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Germania: Merkel “condannata” a governare ancora

Thomas Jansen  per www.agensir.it


L’elezione per il Bundestag tedesco il 24 settembre è da tempo attesa con una certa impazienza anche al di fuori della Germania. Importanti decisioni politiche europee e soprattutto il dibattito sul futuro dell’Unione sono state rinviate a dopo le elezioni, vista l’importanza decisiva del partner tedesco.

Ci sono molte speculazioni circa il risultato. C’è però anche una certezza: l’Unione cristiano-democratica (Cdu), data al 38% nei sondaggi attuali, raggiungerà una maggioranza relativa e Angela Merkel sarà rieletta come cancelliera federale. Resta incerto quale partito formerà la coalizione con la Cdu per assicurare una maggioranza assoluta.

Cosa cambierà con le elezioni? Una fetta consistente di tedeschi non si aspetta nessuna politica diversa da un nuovo governo.

Scelgono il partito di Angela Merkel proprio perché così non cambierà nulla di decisivo. La stragrande maggioranza di essi, dopo 12 anni con questa cancelliera federale, sta incredibilmente bene. Sul piano della politica interna ci sono poche controversie aspre. Al centro delle preoccupazioni dei cittadini sono invece i temi di politica estera ed europea: la minaccia della Corea del Nord, l’imprevedibilità del presidente americano, l’allontanamento della Turchia dall’Europa, la precarietà della situazione in Medio Oriente, la pressione migratoria dall’Africa, il conflitto in corso nell’Ucraina orientale e il rapporto con la Russia, Brexit e il futuro dell’Unione europea. Tutte queste incertezze, impregnate di crisi, influenzano la campagna elettorale tedesca.

La cancelliera federale è messa alla prova su questi fronti ma riceve molta approvazione.

Anche il suo sfidante, il socialdemocratico (Spd) Martin Schulz, è esperto in politica estera ed europea. Entrambi vedono in un consistente rilancio della politica d’integrazione europea una risposta decisiva alle paure e alle preoccupazioni associate a queste sfide. La grande maggioranza del pubblico tedesco li segue.

In questa prospettiva, i partner giustamente si aspettano che la Germania mostri maggiore volontà, pur sempre relativamente al suo peso politico, di assumersi la responsabilità per l’Europa, insieme alla disponibilità a rinunciare a determinati vincoli dogmatici che hanno reso impossibile alla politica tedesca di portare pesi di solidarietà commisurati al suo significato di potenza economica più forte e più ricca nell’Unione.

Dopo che le dolorose riforme richieste dall’Unione europea e ripetutamente sollecitate da parte tedesca si sono rivelate efficaci in vari Paesi, la politica tedesca potrebbe, ad esempio, abbandonare le proprie riserve rispetto a un’ulteriore riduzione dell’onere del debito della Grecia e sostenere con generosi investimenti nei Paesi più bisognosi dell’Unione il loro potere economico.

L’ambiente europeo è molto favorevole a una ripresa del processo d’integrazione, il che presuppone un sostegno decisivo da parte della politica tedesca.

Le elezioni in alcuni Stati membri hanno mostrato che il populismo anti-europeo non riesce a imporsi in condizioni democratiche, anche se le tentazioni nazionalistiche sono ancora forti in alcuni Paesi, in particolare in Polonia e in Ungheria.

Inoltre, la generale consapevolezza che le crisi extra-europee richiedono una pressione congiunta più forte da parte degli europei, sotto l’impulso di Francia e Germania, ha portato già l’anno scorso ad alcune riflessioni e alle prime decisioni in vista di una cooperazione strutturata e permanente nell’ambito della difesa con l’istituzione di un fondo di finanziamento e di un centro di coordinamento.

Infine, nella dichiarazione dei capi di Stato e di governo del 25 marzo scorso (in occasione del 60° anniversario della firma del Trattato Cee) è stato formulato un nuovo consenso sulla possibilità di consentire a singoli Stati membri di procedere nell’integrazione e nel consolidamento del sistema politico dell’Unione, senza aspettare coloro che non lo desiderano ma che in un momento successivo potranno unirsi all’avanguardia. Ciò consente di prendere iniziative e adottare misure aggirando il principio dell’unanimità che in passato ha ripetutamente impedito all’Unione di fare ciò che era necessario.

L’elezione di Emmanuel Macron a presidente francese ha inoltre reso possibile anche il ritorno a un’intesa franco-tedesca funzionante, capace di mettere le ali alla vicenda europea e assolutamente necessaria per il progresso politico europeo. Subito dopo la sua elezione, Macron ha visitato la cancelliera federale a Berlino per esprimere la propria disponibilità e per mettere in campo le prime proposte.

Inoltre ha ribadito la sua determinazione a realizzare le riforme economiche e del mercato del lavoro già annunciate nella sua campagna elettorale in Francia, prerequisiti essenziali, dal punto di vista di Berlino, per il successo di un nuovo inizio europeo possibile solo con il superamento della crisi economica e monetaria. Nel frattempo, il presidente francese ha dimostrato di volerlo veramente.

Questa è un’ulteriore sollecitazione per Angela Merkel, che probabilmente ne ha anche bisogno per coinvolgere chi in Parlamento ancora esita. Ci si attende che, dopo le elezioni del Bundestag, sostenuta da un nuovo mandato e d’intesa con Emmanuel Macron, sostenga o prenda le iniziative necessarie. La prospettiva di poter dimostrare negli ultimi anni della sua Cancelleria di meritarsi di essere ricordata nel contesto europeo alla stregua dei due illustri predecessori, Konrad Adenauer e Helmut Kohl, la aiuterà a superare la sua stessa prudenza e le riserve dell’opinione pubblica

19 settembre 2017

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