Arriva Res4Africa per elettrificare il Continente

africaROMA – Da Res4Med, acronimo di Renewable Energy Solutions for the Mediterranean, il network no profit creato nel 2012 che riunisci utilities, enti pubblici e centri di ricerca per promuovere le green tech e le rinnovabili nei Paesi del Sud e dell’Est del Mediterraneo, nasce Res4Africa, il nuovo progetto strategico che amplia “l’oggetto” geografico dell’associazione, “cogliendo la sfida che offre il continente africano in relazione alle sue potenzialità e opportunità di crescita nel settore delle energie rinnovabili”.

La presentazione oggi in occasione della conferenza annuale di Res4Med ‘Enhancing investments for clean tech solutions, beyond Mena towards Africa: challenges and opportunities’, oggi alla sede Enel di Roma. “L’Africa ha grandissime potenzialità” e “siamo molto presenti”, dice l’amministratore delegato e direttore generale Enel Green power Francesco Venturini, presidente Res4Med, “il continente africano e’ fondamentale per Italia ed Europa, sia per le enormi possibilita’ economica sia perche’ abbiamo un problema legato a flussi migratori importanti, e i problemi vanno risolti alla radice”. In Africa come Enel “abbiamo varie iniziative in corso e Res4Med è la parte associativa, con tanti soci italiani stiamo cercando di creare l’ambiente giusto per lavorare nei Paesi africani, visto che spesso manca la struttura necessaria”, dice Venturini. “Siamo molto attivi nelle microgrid, e ci attendiamo un forte supporto dell’Unione europea perché è un business complicato quello di costruire microreti in questi Paesi prendendosi tutto il rischio credito”, aggiunge, e “Res4Med ci permette di creare le basi per fare gli investimenti”.

L’Africa si trova oggi a dover fronteggiare la sfida dell’energia, la crescita della popolazione e il progresso economico generano un forte incremento nella domanda di elettricità. La quota di energie rinnovabili nel mix di generazione potrebbe raggiungere il 50% al 2030, segnalano da Enel Green power, l’idroelettrico e l’eolico potrebbero attestarsi sui 100 GigaWatt di capacità installata, seguiti dal solare con 70 GW, una crescita pari a dieci volte i livelli del 2013 che corrisponde a una riduzione delle emisisoni di CO2 di 310 milioni di tonnellate al 2030 (dati Irena). Il continente africano è ricco di risorse ma ha un limitato accesso all’energia. Dal 2000 la domanda energetica nella regione Sub-Sahariana ha fatto segnare un incremento del 45%, il 4% del totale mondiale ma per una popolazione che è il 13% di quella globale. Escluso il Sudafrica la media dei consumi si attesta intorno ai 162 kiloWattora procapite per anno a fronte di una media globale di 7mila kWh. Per fare un esempio, un abitante della Tanzania impiega otto anni a consumare l’elettricità che un americano consuma in un mese. A fronte di questo gap, l’Agenzia internazionale dell’energia stima che gli investimenti nella fornitura di energia nei prossimi anni si attesteranno a circa 110 miliardi di dollari l’anno fino a raggiungere un totale di 3mila miliardi di dollari al 2040. Anche grazie agli impegni presi alla Cop21 di Parigi la World bank Africa stima un afflusso di capitali nelle regioni africane per un totale di 16,1 miliardi di dollari al 2020.

Incrementare l’accesso all’energia nelle aree rurali è la questione più importante da risolvere e l’opzione più efficae, sopratutto per il costo, è l’elettrificazione off-grid. Le fonti rinnovabili sono già oggi le soluzioni più competitive per l’elettrificazione dell’Africa con sistemi decentralizzati e centralizzati. Uno spazio importante hanno i sistemi mini-grid, sono staccati dalle grandi reti e sono composti da un set di generatori elettrici e sistemi di storage, connessi a un gruppo di consumatori in aree remote. Insomma, c’è molto da fare in Africa nel settore dell’energia, e come sottolinea l’ad e dg Enel Green power Francesco Venturini, presidente Res4Med, per soddisfare le necessità di popolazione, industria e agricoltura saranno necessari “quadri regolatori stabili che garantiscano la bancabilità dei progetti agli investitori”. Serve poi un passo avanti nella disponibilità di forrza lavoro qualificata, perché “si può anche mettere soldi per costruire un impianto, ma se non c’è manodopera in grado di farlo non si costruisce nulla”, segnala Venturini, quindi “dobbiamo aiutare Paesi a creare tessuto industriale e professionale adatto”. Intanto, però, con il nuovo protagonismo ‘africano’ del governo, che ha portato ieri alla prima conferenza ministeriale Italia-Africa, “finalmente quando arriviamo in questi Paesi vediamo un forte supporto italiano, non soltanto siamo molto ben rappresentati ma anche ben supportati”, conclude l’ad e dg Enel Gp, ma “non possiamo andare da soli, però” visto che “non basta il settore industriale ma deve accompagnarci quello finanziario” che attualmente sembra carente nella presenza.

19 Maggio 2016
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