Dall'Italia all'Africa ponti per lo sviluppo - DIRE.it

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Dall’Italia all’Africa ponti per lo sviluppo

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ROMA  – Vicini, geograficamente ma anche e soprattutto perche’ consapevoli che solo insieme possono affrontare le sfide interconnesse delle migrazioni, delle guerre e del terrorismo.

“L’Italia e’ un ponte tra l’Europa e l’Africa, privo di pregiudizi, aperto a un confronto pragmatico e aperto”, sottolinea il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il suo intervento apre una giornata senza precedenti: alla prima conferenza Italia-Africa partecipano le delegazioni di oltre 50 governi, uniti dalla consapevolezza che nel mondo globalizzato le sfide si affrontano e si vincono solo insieme. “Il continente e’ sempre piu’ protagonista a livello internazionale anche grazie al ruolo propulsivo dell’Unione Africana” evidenzia Mattarella. Convinto che ora piu’ che mai sia “necessario esplorare fino in fondo il potenziale di sviluppo di una partnership strategica Africa-Europa“.

Un’esigenza sottolineata anche da Paolo Gentiloni: “Questa collaborazione- assicura il ministro degli Esteri- e’ in cima all’agenda dell’Ue”. Ma a colpire e’ soprattutto l’unita’ di intenti degli ospiti internazionali. “L’Italia puo’ dare un contributo decisivo per una partnership equa che garantisca investimenti indispensabili allo sviluppo economico e sociale dell’area subsahariana” dice Moussa Faki Mahamat, ministro degli Esteri del Ciad e presidente del Consiglio dell’Unione Africana (Ua). Senza indecisioni, come gli altri ministri, capi di Stato e diplomatici intervenuti alla Farnesina, nel guardare al nostro Paese come un alleato vicino ed essenziale.

L’Italia deve essere la voce forte della quale abbiamo bisogno a livello europeo e internazionale, perche’ le conseguenze dei cambiamenti climatici per noi sono davvero terribili” spiega alla DIRE Smail Chergui, commissario dell’Unione Africana per la Pace e la sicurezza, introducendo un altro tema decisivo a sud del Sahara. “Il vostro Paese- continua il dirigente dell’Ua- puo’ contribuire a far si’ che siano rispettati gli impegni assunti in occasione delle ‘Cop’, le conferenze delle Nazioni Unite per il contrasto ai cambiamenti climatici: e’ un contributo indispensabile perche’ dalla sfida ambientale dipendono la pace a la sicurezza dell’Africa”. Il tema ritorna piu’ volte nel corso della giornata, nella sessione plenaria o nei tanti incontri bilaterali. L’altro filo rosso, pure centrale in una prospettiva di sviluppo e di contrasto all’estremismo, sono la poverta’ e la mancanza di opportunita’ di lavoro. Secondo dati della Banca africana di sviluppo, a trovare un impiego sono solo tre dei dieci milioni di africani che ogni anno entrano nel mercato. “Proprio i giovani senza opportunita’ di lavoro- sottolinea Mahamat- costituiscono il bacino privilegiato di reclutamento per organizzazioni terroristiche che propongono ideologie estremistiche sempre piu’ diffuse e pericolose, come Boko Haram o Al Shabaab”. Alla Farnesina, allora, il messaggio e’ cominciare a costruire subito. Lo sottolinea anche Jean Leonard Touadi’, gia’ deputato italiano, origini congolesi, relatore oggi di un panel sulla sostenibilita’ socio-ambientale: “Investimenti pubblici e privati- sottolinea riassumendo gli impegni e le speranze dei ministri africani- devono rendere possibile un new deal dell’energia, consentendo di quadruplicare la produzione a partire dalle rinnovabili entro il 2050”. La sintesi, infine, e’ affidata al presidente del Consiglio Matteo Renzi. “L’Italia ha nostalgia di futuro, un futuro nel quale l’Africa e’ una grande opportunita’”, dice: “Siamo in grado di investire a sud del Sahara e ora cerchiamo di far girare la testa all’Europa”.

PRESIDENTE UNIONE AFRICANA: ITALIA PONTE PER PARTNERSHIP EQUA – “L’Italia puo’ dare un contributo decisivo per una partnership equa che garantisca investimenti indispensabili allo sviluppo economico e sociale dell’area subsahariana”: lo ha detto Moussa Faki Mahamat, ministro degli Esteri del Ciad e presidente del Consiglio dell’Unione Africana (Ua), alla Conferenza alla Farnesina. “Proprio i giovani senza opportunita’ di lavoro- ha sottolineato Mahamat- costituiscono il bacino privilegiato di reclutamento per organizzazioni terroristiche che propongono ideologie estremistiche sempre piu’ diffuse, come Boko Haram o Al Shabaab”. Secondo il presidente del Consiglio dell’Unione Africana, il nesso tra sicurezza e sviluppo sostenibile e’ la chiave per comprendere le dinamiche contemporanee. “Lo conferma- ha evidenziato Mahamat- il caso della Libia, dove l’espansione del Daesh rischia di trasformare sempre piu’ il Paese in un porto franco per la partenza dei migranti irregolari”. In questa prospettiva risulta decisivo il sostegno al nuovo governo di unita’ nazionale guidato da Fayez Al Serraj. “Una necessita’- ha osservato il presidente del Consiglio dell’Unione Africana- ribadita ieri al vertice di Vienna e percepita con chiarezza sia dall’Europa che dall’Ua, insieme con l’esigenza di monitorare i flussi di finanziamento dei terroristi”.

19 maggio 2016
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