Bonafede, Pd lancia hashtag #malafede. Lui: "Niente da riferire, presentare persona non è reato"

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Bonafede, Pd lancia hashtag #malafede. Lui: “Niente da riferire, presentare persona non è reato”

ROMA – La ritrosia del ministro Alfonso Bonafede a dare spiegazioni in aula sull’inchiesta che ha travolto il progetto per la realizzazione dello stadio della Roma e sui suoi rapporti con l’avvocato Luca Lanzalone (che è tra gli arrestati) sta facendo infuriare tutti nel Partito democratico. A maggior ragione dopo che ieri sera il ministro della Giustizia (il cui nome compare nelle intercettazioni dell’indagine) non si è sottratto a un’intervista a Otto e mezzo su La 7. Qualcuno parla di ‘ministro in fuga‘, qualcuno lo accusa di essere arrogante e di non avere rispetto nei confronti del Parlamento. Alcuni senatori Pd, addirittura, questa mattina hanno lanciato l’hashtag #malafede. A gran voce, poi, si chiede l’intervento dei presidenti delle Camere, Roberto Fico e Maria Elisabetta Alberti Casellati.

“PRESENTARE UNA PERSONA NON E’ REATO”

Lui, dal canto suo, conferma anche oggi l’intenzione di non presentarsi in parlamento sul punto. “Io non ho nulla da chiarire, a meno che presentare una persona non sia diventato reato– aggiunge-. I ‘grandi statisti’ che mi citano sanno bene che i ministri vengono chiamati in causa per gli atti compiuti nella loro attività ministeriale, la scorsa legislatura ce ne sono stati tanti: dalla Cancellieri, alla Boschi, passando per Lupi oltre il caso della Guidi”.

E a Matteo Renzi, che lo invita alla trasparenza facendo ironia sulla webcam agitata anni fa da Bonafede in Comune a Firenze, il ministro della Giustizia risponde: “Guardasse al suo interno, a partire dall’assessore regionale del Pd arrestato o ai finanziamenti ricevuti da Parnasi”.

BONAFEDE: “NON SAPREI COSA RIFERIRE, NON HO NIENTE DA CHIARIRE”

Non saprei su cosa riferire, nè come parlamentare, nè come ministro”. Così il Guardasigilli Alfonso Bonafede, ieri sera a Otto e mezzo, alla domanda se avesse intenzione di andare a riferire in Parlamento sulla vicenda dello stadio della Roma. “Non ho niente da chiarire, ho letto ricostruzioni fantasiose sul mio silenzio, che è dovuto solo al fatto che questa inchiesta non ha nulla a che vedere con me“, aggiunge.

“Lanzalone lo ha scelto Raggi”

Quanto a Raggi, “Lanzalone? Lo ha scelto la sindaca Raggi. Gliel’ho presentato io insieme a Fraccaro. Siccome conoscevo un bravo avvocato l’ho presentato e lei, come sindaca, ha ritenuto di avvalersene”.

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Dopo le ultime affermazioni di Alfonso Bonafede i senatori del Pd insistono sulla necessita che il ministro della Giustizia vada a riferire in aula a Palazzo Madama. E in rete lo attaccano lanciando l’hashtag #malafede. Ecco alcuni esempi. Nadia Ginetti su Facebook: “Abbiamo chiesto al ministro Bonafede di riferire in Senato rispetto al suo rapporto con Lanzalone e la vicenda consulenze/ stadio di Roma…. ma con sgarbo istituzionale ritiene di non aver nulla da riferire e va in Tv…. trasparenza è sempre soprattutto se non ha nulla da nascondere … #malafede”.

Ernesto Magorno su Twitter: “Più che #Bonafede, vista la sua mancanza di rispetto verso le istituzioni e verso i cittadini, il ministro della Giustizia può essere chiamato il Ministro #malafede. Presidenti #Fico e #Casellati intervengano su questa vicenda”.

Francesco Giacobbe su Twitter: “Rispetto delle istituzioni? Solo quando conviene. Il ministro #Bonafede rifiuta di riferire in parlamento per chiarire i rapporti con #Lanzalone. E’ mancanza di rispetto delle istituzioni…. o forse ha paura….. #Malafede”.

Astorre: Bonafede irrispettoso del Parlamento

“Il Ministro della giustizia Bonafede a Otto e Mezzo ha dichiarato: ‘qualcuno starnazza e dice che dovrei andare in Parlamento‘, aggiungendo che non ha nulla da riferire alle Camere. Mai vista tanta insolenza e sfrontatezza. Irrispettoso verso il Parlamento e una sottrazione del governo alle sue responsabilità”. Lo dice Bruno Astorre, senatore Pd.

Parrini: Bonafede ministro in fuga

“Prima di diventare ministro, Alfonso Bonafede si atteggiava a campione di trasparenza e di centralità del Parlamento. Oggi è un uomo in fuga dalla nostra richiesta di chiarire in Senato i suoi rapporti con Lanzalone. Ministro la smetta di scappare. Malafede” Lo scrive su Twitter il senatore del Pd Dario Parrini.

Biti: Bonafede venga in Parlamento a chiarire

“Quando era a Firenze ed era Bonafede, chiedeva trasparenza girando con la webcam. Ora che la trasparenza la chiediamo noi in Parlamento, non si fa trovare. Ministro la aspettiamo in aula a chiarire su Lanzalone, anche senza webcam, almeno che non sia diventato Malafede”. Lo scrive su twitter la senatrice Pd Caterina Biti per chiedere al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede di venire in aula a spiegare il suo coinvolgimento nel recente scandalo sullo stadio di Roma.

Anzaldi: “Domande cui Bonafede deve rispondere in aula”

“Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede si rifiuta di venire in Aula a riferire sui suoi rapporti con l’avvocato Lanzalone, arrestato per sospetta corruzione, perché dice di non avere nulla da chiarire. Un’arroganza e una totale mancanza di rispetto nei confronti del Parlamento che non si era mai vista: come fanno i presidenti Casellati e Fico ad accettare un atteggiamento del genere senza difendere le prerogative parlamentari? Bonafede, tirato in ballo più volte nelle intercettazioni, deve spiegare se il ministero della Giustizia è stato infiltrato da chi è indagato per corruzione e quali sono i suoi rapporti con gli indagati, altro che nulla da chiarire”. Lo scrive su facebook il deputato del Partito democratico Michele Anzaldi.

Cinque le questioni da chiarire

“Visto che Bonafede– prosegue Anzaldi- fa finta di non sapere nulla del caso Lanzalone, proviamo a rinfrescargli la memoria. Ecco le cinque questioni che deve chiarire: 1. Nelle intercettazioni della Procura, uno dei partner di Lanzalone, l’avvocato Luciano Costantini, che sarebbe stato remunerato con incarichi e utilità grazie al lavoro che Lanzalone e il suo studio hanno portato avanti per la Giunta M5s sullo Stadio e altre questioni, dice che sarebbe in predicato di venire assunto da Bonafede al Ministero. Ecco il brogliaccio: ‘Luciano Costantini afferma che Alfonso (il ministro della Giustizia, Bonafede, ndr) gli ha detto che vorrebbe portarlo ovunque e aspetterà che gli indichi la posizione che vuole assumere. Luciano gli ha chiesto che cosa serve. Alfonso gli ha risposto che non ha ancora capito come funziona il ministero’. Risponde al vero? L’avvocato Costantini è stato preso al Ministero? Oppure ha fatto dei colloqui preliminari? Quali sono i rapporti tra Bonafede e Costantini? 2. Il ministro Bonafede ha mai parlato con l’avvocato Lanzalone dell’organizzazione interna del Ministero della Giustizia? Era realmente intenzionato a coinvolgere il suo studio legale negli incarichi ministeriali? 3. Nelle intercettazioni- prosegue ancora Anzaldi- l’avvocato Lanzalone dice di essere interessato alla presidenza di Cdp o alla nomina di commissario straordinario in qualche azienda o amministrazione straordinaria: ne ha mai parlato con il ministro Bonafede o con altri esponenti di governo? Che garanzie ci sono che la prossima tornata di nomine pubbliche non sia influenzata da fattori esterni o da persone coinvolte nell’inchiesta? 4. La sindaca Raggi ha riferito pubblicamente, e probabilmente anche ai magistrati, che sono stati i ministri Bonafede e Fraccaro a portare Lanzalone in Campidoglio, come referenti del Movimento 5 stelle per gli enti locali: è vero? Che tipo di rapporti ha avuto Bonafede con Lanzalone? Ci sono stati anche rapporti professionali? In che occasione l’ha conosciuto? 5. Il vicepremier e leader M5s Di Maio ha riferito in un’intervista ad Huffington Post che l’avvocato Lanzalone ha scritto il nuovo statuto M5s.

Perché un tecnico che si occupa di concordati preventivi, di municipalizzate e di procedure legate agli enti locali viene chiamato a scrivere un documento di partito? Quali sono i rapporti tra l’avvocato Lanzalone e il Movimento 5 stelle? Ci sono stati rapporti economici? E’ stato retribuito per aver scritto lo statuto, oppure la remunerazione erano incarichi in aziende pubbliche? Che ripercussioni possono esserci sul Governo, di cui M5s è parte numericamente preponderante esprimendo premier e vicepremier, tra gli altri? E’ opportuno che su queste questioni arrivino chiarimenti veri in Parlamento, prima ancora che con i magistrati”.

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19 giugno 2018
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