Vaccini, in Friuli Venezia Giulia altolà dei medici su deriva web

Friuli Venezia Giulia

Vaccini, in Friuli Venezia Giulia altolà dei medici su deriva web

TRIESTE – “Il problema della riaccensione del morbillo ha evidenziato la deriva pericolosa di un dibattito dilagante sul web, privo di contorni scientifici”. Esordisce così Maurizio Rosso, presidente dell’Ordine dei medici di Udine, sentito stamane in commissione Salute del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, sul tema dell’obbligo vaccinale, riporta una nota della Regione. “Finora le tesi dei rapporti tra vaccinazioni e autismo- continua Rosso-, tossicità degli additivi, inesistenza del cosiddetto effetto gregge, dannosità del calendario vaccinale, inefficacia delle vaccinazioni si sgretolano di fronte alla critica scientifica”.

Sulla stessa linea gli altri dirigenti sanitari e specialisti intervenuti in commissione. Tra cui Matteo Bassetti, direttore della clinica delle malattie infettive Azienda sanitaria universitaria integrata (Asui) di Udine, che ha sottolineato come “ai tecnici -medici, ricercatori, scienziati – spetta il compito di fornire ai politici gli strumenti per assumere decisioni ponderate sulle leggi”. Non considera invece le aule del Parlamento e del Consiglio regionale luoghi più opportuni “per discutere dei benefici e dei rischi dei vaccini”, ritenendo inaccettabile “porre sullo stesso piano scienza e antiscienza, l’evidenza e l’anedottica”.

Anche per il direttore scientifico dell’Irccs “Burlo Garofalo”, Fabio Barbone, “netta è l’evidenza dell’efficacia dei vaccini”, mentre Andrea de Manzini, a nome dei 20 pediatri di base di Trieste, spiega come già due anni fa i pediatri avessero evidenziato che “la percentuale di copertura per le vaccinazioni contro difterite, tetano, pertosse, poliomielite ed epatite era scesa sotto il 90%”.

Due invece le opinioni critiche sull’obbligo vaccinale espresse in commissione, conclude la nota, quelle dei medici Fabio Franchi e Paolo Bellavite. Secondo quest’ultimo, l’obbligo dovrebbe essere legittimo solo se è dimostrato che serve a raggiungere una copertura sufficiente a preservare la collettività da un reale pericolo epidemico, e se il vaccino non arreca danni gravi e permanenti.

di Milos Malinic

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19 settembre 2018
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