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Myanmar, Aung San Suu Kyi: “Invitiamo ispettori Onu, si a ritorno Rohingya”


ROMA – “Accesso completo in Myanmar senza ulteriori ostacoli”. Questa la richiesta espressa stamani dagli osservatori dell’Alto commissariato Onu per i diritti umani (Unhchr), riuniti nel loro quartier generale di Ginevra, indirizzata al governo birmano. Motivo della visita degli esperti Onu, “la grave crisi umanitaria” che sta colpendo la minoranza etnica dei rohingya.

“E’ importante che ci sia data la possibilità di vedere coi nostri occhi il luogo in cui le presunte violazioni si sono verificate, nonché di poter parlare direttamente con le persone coinvolte e con le autorità” ha detto Marzuki Darusman, a capo della missione incaricata di far luce su quanto sta avvenendo nel Paese asiatico, e di consegnare un rapporto entro marzo 2018. “Colgo quindi l’occasione per reiterare tale richiesta, affinché il governo birmano ci accordi la sua atuorizzazione ad entrare nel Paese”. Nei mesi scorsi le autorità si sono infatti sempre rifiutate, generando critiche non solo in sede Onu.

Intanto oggi la leader birmana Aung San Suu Kyi ha rotto il silenzio sulla crisi nello Stato di Rakhine, così come la comunità internazionale attendeva da tempo. Suu Kyi si è detta “pronta” a organizzare il ritorno dei circa 400mila rohingya fuggiti in Bangladesh dalle violenze dell’esercito, tuttavia non ha proposto soluzioni concrete per porre fine a quella che l’Onu ha definito una “pulizia etica”. Quindi la leader birmana, Premio Nobel per la pace, ha acconsentito all’ingresso degli osservatori internazionali: “Vi invitiamo a venire qui” ha detto. “Venite a parlare con noi”.

Secondo la commissione per il Myanmar dell’Unhchr, oltre 20 villaggi rohingya nello Stato di Rakhine si sarebbero “completamente svuotati”, come effetto dei bombardamenti dell’esercito di fine agosto.

19 settembre 2017

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