Campania

Le due mamme di Sveva e quei viaggi all’estero per la fecondazione

NAPOLI – Sveva ha 15 giorni. E’ nata il 4 luglio 2018 e per due settimane l’anagrafe italiana le ha riconosciuto un solo genitore. La sua ‘prima mamma’, Gaia, era già in attesa della piccola quando ad aprile riuscì finalmente ad unirsi civilmente ad Ilaria, oggi sua moglie, a due anni dall’approvazione della legge Cirinnà.

Siamo state insieme per 7 anni e poi abbiamo deciso di fare questo passo importante”, racconta Gaia alla Dire. “Succede come per gli etero: scegli di unirti civilmente per avere più diritti e più tutele. L’abbiamo fatto soprattutto per la bambina, per la nostra Sveva, con la speranza che un giorno anche lo Stato si accorgesse che io non sono il suo unico genitore. Ma lo è anche Ilaria”.

Per riuscire ad avere un figlio, le due compagne hanno dovuto affrontare diversi viaggi in giro per l’Europa, costosi ed estenuanti. “E’ uno stress continuo, fisico e psicologico, a cui nessuna coppia che vuole avere un bambino dovrebbe sottoporsi. Però, oggi in Europa la fecondazione eterologa per coppie gay è consentita praticamente ovunque. Trovo stupido far guadagnare tanto la Spagna, la Francia e moltissimi altri Paesi dove ci sono centinaia di cliniche iper specializzate. L’Italia è indietro anni luce“.

Oggi anche Ilaria, la ‘seconda mamma’ di Sveva, ha potuto riconoscere ufficialmente sua figlia: nell’atto di nascita della piccola, infatti, da questa mattina non compare soltanto il nome della donna che l’ha messa al mondo, ma anche quello della sua ‘seconda mamma’.

Decidere di avere un figlio non è stato facile – dice Gaia -. Siamo in un momento storico e politico nel quale certi diritti non vengono riconosciuti e, su altri, si tentano dei passi indietro. Temiamo, ad esempio, che il governo giallo-verde possa provare ad annullare quello che stanno facendo i sindaci di tante città italiane che stanno portando avanti una vera rivoluzione in tema di diritti civili. Mi riferisco soprattutto al ministro della Famiglia, Lorenzo Fontana“.

Da oggi Sveva, Gaia e Ilaria sono ufficialmente una famiglia. Vivono insieme a Napoli, la città dove le due mogli si sono incontrate, conosciute e unite civilmente. “Se abbiamo paura delle discriminazioni? Dicevano la stessa cosa prima dell’approvazione della legge sul divorzio. E’ la mancanza di una legge a creare la discriminazione“.

Non ha paura delle discriminazioni neanche Edy, che si definisce “una nonna arcobaleno molto felice“. “Ho dato sempre il massimo sostegno a mia figlia e alla sua compagna. E’ una scelta d’amore. Da 15 giorni – dice – ho una responsabilità immensa: quella di essere nonna di Sveva, una bambina bellissima”.

Di fianco al passeggino della piccola c’è una sedia su cui siede Luca. Ha quasi 3 anni e va a scuola da quando aveva poco più di dodici mesi. Anche a lui, da oggi, lo Stato italiano riconosce due genitori, due papà, Fabio e Leonardo. “Il riconoscimento della nostra genitorialità è un atto importantissimo. Nostro figlio – dicono – va a scuola da due anni e tutti e tre siamo accolti in maniera stupenda. La politica deve prenderne atto perché la società è già pronta“.

19 luglio 2018
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