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Le chiavi dello sviluppo, ‘Atlantide’ si concentra sulla cooperazione

ROMA – Rimettere a fuoco il tema della cooperazione dal punto di vista sia operativo che culturale. In questa direzione guarda l’ultimo numero di ‘Atlantide‘, periodico della Fondazione sussidiarietà, che sceglie come sottotitolo ‘Le chiavi dello sviluppo. Cooperazione sotto esame’.

Questa 38esima pubblicazione è stata occasione per animare un dibattito alla Farnesina, luogo non casuale dal momento che il ministero degli Affari esteri ha da qualche hanno scelto di aggiungere alla sua denominazione anche la dicitura, appunto, di ‘Cooperazione internazionale’.

A sottolinearlo è Nathalie Tocci, vice direttore dell’Istituto Affari internazionali (Iai), che aggiunge: “E’ finita l’epoca della settorialità, in cui tanti mondi – quello della politica internazionale, dell’economia, della sicurezza e dello sviluppo sociale – non dialogavano tra loro. Oggi tutto questo è cambiato, si è creata e soprattutto favorita l’interdipendenza tra questi ambiti”. Ma da dove nasce il bisogno di sottolineare l’impegno dell’Italia nella Cooperazione allo sviluppo? Lo spiega il presidente della Fondazione Sussidiarietà: “sembra che si stia affermando l’idea che il sostegno ai paesi in via di sviluppo non sia più necessario. Ma questo non è vero”. Vittadini è convinto che mai quanto oggi questo lavoro sia importante, “sia come risposta alla crisi dei migranti sia per la vocazione stessa dell’Italia, che crede nello sviluppo dei popoli”.

“La politica estera degli ultimi anni- ha dichiarato il padrone di casa, il ministro degli Esteri Angelino Alfano- ha fatto della cooperazione un elemento cruciale, forte del fatto che rappresenti la chiave per migliorare le relazioni bilaterali, nonché una fonte di benefici per il nostro paese”. E plaude poi ai discorsi “rivoluzionari” di Papa Francesco, che rilanciano la direttrice Nord-Sud come il paradigma con cui affrontare le sfide di questo tempo. Ricordare le difficoltà che attraversano gli altri popoli nel mondo – fame, guerre, carestie, disastri ambientali – non è un compito facile: “gli italiani sono più concentrati sui propri problemi e giustamente anche, a causa della crisi economica che stiamo attraversando. Tuttavia- ha aggiunto il ministro Alfano- questo è uno stimolo a non fermarci: siamo convinti che la resilienza dei paesi che restano indietro vada rafforzata”. Poiché “Il bene del singolo è il risultato di quello sociale, collettivo, al di là delle frontiere”, ha spiegato il Direttore generale della cooperazione allo sviluppo della Farnesina, Pietro Sebastiani, che al discorso di Alfano ha aggiunto: “oggi la cooperazione è chiamata a creare un tipo di valore che non si riduce solo al Pil. Si deve restituire dignità alle persone, e in parte questo cambiamento è già avvenuto”, anche grazie alla recente riforma della legge che regola la Cooperazione, la quale ha permesso di coinvolgere, accanto alle ong, anche il settore privato, e ha trasformato la Cassa depositi e prestiti in una “vera e propria banca di sviluppo”, ha detto in conclusione Sebastiani. Ma alla Farnesina non si è parlato solo delle attività del governo: presente anche la Fondazione Avsi, oggi impegnata con oltre 107 progetti in 30 paesi del mondo. Il direttore Giampaolo Silvestri porta una breve testimonianza: “La dignità delle persone passa dal lavoro. In Libano- ha raccontato- ai rifugiati siriani diamo piccole mansioni che gli consentono di ricevere un salario. Non si tratta di molto, ma questo li rende comunque orgogliosi, perché possono dare da mangiare ai figli grazie ai soldi guadagnati e non agli aiuti ricevuti dalle organizzazioni come la nostra”. “I paesi spendono per gli aiuto allo sviluppo circa 150 miliardi all’anno, mentre i danni causati dalle diseguaglianze globali, le guerre o i danni da cambiamenti climatici costano oltre 300 miliardi. È evidente quindi quanto sia più conveniente per tutti incentivare un progresso equilibrato dei popoli e dei sistemi economici, che metta da parte lo sfruttamento egemonico dei forti sui deboli”, il pensiero di mons. Silvano Tomasi, arcivescovo e segretario delegato del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, che chiude l’incontro.

di Alessandra Fabbretti 

19 marzo 2017

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