Politica

Addio Pannella, una vita radicale contro tutto e tutti per i diritti

pannella

ROMA  – Il leader storico dei radicali Marco Pannella e’ morto a Roma, nella clinica dove era ricoverato da ieri. Aveva 86 anni.

LE PAROLE DI RENZI –  “E’ scomparso Marco Pannella. Un grande leader politico italiano, protagonista di tante battaglie. Vorrei tributare un grande omaggio a questo coraggioso combattente per la liberta’”.

QUANDO BUCO’ CONCLAVE, PRODI IN DIRETTA SU RADIO RADICALE… – Guascone, pirata. E non certo per la capigliatura. Marco Pannella imperversava nella politica italiana dissacrandone schemi e prassi consolidate. Una caratteristica che ricorderanno bene Romano Prodi e i ministri del suo secondo governo, catapultati in diretta su Radio Radicale, nel pieno di un blindatissimo vertice di governo al conclave di Caserta. Era il gennaio del 2007, e l’esecutivo Prodi ricercava la fatidica quadra, inseguiva quella ‘fase due’ che avrebbe dovuto segnarne il rilancio. Appuntamento per tutti a Caserta, dunque, coi ministri in prima fila, e soprattutto coi 14 leader dei partiti che formavano l’Unione. Coalizione rissosa l’Unione. Anche per questo Prodi aveva voluto la blindatura top secret: “da Caserta dipende la vita dell’esecutivo. O usciamo uniti da qui, oppure torniamo al voto”. Cosi’ governo e partiti trincerati dentro la scuola della Pubblica amministrazione, a due passi dalla Reggia, e tutti gli altri fuori: militanti, curiosi e soprattutto giornalisti. Ma Prodi non aveva fatto i conti con il leader radicale. Mentre Prodi parla ai presenti, gli squilla il cellulare. E’ Silvio Sircana, lo storico portavoce. “Mi dicono che siamo in diretta su Radio Radicale…”, rivela il premier ai convenuti. Ovviamente, gli occhi di tutti si voltano verso il leader radicale, che guarda caso aveva sostituito all’ultimo minuto la segretaria del partito Rita Bernardini, indisposta. Non poteva che essere Pannella, la talpa. Per Antonio Di Pietro e’ fin troppo evidente. L’ex pm pronuncia quasi una requisitoria: ‘tu tieni il cellulare acceso, e la radio trasmette in diretta’. Pannella gli intima: “non usare quel linguaggio da questurino con me”. Messo alle strette deve confessare. E rivendica. “Visto che qualche collega si riferisce a me- dice a Prodi- vorrei ricordare che su Radio radicale abbiamo mandato in onda le trasmissioni pirata delle sedute della Camera dei deputati che non lo consentiva. Mi felicito con radio Radicale”.

UNA VITA RADICALE, CONTRO TUTTI E TUTTO PER I DIRITTI – Scrivere di Marco Pannella disorienta, crea una sorta di sindrome di Stendhal per l’enormità della sua figura nella vita politica italiana degli ultimi 70 anni. Un personaggio ingombrante che ha scatenato grandi amori, odii, rabbie, speranze, emozioni fortissime comunque, che, nel momento in cui se n’è andato, confluiscono tutte in un profondo e generalizzato dolore, senza distinzione di appartenenze.

La difficoltà più seria è classificare Pannella da qualche parte politica definita perché ha attraversato molti spazi ideologici, i socialisti, i liberali, la sinistra, la destra, il federalismo, tutti luoghi inadeguati a contenere la sua energia e forse per questo è stato alla fine un radicale, un radicale puro, al quale stava stretta ogni ideologia e stavano molto bene addosso le grandi battaglie civili. E’ la sua biografia a raccontare il tanto che era Pannella: aveva compiuto da qualche giorno 86 anni, era nato a Teramo. Le grandi battaglie civili sono state il suo pane quotidiano fino all’ultimo e fin dagli anni 60. Ma ha frequentato molto anche le istituzioni, dalle circoscrizioni, ai consigli comunali e regionali di tutta Italia, alla Camera dove è stato deputato dal 1976 al 1992. Il partito radicale è stata l’esperienza più continuativa, lunga tutta una vita: ne è stato segretario e perenne padre nobile, lo piegava al servizio delle grandi battaglie civili, che sono state l’altra grande costante, da quelle ormai mitiche sul divorzio e l’aborto a quelle più recenti sulla giustizia. Ancora, cercando altre continuità nella vita di Marco Pannella, vengono in mente i suoi imbavagliamenti in televisione, contrappuntati dai discorsi lunghissimi che solo nella sua radio radicale potevano dispiegarsi senza limiti, invettive o prediche, incoraggiamenti e chiamate alle ‘armi’, le sue armi, quelle della nonviolenza, degli scioperi della fame e della sete, della disobbedienza civile.

Pannella fino all’ultimo ha mantenuto in piedi tutto questo armamentario ideologico e comunicativo, con la carica di presidente del Partito Radicale Transnazionale, perché le sue battaglie da molti anni cercavano un respiro senza confini. Quando veniva alla Camera, anche recentemente poco prima che la malattia lo bloccasse a casa, Pannella sorrideva e assumeva l’aria garbata del gentiluomo abbandonando la faccia feroce del combattente e tutti, amici e nemici, lo salutavano con riverenza perché quel corpo imponente, i capelli bianchi e lunghi legati a coda, le sigarette sempre in bocca, trasmettevano un carisma irresistibile, come capita in presenza di personaggi che hanno fatto la storia. Il male ha dovuto faticare molto per imporsi su Pannella che, fino all’ultimo non gli ha dato tregua. Casa sua era diventato un luogo di incontro di amici, di conversazioni, di convivialità, persino di summit politici. Andare a rendere omaggio a Marco era diventato un’abitudine di grandi e piccoli personaggi e le telecamere, i giornalisti hanno documentato fino alla fine quanto Pannella abbia segnato la vita pubblica ma anche i cuori dei tanti amici che lo amavano. Era andato a trovarlo anche il presidente del Consiglio Matteo Renzi. Papa Francesco invece per l’ottantaseiesimo compleanno gli aveva regalato il suo libro ‘Dio è misericordia’, sembra impossibile, il Papa e Pannella, il ‘diavolo e l’acqua santa’, ma il ‘diavolo’ Pannella aveva molto apprezzato il gesto del Santo Padre. Fino alla fine non ha mollato, i social network gli consentivano di continuare a sentirsi e farsi sentire nel mondo. Da ieri Pannella ha dovuto abbassare luce e volume, è stato ricoverato per un aggravamento delle sue condizioni e oggi si è spento. Ma basta un giretto nella rete per vedere quanta luce ha lasciato dietro di sè ‘il vecchio leone’.

di Teresa Corsaro e Alfonso Raimo

19 maggio 2016
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