “pregiudizi anti-israeliani”.

L’ultimo segno della nuova linea del presidente Donald Trump, che da Gerusalemme ha detto di non essere contrario agli insediamenti israeliani nei Territori occupati mettendo dunque esplicitamente in discussione la soluzione dei due Stati e lasciando sola l’Unione Europea.

“In questi giorni – sottolinea il rappresentante dell’Ue – stiamo avendo davvero tante discussioni interessanti e stimolanti su possibili alternative alla soluzione dei due Stati con le autorità palestinesi, ma avendo partecipato in prima persona posso dire che al di là dei discorsi non esiste un concreto progetto politico. La verità è che non sappiamo quale potrebbe essere un’alternativa. Perciò restiamo convinti che la soluzione dei due Stati resti la migliore: la più giusta e la più equa a tale conflitto“.

La DIRE ha incontrato il rappresentante Ue a Gerusalemme questo mese, nell’ambito di una visita per i giornalisti europei organizzata dall’Ufficio stesso.

“Noi organizziamo queste visite regolarmente – spiega Tarraf – per informarli sulla situazione attuale in Palestina e sugli sviluppi politici sul campo nel modo migliore possibile. Ci interessa anche che sappiano che cosa l’Ue sta facendo in termini pratici per supportare la soluzione dei due Stati”.

L’azione dell’Ufficio della rappresentanza Ue in Cisgiordania e Gaza sostiene anche programmi di cooperazione per la popolazione: a fine 2016 Bruxelles ha donato 21 milioni di euro all’Autorità palestinese per sostenere i bisogni delle famiglie di Gaza e Cisgiordania. Dal 1994, gli aiuti finanziari hanno raggiunto i 10 miliardi di euro.

di Alessandra Fabbretti, giornalista

19 ottobre 2017

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