“Escobar – Il fascino del male”, i due volti del ‘re della cocaina’

ROMA – La storia del narcotrafficante più famoso al mondo torna al cinema. Dopo il film “Escobar” del 2014, con protagonista Benicio del Toro, e la serie Netflix “Narcos”con Wagner Moura, a calarsi nei panni di un personaggio così complesso è Javier Bardem, nel film in uscita il 19 aprile nelle sale italiane, “Escobar – Il fascino del male”, diretto da Fernando León De Aranoa. Fonte di ispirazione per la pellicola il romanzo Amando Pablo, odiando Escobar’, scritto dall’ex conduttrice televisiva colombiana Virginia Vallejo, che fu amante del boss colombiano per quattro anni. Ad interpretare l’affascinante giornalista è Penelope Cruz, compagna di Bardem davanti e dietro la macchina da presa. Nel film, la storia del boss colombiano che parte dall’incontro tra i due, è raccontata proprio da Virginia Vallejo. Un incontro fatale quello con Escobar per la giornalista che cadrà vittima del ‘fascino del male’. “Non mi importava come otteneva i suoi soldi ma come li usava”, il pensiero dell’anchorwoman, soggiogata dalla figura di un uomo che era molto più di un semplice criminale.

Amando Pablo

La prima faccia che vediamo di Escobar è quella del filantropo, del “Robin Hood” colombiano che utilizza i soldi ottenuti grazie allo spaccio di cocaina per aiutare i più poveri. Un personaggio pubblico a sostegno del popolo e dal popolo amato. E’ questo,  insieme all’enorme potere e ricchezza che deteneva Pablo, a far innamorare la giornalista del ‘re della cocaina’. 

Odiando Escobar

Molto presto però il capo indiscusso del cartello di Medellin, che si stima negli anni ’90 detenesse un patrimonio da oltre 30 miliardi di dollari, mostrerà la sua seconda faccia. Killer spietato assetato di potere ma soprattutto di rispetto, Escobar era anche e soprattutto questo. E questa doppia anima del personaggio mostrata nel film è ciò che ha spinto Bardem ad accettare il ruolo, che gli era già stato proposto in passato numerose volte, e a decidere di diventare anche produttore della pellicola. 

Sfida accettata e vinta. Bardem, irriconoscibile nei panni e ‘nel corpo’ di Escobar, da’ una prova attoriale straordinariamente convincente, soprattutto attraverso uno studio accurato della mimica facciale e fisica del personaggio, che in alcuni momenti sembra davvero essere un temibile ippopotamo, l’animale preferito del boss colombiano. In apparenza docile ma predatore tra i più pericolosi, l’ippopotamo lento di Bardem colpisce e uccide mostrando la sua crudeltà senza vergogna. Così come odia Escobar sa però anche amare e lo dimostra con la sua famiglia, il suo unico tallone d’Achille. 

Nel corso della narrazione, efficace e coinvolgente, scivola via però la Vallejo, il cui punto di vista si perde, a discapito di ciò che avrebbe potuto rappresentare un segnale innovativo in una narrazione già straconsumata dal mercato cinematografico. Il legame intellettuale che univa i due cosi come il ruolo che ebbe Vallejo nel costruire l’immagine pubblica del narcotrafficante non emergono. L’ottima interpretazione di Cruz, che ha dichiarato di essersi davvero spaventata durante le riprese nel vedere suo marito diventare Escobar, non basta quindi a portare quel brio in più che ci si aspettava. Il film resta comunque un prodotto ben realizzato e di godibile visione.

 

19 Aprile 2018
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