AREA ABBONATI - Accedi ai notiziari

Report del Consiglio grande e generale del 18 settembre – Seduta pomeridiana

SAN MARINO – I lavori consiliari riprendono dopo la pausa del week end dal comma 9, ovvero dal progetto di legge presentato in prima lettura dal movimento Rete “Rilevazione delle presenze e modalità di voto in Aula consiliare”, su cui si conclude il dibattito. Al centro dei lavori arriva quindi il Progetto di legge “Modifiche e integrazioni alle norme in materia di sostegno allo sviluppo economico” , portato dal segretario di Stato Andrea Zafferani in seconda lettura. Dopo la lettura delle relazioni di maggioranza e minoranza, rispettivamente da parte dei relatori Alessandro Izzo, Ssd, e Francesco Mussoni, Pdcs, inizia un lungo dibattito che proseguirà in seduta notturna.

Di seguito un estratto degli interventi della seduta pomeridiana.

Comma 9. Progetto di legge qualificata “Rilevazione delle presenze e modalità di voto in aula consiliare” (presentato dal gruppo consiliare di Rete) Prima lettura.

Roger J. Carlini, Ssd

Giovedì scorso abbiamo accolto un’istanza per la riorganizzazione dei testi normativi. Ora, ci pare incoerente prendere e andare a normare aspetti specifici del Consiglio quando, tra l’altro, ci siamo già presi l’impegno di creare testi unici e uniformare le varie materie, e c’è un regolamento dell’attività generale del Consiglio avviata all’iter legislativo.

Davide Forcellini, Rete

Io sono qui da poco tempo e ad ora la mia presenza registra una certa delusione. Pensavo questo fosse l’organo principe della democrazia..invece invito i cittadini a venire qui dentro in Aula ad assistere alla poca responsabilità dimostrata da molti consiglieri. Penso questo progetto di legge possa in questo senso contribuire alla valorizzazione del nostro ruolo qui dentro e al contingentamento delle nostre risorse, a partire dalla puntualità dell’inizio dei lavori, per monitorare la presenza effettiva dei consiglieri in Aula al momento del voto.

Matteo Ciacci, C10

Abbiamo già in essere un percorso avviato del regolamento consiliare e abbiamo l’impegno di portarlo a casa prima possibile. E’ un regolamento che definisce le tempistiche e la modalità operativa del Consiglio e può essere aperto ad un ragionamento anche per questo tipo di proposta. Sul rispetto degli orari, le lezioncine le lasciamo ad altri.

Roberto Ciavatta, Rete

In più occasioni abbiamo richiesto di arrivare a testi unici, io stesso ho fatto la proposta di poter portare finalmente delle modifiche alle leggi in questa direzione. Rispetto all’attività del Consiglio attuale, ci sono molte anomalie legate al software utilizzato, diverse problematiche. Per esempio, da noi non vi è la consapevolezza di cosa siano i reali rapporti ad ogni singola votazione, a meno che non si proceda alla votazione segreta si approva ‘a maggioranza’, senza sapere con quanti voti. Un piccolo software può permettere invece il conteggio più rapido per ogni votazione e facilitare il compito di controllo già stabilito per legge, ovvero la verifica del numero legale durante le votazioni. E’ capitato infatti, in serata o per leggi considerate meno importanti, che ci si trova in Aula in 20-30 consiglieri.

Sandra Giardi, Rete
Il Pdl di Rete nasce con l’intento di risolvere e migliorare alcune problematiche che emergono spesso nella gestione dei voti dei consiglieri e nel numero legale e quindi nel controllo del voto. Risulta difficile fare controlli al momento delle votazioni. Mi è capitato di sostituire un consigliere nell’ufficio di Segreteria e devo ammettere che risulta difficile controllare tutto e tutti, malgrado l’attenzione sia costante. Una discussione sul Ddl va fatta. Non è compito dell’ufficio di Segreteria infatti fare da ‘segugio’, ma chi ne fa parte deve essere messo nelle condizioni di lavorare al meglio e senza ulteriori aggravi. Il Pdl si prefigge lo scopo di alleggerire il lavoro dell’ufficio di Segreteria attraverso software non troppo costosi.

Roberto Giorgetti, Rf

Cè già presente un Progetto di legge complessivo di riforma del regolamento consiliare, avviato all’iter normativo, ma visto che questo è stato portato all’attenzione dell’Aula, qualche considerazioni la voglio fare. Un punto qualificante del nuovo regolamento consigliare sarà proprio il rigore al momento del voto. Come hanno ricordato i colleghi di Rete, ci sono stati casi in cui si sono espressi voti per consiglieri non presenti in Aula. E’ uno degli esempi peggiori nell’adempiere il nostro ruolo. Ben venga una serie di modifiche per assicurare il dovere morale ed etico dei consiglieri e ridimensionare questi tipi di fenomeni, comunque limitati. Se ne potrà parlare nell’ambito del Regolamento.

Pasquale Valentini, Pdcs

Il Pdl ha il merito di sollevare questioni esistenti. Ritengo tuttavia che affrontarle in maniera coerente con la necessità di riformare un po’ tutta la funzione consiliare sia un suggerimento di buon senso. Non per rinviare questo problema, semmai affrontarla all’interno di una visione più organica che si rende sempre più necessaria. Mi ritengo fortunato, perché in qualità -ora- di pensionato, non ho il problema di conciliare il lavoro con le funzioni consiliari, e non è poca cosa. Se vedete, le sedute consiliari nel tempo si sono allungate e chi ha attività lavorative deve assentarsi. Il problema si può porre nel distinguere i tempi del Consiglio, non sono tutti uguali. Per noi richiedono sempre la presenza, ma non è detto sia la strada da mantenere. Poi ci sono tutele che il ruolo del consigliere necessita: si ha infatti un mandato che è personale, non del gruppo di appartenenza, quindi è necessario tener conto anche della libertà del singolo consigliere e anche le condizioni per esercitare il suo voto. Auspicherei che le proposte di questo Pdl non siano messe nel cassetto ma siano viste alla luce di una riforma del regolamento consiliare che non può avvenire se non si rivedono determinate funzioni.

Teodoro Lonfernini, Pdcs

Cerco di commentare il Pdl, non essendone assolutamente contrario. Sono più contrario alle modalità con cui lavoriamo su queste cose. Ci sono infatti tutti piccoli accorgimento rispetto a una logica di funzionamento dell’Aula che sarebbe disorganica, quando invece abbiamo un progetto di regolamento dei lavori in Aula che è fermo nel cassetto da non so quanto tempo. Abbiamo iniziato la legislatura e doveva arrivare in Aula al più presto. Ora abbiamo una seconda lettura da portare in Aula, portiamo quel regolamento all’interno della Commissione consiliare e procediamo con il suo iter.

Federico Pedini Amati, Mdsi

Questo Pdl è un primo importante passo verso una direzione chiara e obbligata. Responsabilizzerà tutti noi, perché impedirà di compiere atti sconsiderati e impropri. Accolgo favorevolmente il Pdl di Rete, avremo modo di fare considerazioni in seconda lettura.

Francesco Mussoni, Pdcs

Un tempo il Consiglio si riuniva sporadicamente, oggi con molta più frequenza, c’è da chiedersi se è compatibile la permanenza di una istituzione come è stata scritta nel 600? Il ruolo del consigliere, il tema più ampio della rappresentatività nella riforma elettorale…sono tutti temi travolti dalla quotidianità, dall’urgenza, dal problema specifico. Non devo sviolinare Rete, ma è un Pdl che merita sostegno affinché possa aprire a modifiche e proposte anche estreme che andranno verificate in sede di Commissioni, ma ha il merito di aprire il dibattito su questi temi.

Repliche

Gian Matteo Zeppa, Rete

Essendo una legge qualificata non passerà in Commissione ma direttamente in Consiglio. Quindi non è possibile, in caso, innestare questo Pdl in un discorso atavico come quello del regolamento consiliare. Se quello mai dovesse arrivare in Commissione, le considerazioni andranno rifatte. Quel regolamento consiliare tanto decantato è fermo. Chi si è candidato sapeva perfettamente dell’esistenza delle problematiche di coniugare i doveri in caso di elezione con il lavoro, ma questi sono problemi che quel regolamento assolutamente non tocca. Questo progetto ci dice invece che ci sono tutte le possibilità e gli strumenti software per dare conto di tutte le attività dei consiglieri. Inutile ricorrere alla foglia di fico del regolamento consiliare che è fermo lì. Quando si è intervenuti sul Regolamento sugli aspetti che riguardano chi assiste lo spettacolo del Consiglio dalla tribunetta, tutti si mossero per mettere dei paletti, adesso che siamo noi a doverci regolamentare qui dentro, si tira fuori di un Progetto di legge fermo da due legislature.

Comma 10. Progetto di legge “Modifiche e integrazioni alle norme in materia di sostegno allo sviluppo economico”

Alessandro Rizzo, Ssd, relatore di maggioranza:

Per iniziare, vorrei sottolineare come il clima costruttivo in Commissione III abbia facilitato il dialogo e consentito di approvare questo testo. Quando il confronto è sereno e i toni delle discussioni mantengono i giusti equilibri, risulta più facile osservare le critiche e raggiungere le sintesi. Questo clima di dialogo ha permesso l’accoglimento di alcuni emendamenti delle forze di opposizione che responsabilmente hanno indicato svariate proposte.

Obiettivi del Pdl.

Il progetto di legge contiene alcuni interventi ritenuti prioritari dalla coalizione Adesso.sm e resi noti già prima delle elezioni nel programma di governo per i primi 6 mesi di legislatura. Tre in particolare meritano menzione: 1) dare alle imprese la possibilità di assumere la persona che si ritiene più idonea, definendo un quadro di incentivi e disincentivi che favoriscano l’assunzione di lavoratori residenti e di categorie “deboli”; 2) lo sviluppo di un piano di incentivazione fiscale e contributiva per le imprese già esistenti, legata ai comportamenti virtuosi (occupazione interna, investimenti in ricerca e sviluppo, innovazioni in campo ambientale ed energetico..); 3) creazione di una forma di residenza senza costi per il welfare pubblico, dedicata anche ai piccoli nvestitori che aprono un’impresa a San Marino e occupano lavoratori residenti in territorio.

Liberalizzazione del mercato del lavoro: rispetto questo tema, il Pdl pone in essere importanti cambiamenti, in particolari agli articoli 2 e 5 che consentono alle imprese l’assunzione nominativa dei lavoratori non iscritti alle liste di avviamento al lavoro, così come avviene già per gli iscritti, semplificandone le procedure. In tal senso si introduce la possibilità per le aziende di assumere con facilità la persona che si ritiene più idonea per poter sviluppare la propria attività (…). Con il testo licenziato in Commissione si è sancito il doppio binario per l’assunzione di personale da parte della aziende. Ai tavoli di confronto con le associazioni di categoria è emersa infatti l’esigenza di avere sì più libertà e fluidità nella possibilità di assumere personale non sammarinese, senza che questo si trasformi in un aggravio dei costi del lavoro qualora non fosse possibile reperire una determinata figura professionale nelle liste. Il Segretario e la maggioranza hanno convenuto di modificare il testo depositato in prima lettura, nel quale si disponeva che si sarebbe applicata un’aliquota aggiuntiva del 7% per ogni assunzione di personale non residente, qualora l’azienda non avesse superato la soglia del 35% di frontalieri sul totale delle forza lavoro. Con l’introduzione del doppio binario si è trovata la perfetta sintesi tra quanti chiedevano maggiore libertà nelle assunzioni e quanti vogliono tutelare i disoccupati iscritti alle liste di avviamento al lavoro, (…)

Il titolo II all’articolo 11 disciplina le residenze per investimenti economici. Tale articolo rappresenta un passo cruciale fatto verso la dimensione di un paese più attrattivo e ospitale (…)

L’articolo 3 prevede incentivi fiscali per aziende che hanno comportamenti virtuosi (..). Il titolo V della norma vuole essere una risposta a un altro punto importante del programma di governo dei primi 6 mesi di Adesso.sm, ovvero quello di rendere crescenti nel tempo gli incentivi all’occupazione per premiare anche economicamente quelle imprese che investono sul lavoratore nel corso degli anni, eliminando la discriminazione tra i lavoratori che godono di ammortizzatori sociali e coloro che non ne beneficiano (…). Com l’aticolo 32 del titolo VI si istituisce il registro degli immobili ad uso produttivo per favorire l’incontro tra domanda e offerta e agevolare gli investitori.

Conclusioni: Tutti gli sforzi spesi in questo disposto normativo vanno nella direzione di un rilancio economico basato sull’incontro tra investitori e forza lavoro. L’intendimento del governo è quello di rendere la nostra Repubblica un luogo ameno agli investitori e in grado di supportare le attività già radicate in territorio , sburocratizzando e sciogliendo i troppi lacci che legano e imbrigliano il mercato del lavoro.

Francesco Mussoni, Pdcs, relatore di minoranza:

A nome di tutti i gruppi di opposizione che hanno dedicato tempo alle modifiche insieme alla Segreteria, ala luce dal fatto che il Segretario all’Industria ha consegnato il testo di un decreto delegato di 18 pagine alle ore 13, considerando che è una bozza, che c’è stato un incontro con sindacati e che ci sono posizioni dei sindacati e di Anis che chiedono di intervenire, noi vorremmo fosse esaminata con attenzione e serietà da parte della Segreteria la possibilità di sospendere il comma e dare la possibilità di esaminare il decreto delegato che interverrà in modo puntuale sugli articoli della legge che, a seguito del decreto, assumerà una portata diversa. (dopo una pausa di 10 minuti, il relatore procede alla lettura della relazione di minoranza).

‘In premessa è opportuno sottolineare con dal punto di vista formale il confronto fra maggioranza ed opposizione sia stato improntato da una collaborazione sia durante i lavori della commissione consiliare permanente sia nei momenti di confronto preparatorio al progetto di legge.

Dal punto di vista del metodo quindi si deve evidenziare una conduzione dei lavori connotata dal confronto politico. Confronto che va sottolineato è stato più formale che sostanziale. Infatti il progetto di legge non registra l’accoglimento di numerose proposte, salvo alcuni articoli modifiche, presentate sia prima sia durante i lavori della Commissione Consiliare.

Il progetto di legge, va registrato, ha raccolto in via sempre più preoccupante una serie di posizioni di forte e chiara disapprovazione sia da parte della gran parte delle associazioni datoriali che da quelle sindacali, di fatto registrando uno scollamento fra coloro che rappresentano il mondo del lavoro e dell’impresa e i contenuti, l’impostazione e l’azione portata avanti dalla Segreteria di Stato all’Industria e dalla maggioranza politica che supporta il governo.

E’ necessario sottolineare ciò perché il progetto che sulla carta ha l’obiettivo di dare impulso all’economia e di sostenere lo sviluppo dell’occupazione pare nelle premesse, e salvo prova contraria, non raggiungere la condivisione politica e sociale necessaria, elemento necessario per un clima di fiducia e di rappresentatività che supporti la fiducia delle imprese e la crescita dell’occupazione e dell’economia.

Il progetto di legge è pieno di rimandi alla decretazione delegata, con una significativa riduzione delle funzioni del Consiglio e della commissione consiliare permanente, relegando le opposizioni all’esercizio del loro ruolo dialettico praticamente nella sola sede della ratifica Consiliare.

Il progetto di legge registra una impostazione ancorata alla legislazione corrente, integra, modifica, spesso complica norme esistenti, mancando di un respiro legislativo innovativo, sia nella forma che nei contenuti, che sulla carta è stato tanto conclamato dalla segreteria all’Industria e in senso più ampio dalla maggioranza.

Si registra anzi l’assenza di innovazione, salvo alcune norme proposte da associazioni datoriali e sindacali e dall’opposizione. Manca una visione diversa dell’impostazione da dare al sistema delle regole ed all’economia.

In un Paese che per effetto delle regole di trasparenza introdotte negli anni, di recepimento via via più significativo di standard internazionali e di principi e regole del mercato internazionale, ci si aspettava una proposta meno legata alla burocrazia, meno legata a regole che saranno sempre meno comprese ed accettate da nuovi investitori, ci si aspettava maggiore coerenza nell’adozione di un apertura del sistema economico vera, non condizionata da eccessivi balzelli burocratici e restrizioni, secondo una impostazione politica che sulla carta fa la scelta ma che nella realtà la limita o non la fa affatto.

Il progetto introduce nuovi incentivi economici, sbagliando perché elargiti tendenzialmente a pioggia, sulla base di un requisito formale dell’impresa più che sulla base di un risultato economico, mancano previsioni di costo sull’impatto di questi incentivi, mancano dati previsionali in genere che supportino la consapevolezza dell’economia politica dell’intervento.

Il progetto di legge genera un innalzamento del costo del lavoro. Per alcuni aspetti acuisce la distinzione e la disuguaglianza fra categorie di lavoratori, in una linea non coerente rispetto al percorso di recepimento che il nostro ordinamento si appresta a svolgere, anche in materia di diritti dei lavoratori e di diritti delle persone, per effetto dei percorsi di recepimento dell’acquis comunitario dovuti al percorso di associazione con la UE. Non affronta il tema del rapporto, non paritetico, fra lavoro pubblico e privato che sarebbero alla base di una valutazione moderna del mondo del lavoro, in termini economici e di accesso e di uscita dal mondo del lavoro.

Il progetto di legge accoglie una apertura alla possibilità di insediamento nel territorio della Repubblica. La consideriamo una scelta politica importante, con distinguo di vedute nella minoranza anche in sede di Commissione, effettuata a metà poiché le norme ed meccanismi sembrano di lenta e difficile applicazione. L’intervento che mira a supportare il settore edile, immobiliare e delle piccole e medie imprese artigiane e di servizi del settore temiamo non darà quel segnale di spinta necessario. L’intervento così come formulato denota ancora una resistenza culturale all’apertura del paese a nuovi investimenti, a nuovi imprenditori e famiglie che stabiliscono i loro interessi a San marino. Alcune forze di minoranza hanno sostenuto norme più semplici e più di diretta applicazione, alcuni aspetti sono stati recepiti, auspichiamo che le norme così come formulate nel progetto si rivelino più applicabili e più interessanti di quanto ad oggi ci appare.

La relazione non vuole entrare sui singoli articoli, perché numerosissimi sono stati gli emendamenti aggiuntivi, modificativi ed abrogativi dei commissari e delle forze politiche di minoranze.

Il progetto di legge, per onor del vero, che si accinge alla seconda lettura contiene anche norme su cui si è trovata una adeguata sintesi, frutto di dibattito sia in commissione che in sedi istituzionali, e quindi recepisce aspetti tecnici suggeriti dalle minoranze, per onor del vero su norme di rilevanza non sempre strategica, ma che conferma, come si diceva all’inizio, il lavoro svolto nelle sede politica.

Andrea Zafferani, segretario di Stato per l’Industria, il Commercio, l’Artigianato e per il Lavoro

Vorrei ringraziare tutti- sindacati, categorie, opposizioni- per il confronto proficuo di questi mesi, il testo è cambiato molto dalla prima lettura, ma lo considero una cosa positiva, perché accogliere i consigli di opposizioni e attori sociali lo consideriamo fondamentale. Abbiamo tenuto molte riunioni a ascoltato tante critiche- come normale che sia quando si interviene su contenuti consolidati- abbiamo potuto accogliere tante proposte e diversi emendamenti dell’opposizione, molti elementi del Pdl della Dc in alcuni casi sono stati presi esattamente come proposti. E’ una cosa che dovrebbe essere normale, accogliere contenuti positivi, in sistemi democratici, ma che in passato si è ricorso molto poco in quest’Aula a questo modo di procedere. Si è creato quindi un testo sicuramente migliore di quello iniziale. Certamente si può sempre vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Riferendomi a uno dei tanti rilievi ricevuti in questi mesi, dalle associazioni sindacali, sulla parificazione delle condizioni rapporto di lavoro tra frontalieri e sammarinesi- cosa che il sindacato chiedeva da tempo e che questa legge sancisce- penso che questo aspetto possa essere rivendicato come una grande conquista oppure trattata come una cosa scontata, sottolineando le critiche residue. Divergenze di vedute possono esservi, ma se rientrano in un lavoro proficuo. Specifico che non tutte le politiche per lo sviluppo nel Paese sono contenute in questo progetto di legge, dal mio punto di vista è ovvio. I prossimi interventi saranno legati alla creazione dello sportello unico per le imprese e all’agenzia di sviluppo economico, alla sburocratizzazione. Ma non sarà tutto qua. C’è anche l’intenzione per esempio di incentivare start up innovative, semplificare la concessione delle licenze etc.. di lavoro ce n’è tanto ancora da fare. Da qui iniziamo, con alcuni interventi importanti e ritenuti prioritari dalla coalizione Adesso.sm, come cinque punti del programma d’urgenza. 1) definire il quadro di incentivi per l’assunzione di lavoratori residenti e considerati soggetti deboli. Sono quindi rivisti incentivi per l’incremento di occupazione, per renderli più accessibili anche a piccole e medie imprese. 2) Nel Titolo III ci sono norme che favoriscono investimenti per ampliamenti produttivi e macchinari tecnologici 3) E’ introdotto la residenza per motivi economici che consente certezza di regole anche per i piccoli imprenditori che assumono almeno 3 sammarinesi e facciano un investimento immobiliare in territorio, uscendo dalla discrezionalità della Commissione esteri e senza costo aggiuntivo per lo Stato, perché welfare e servizi saranno a loro carico. E’ dunque un passo importante per aprire il Paese a nuovi investitori. Grazie al contributo della Dc si è introdotto il permesso di soggiorno per motivi imprenditoriali e rivisto così il decreto sviluppo del 2014. Ovviamente dovremo lavorare per un Testo unico sulle residenze, dando organicità alle norme. Quindi ci sono incentivi che mettono sullo stesso piano lavoratori con e senza ammortizzatori sociali, nel titolo 5 che rivede incentivi riducendoli, ma estendendoli a più lavoratori. E rendendoli crescenti nel tempo, sfavorendo il turn over, e ancora si offre la possibilità di avviare un’impresa mantenendo in part time la propria occupazione.

Teodoro Lonfernini, Pdcs

Parto dal presupposto che non c’era alcuna strategia da parte del consigliere Mussoni nel chiedere tempo per esaminare un decreto legge arrivato non più tardi di due ore fa.

L’hanno detto Anis, Ius- tutte le associazioni di categoria, eccetto Osla- se questo è il testo di legge ed è un buon lavoro, un buon metodo, lei Segretario disconosce e dimentica quanto sostenuto nelle legislature precedenti. Si ricorda quando a noi diceva ‘come si fa a portare testi così disorganici’ che rimandano a decreti attuativi, come si fa a fare testi incomprensibili per gli operatori?’. Lei invece oggi porta in seconda lettura, non solo un testo diverso dalla prima lettura, ma un testo complesso che gli operatori stessi- che lei invita a San Marino- per farselo spiegare devono per forza avvalersi di tecnici. Se questa è la filosofia per un nuovo sviluppo posso essere io limitato… Quando lei richiama il primo decreto delegato, come può pretendere che noi facciamo un buon lavoro, in Aula, se ce lo manda alle 13 e chiede la nostra collaborazione? Dove è la trasparenza? In commissione il Pdcs aveva presentato un Pdl a margine del suo, in continuità con la legislatura precedente, e quella condivisione e trasparenza auspicata, non si è verificata. Non basta qualche incontro in Segreteria per avere piena condivisione su un progetto che riguarda lo sviluppo di tutto il Paese, non solo della sua parte di Paese.

Lei ha introdotto norme sul mercato del lavoro peggiorativoe, ha eliminato i vantaggi raggiunti, portato al 7% di aumento del costo lavoro, non è così che si aiuta il sistema. Se avesse lavorato in maniera più condivisa e trasparente, sono convinto che il suo lavoro difficile e intenso sarebbe stato apprezzato da quei soggetti del cui sostengo ha bisogno. Diversamente rimane il lavoro che lei ha compiuto con forza, ma in una circostanza molto unilaterale e, se avrà sfortuna, ne pagheremo le spese come sistema paese.

Fabrizio Perotto, Rf

Questo Pdl ha la presunzione di essere una valida base di partenza per far ripartire il nostro Paese verso una cultura diversa del lavoro che porta soldi facilmente e dalle fake-economie che l’hanno fatta da padrone nel nostro paese dagli ultimi decennio. Il mio ringraziamento al Segretario di Stato Zafferai per la determinazione con cui si è battuto in questi mesi, nonostante i pesi sui diversi fronti, è stato un buon ascoltatore.

Alessandro Bevitori, Ssd

Questa legge è una vera conquista sociale. Finalmente si mette fine alla discrezionalità all’interno delle aziende alla disparità di trattamento tra dipendenti sammarinesi e frontalieri, a svantaggio di questi che non potevano andare a tempo indeterminato e venivano sfruttati e ricattati e questo andava a svantaggio degli stessi sammarinesi perché l’imprenditore preferiva il trattamento riservato ai frontalieri. Tranquillizzo il consigliere Mussoni sul riequilibrio della cassa ammortizzatori sociali: avremo solo vantaggi. Le leggi precedenti consentivano una serie di distorsioni e consentiano un eccessivo rimborso, spesso colto in modo negativo, ai danni delle casse pubbliche. Questa legge sarà virtuosa anche sotto questo aspetto. Ringrazio le opposizioni che in Commissione hanno avuto atteggiamento positivo, ma davanti ai microfoni le cose da dire cambiano.

Marco Gatti, Pdcs

Non entro nel merito singoli aspetti che affronteremo durante esame dell’articolato. Ma farò considerazioni politiche. E’ vero che il Segretario non si è sottratto a una serie di incontri con opposizioni e categorie che hanno contribuito al Pdl, ma questo è un testo che ha un vizio di fondo. Anche in passato dalle opposizioni si diceva sempre che il confronto non era sufficiente, mi riferisco a C10 stesso, che faceva del confronto il proprio cavallo di battaglia. Allora mi viene da dire che noi come partito eravamo avanti rispetto all’attuale confronto. Questo Pdl è nato con imprenditori e sindacati che stavano tutti dalla stessa parte e continueranno a stare così per un pdl che non ha trovato un punto di sintesi tra sindacati e associazioni che restano contrari, nonostante portatori di interessi opposti. L’errore è stato quello di non partire da un confronto preliminare sulle linee di indirizzo del progetto di legge, come fu fatto invece per la riforma fiscale. Sappiamo tutti che la manodopera esistente in Repubblica non corrisponde alle esigenze delle imprese produttive che con questo provvedimento mettiamo in crisi. Non si saprà dire poi a chi verrà quale sarà il costo del lavoro in modo stabile, perché varierà. E’ stato introdotto poi un secondo binario per le assunzioni perché, ci si è resi conto che l’aumento del costo del lavoro importante sarebbe stato impossibile da sostenere, ma questo doppio binario sarà oggetto di contenzioso perché ci sono imprenditori seri, ma anche chi proverà ad utilizzare queste norme in modo distorto, e gli uffici dovranno aumentare i controlli e aumenteranno i costi. Sarà tutto un contenzioso. Anche questo aspetto sarebbe dovuto essere ponderato meglio.

Marco Podeschi, segretario di Stato per l’Istruzione

A Gatti ricordo che per la legge fiscale il confronto non ci fu proprio nei suoi termini. Sulla legge per lo sviluppo ricordo che, quando fu posta all’attenzione della politica, la maggioranza di allora aveva concrete speranze di dare un rilancio al Paese dopo anni di recessione. Purtroppo quella legge non ha dato i risultati sperati. Io ero all’opposizione, ma le residenze concesse furono pochissime, i settori citati in quella legge, come l’audiovisivo, non sono mai decollati. In questa legge c’è una serie di interventi che tentano di dare concretezza a quella legge che non ha invece sortito l’effetto sperato e non ha attivato imprese per dare un effettivo rilancio alla nostra economia. Ci sono poi argomenti, come i conti on line, per il settore bancario, che consentono la possibilità di aprire conti on line ai nostri istituti, Molto importanti poi gli incentivi per l’internazionalizzazione.

Denise Bronzetti, Ps

C’è una confusione terribile nei meccanismi di conteggio per capire il costo del lavoro, in base a quanti frontalieri per azienda, così come nella definizione del calcolo macchinoso per gli incentivi a seguito dell’assunzione di lavoratori dalle liste avviamento al lavoro..i meccanismi sono complessi e si sommano anche a quanto sosteneva il collega Gatti, ovvero che attualmente l’ufficio del lavoro non ha le risorse numeriche necessarie per riuscire nelle tempistiche della legge a dare risposte alle aziende. Serviva poi coraggio fino in fondo, non fermarsi a metà: se a monte c’era la scelta di liberalizzare il mercato del lavoro, avrei preferito non ci fosse alcun balzello dell’aumento del costo dell’assunzione dei frontalieri.

Poi la certificazione delle competenze deve essere prevista per legge, con meccanismi precisi. E ancora: cerchiamo di innalzare le competenze professionali dei nostri giovani e gli diciamo di andare nel nostro Cfp? Chi va fuori avrà meno meriti di chi sta comodamente vicino casa? La sua legge non gira per niente. Va esattamente nella direzione opposta rispetto all’incremento dell’occupazione e della sua qualità così come allosviluppo aziendale.

Margherita Amici, Rf

Questo Pdl costituisce un passaggio importante sulla strada dello sviluppo economico del Paese. Ma non possiamo illuderci che una singola legge si possa risolvere problemi che oggi hanno raggiunto lo stadio della cancrena, prima di tutto quelli assunti nella fase assunzioni del personale. Il vero discrimine non è mai una legge, nel settore dello sviluppo economico l’aspetto dirimente è sempre il capitale umano. Le risorse umane restano le medesime, non cambiano con un atto normativo e qui urge più una riforma culturale del paese. Si è perso di vista il rapporto di lavoro visto oggi solo come ‘do ut des’. E’ invece un elemento di una realtà più grande, una realtà aziendale in cui un lavoratore entra non come numero, ma come risorsa da valorizzare. Abbiamo con questa legge posto le condizioni per questo approccio.

Iro Belluzzi, Psd

Si registrano tanti stravolgimenti nella norma dalla prima alla seconda lettura, diamo merito al Segretario del confronto con parti sociali e categorie che però non ha centrato l’obiettivo di portare in Aula una norma in grado di dare le risposte richieste da mondo imprenditoriale e sindacale. Giovevì scorso i sindacati chiesero il rinvio dell’esame della legge per consentire l’esame dei decreti attuativi che paiono dare pesantezza ulteriore alla norma. Andiamo quindi ad approvare il testo quasi a scatola vuota. Condivido alcune posizioni del segretario Podeschi, è vero non si incentiva lo sviluppo con le leggi, probabilmente però si agevola. D’accordo con Amici che bisogna costruire competenze per i nostri cittadini, ma non è possibile siano incentivati solo i disoccupati che escono dal Centro di formazione professionale. Questa legge non genererà lo sviluppo auspicato ma altra burocrazia all’intero del mercato del lavoro.

Luca Santolini, C10

Dall’inizio della crisi i governi che si sono succeduti hanno provato a incentivare l’arrivo di nuove imprese in territorio. Ci sono stati il Decreto Mussoni e la legge Sviluppo: il decreto mirava liberalizzare mercato del lavoro, oltre a introdurre incentivi che hanno portato a distorsioni. La Legge sviluppo si concentrava sulle dimensioni delle imprese per attirarle in territorio e ridurre il numeri dei disoccupati, conteneva incentivi molto forti distribuiti un po’ a pioggia per aziende che assumevano un certo numeri di dipendenti e facevano fideiussone. Il decreto Mussoni ha il merito di aver affrontato il tema della liberalizzazione ma ha creato una serie di distorsioni, alzando per esempio il turn over, e su di esso è intervenuto anche il decreto Belluzzi. Ad ogni modo, entrambi gli interventi non hanno portato i numeri sperati. Posso affermare che chi accusava Zafferani di andare avanti a testa bassa non ricercando il confronto sosteneva il falso. A Gatti ricordo che la riforma Igr ha portato in piazza 5 mila persone. Ho registrato un cambio di atteggiamenti- per fortuna solo da parte di qualcuno- rispetto ai lavori in commissioni E questo mi ha deluso un po’. E’ una legge che si pone in continuità, cercando di portare avanti elementi per lo sviluppo. Non dobbiamo pensare però che, una volta approvata, il lavoro sia finito. E’ però il primo grande tassello di un percorso che porteremo avanti i tutta la legislatura.

19 settembre 2017

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»

DIRE
facebooktwitteryoutubelinkedIn instagram

DIRE.it – Documenti Informazione REsoconti dal 1988