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L’ultimo saluto di Pannella: “L’erba cattiva non muore mai”

villa mercede pannella

ROMA – “Aveva un respiro profondo, sempre più profondo, ma era sereno, non soffriva. Poi, all’improvviso, si è spento”. Marco Pannella se n’è andato circondato dai suoi compagni radicali. Erano in cinque nella stanza di villa Mercede oggi, nel primo pomeriggio, quando il leader radicale è morto. Escono con gli occhi rossi, la voce bassa. E raccontano, non si sottraggono a telecamere e taccuini. “L’erba cattiva non muore mai”, ha ripetuto Pannella fino all’ultimo agli amici che sono rimasti con lui: Sergio D’Elia, Elisabetta Zamparutti, Rita Bernardini, Matteo Angioli, Laura Hart.

Un mese fa, raccontano, si era rivisto nei locali di via di Torre Argentina, la sede del partito dove domani notte si terrà una veglia in sua memoria. Anche lì, nelle storiche stanze a metà strada tra la Camera e il Senato, Pannella era apparso a tutti “molto sereno”. Stava affrontando la malattia a modo suo, senza rinunciare alle sigarette. Salvo una piccola svolta ‘salutista’: al posto delle amate Gauloises senza filtro, aveva cominciato a fumare delle sigarette col filtro. Due pacchetti al giorno, come sempre. In via Tagliamento si è radunata una folla di giornalisti e telecamere. Di politici non se ne sono visti. Salvo, appunto, i suoi amici radicali.

Emma Bonino ha scelto Radio radicale per salutare Pannella: la salute, dicono, non le ha permesso di venire. L’ex presidente della comunità ebraica Riccardo Pacifici è venuto a salutare “un maestro di vita. Non potrà mai essere cancellato il ricordo del 9 ottobre del 1982, il giorno dell’attentato alla sinagoga- ha raccontato- la reazione della comunità ebraica era di totale chiusura nei confronti delle istituzioni e del mondo politico. L’unico accolto con grande onore e affetto fu Pannella. Era l’unico che meritava di piangere con noi”. C’è anche qualche militante meno noto. Come Giuliana Graziani, che dice: “Marco era bello come il sole. Piaceva a tutte. Io l’ho conosciuto nel 1970, la mia prima tessera radicale è di quell’anno. Lui faceva comizi nella strada, sui marciapiedi, tra la gente. Professava la povertà come militanza”. Anche Rita Bernardini ricorda l’avvenenza di Pannella: “Lui non si capacitava del fatto che in tanti gli dicessero quanto era bello. Un giorno mi disse: ‘Mi sono guardato allo specchio, ma io proprio non mi vedo bello. Forse mi dicono bello perché sono buono’. Ecco, Marco era un uomo buono”.

di Antonio Bravetti, giornalista professionista

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