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Plusdotati, la mappa italiana dei ‘cervelloni’

ROMA – Da Camillo Golgi, scopritore dell’apparato cellulare che studiamo ancora oggi, al genetista ed ex professore di Harvard Mario Capecchi. Sono 20 i ‘cervelloni’ italiani che in poco più di 100 anni – il primo nel 1906, l’ultimo nel 2007 – si sono aggiudicati il premio Nobel, la massima onorificenza in campo scientifico, letterario, economico e umanitario. Persone che hanno apportato considerevoli benefici all’umanità e dotate di un’intelligenza fuori dal comune. Non solo uomini, tra i geni annoveriamo anche due donne, la scrittrice Grazia Deledda e la neurologa Rita Levi Montalcini.

Ignoti i punteggi relativi al loro quoziente intellettivo, ma è lecito sostenere si tratti di individui plusdotati, dotati cioè di un QI superiore a 130 punti, una soglia raggiunta solo dal 2% della popolazione mondiale.

L’INFOGRAFICA

 

LA MISURAZIONE

Ma come si calcola lo sviluppo cognitivo? Il parametro più usato è rappresentato dai numerosi test sviluppati per la misurazione del QI.

Il primo, la Scala Binet-Simon dei primi del ‘900, era indirizzato ai bambini e il suo scopo era quello di identificare gli alunni che avevano bisogno di un particolare aiuto nelle discipline scolastiche.

Il test appositamente realizzato per la popolazione adulta, invece, arrivò solo nel 1939. Ognuno di essi si rifà a una specifica teoria dell’intelligenza ed è costituito da prove che indagano diverse caratteristiche, come la memoria a breve termine, la conoscenza lessicale, la visualizzazione spaziale e la velocità di percezione. Alcuni hanno un tempo limite totale, altri ne hanno uno per ogni gruppo di problemi, e ve ne sono alcuni senza limiti di tempo, adatti a misurare valori di QI elevati.

I test più utilizzati in Italia sono le scale Wechsler per adulti (WAIS) e bambini (WISC e WPPSI). In base a queste misurazioni, si scopre che il QI medio ha valore 100, mentre sopra la soglia dei 120 una persona viene definita ad alto potenziale cognitivo (APC). Ma è sempre importante ricordare che il contesto ambientale è fondamentale per lo sviluppo e il mantenimento delle capacità, quindi la famiglia e la scuola svolgono un ruolo centrale per la reale espressione del potenziale.

L’ASSOCIAZIONE MENSA

A fornire un quadro completo sulla plusdotazione (giftedness) è l’associazione internazionale Mensa, il più antico “club” di persone con alto QI, presente in più di 100 Paesi con circa 120.000 aderenti di ogni età e professione.

Per farne parte bisogna completare un unico test, con la possibilità – in caso di esito negativo – di ripetere la prova sottoponendosi a domande completamente diverse.

Il modo per mettere a confronto i punteggi di test diversi è poi quello di convertirli in una graduatoria, o percentile, che indica la fascia di appartenenza.

Per diventare soci dell’organizzazione è necessario aver raggiunto o superato il 98° percentile, il che significa avere un’intelligenza comune solo al 2% della popolazione.

La sezione italiana del Mensa è composta da oltre 1.600 persone, scelte non perché abbiano idee in comune, ma per la loro capacità individuale di pensare da sé.

Essi sono quindi accettati in base a un criterio oggettivo: l’abilità a formulare concetti. Tra questi, spiccano i nomi del giornalista scientifico, esperto di sicurezza informatica (e molto altro ancora) Corrado Giustozzi, e di Giulio Base, attore e regista televisivo e teatrale, reduce da una recente e poco fortunata apparizione all’Isola dei Famosi.

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Osservando la provenienza territoriale dei soci del Mensa Italia si nota una netta prevalenza di affiliati al Nord rispetto alle regioni meridionali. Il motivo, come spiega il consigliere dell’organizzazione, Claudia Sessa, è duplice: “Da una parte la minor presenza di affiliati al Sud deriva dal numero nettamente più limitato di assistenti al test, concentrati soprattutto nel Lazio (dove c’è la sede centrale, ndr) e in Lombardia. Dall’altra le persone molto spesso decidono di fare il test senza poi pagare la quota associativa. Si sottopongono alle varie domande per curiosità e per conoscere il proprio QI, ma non vogliono poi entrare a far parte del Mensa. Una dinamica – conclude – presente soprattutto nel meridione”.

LA VALUTAZIONE AL CENTRO E AL SUD

Tuttavia, grazie agli screening gratuiti eseguiti nel centro e sud Italia dall’Istituto di Ortofonologia (Ido), in accordo con il Miur, è stato promossa un’attività di valutazione per individuare i bambini con un alto potenziale cognitivo. Un progetto nato grazie al crescente interesse del mondo scolastico nei confronti di una realtà ancora poco conosciuta.

Dal 2014 a oggi l’IdO di Roma ha contribuito a sensibilizzare sul tema oltre a 373 scuole del Centro-Sud Italia, raggiungendo più di 1.200 docenti.

Lo screening effettuato negli istituti interessati ha consentito di raccogliere oltre 1.000 segnalazioni di possibili alunni APC. Di questi circa il 52% si è effettivamente rilevato ad alto potenziale (QI≥120) e, come tali, necessitano di supporto dal punto di vista didattico, emotivo e sociale.

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Si caratterizzano infatti per una capacità di elaborazione analogica notevole, con modalità più rapide, una memoria a breve termine doppia rispetto agli “standard” e quella a lungo termine comunque molto al di sopra della media; si basano sull’intuizione, avendo la tendenza ad applicare delle soluzioni piuttosto che a spiegarle; utilizzano maggiormente l’emisfero destro, quello che tratta le informazioni in maniera globale e gestisce le emozioni, e non l’emisfero sinistro, che analizza e scompone le informazioni in maniera sequenziale.

Ed è proprio questo il punto da approfondire per cercare di aiutarli.

“I programmi scolastici e le modalità di insegnamento e di pensiero della maggior parte degli adulti di riferimento (genitori, insegnanti, educatori) seguono un sistema che può essere definito convergente o, per l’appunto, sequenziale. In questo scenario – spiega l’equipe dell’Ido – succede spesso che i bambini plusdotati non siano riconosciuti come tali, e che arrivino al clinico per le manifestazioni comportamentali che vengono a strutturarsi sulla disarmonia esistente”.

Queste manifestazioni, “se lette in ritardo o solo in senso sintomatico, possono creare grandi squilibri, portando questi bambini a sentirsi a disagio nei vari contesti e a non ottenere i risultati che si aspetterebbe da individui ‘tanto intelligenti’. Per prima cosa, quindi, con l’aiuto degli insegnanti – conclude l’IdO – bisognerebbe sfruttare questa loro conoscenza e sete di apprendimento a vantaggio della totalità degli alunni, valorizzando le loro doti e aiutandoli a sentirsi bene nella loro classe”.

di Niccolò Gaetani, giornalista professionista

19 maggio 2017
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