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Trivelle, scienziati di “Energia per l’Italia” stanno con il ‘sì’

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RAVENNA – “Il referendum ha certamente un significato politico perché contesta una strategia che ignora lo stato di degrado e di pericolo in cui si trova il pianeta”. Il gruppo di scienziati di Energia per l’Italia” sostiene così il sì al referendum sulle trivelle del 17 aprile. Il motivo è presto detto: estraendo oltre un quinto dei combustibili fossili che si trovano nel sottosuolo, l’aumento di temperatura supererà i due centigradi, la soglia che unanimemente è stata riconosciuta come un limite invalicabile nella conferenza di Parigi. “Ecco, perché non è giusto estrarre gas ed è invece giusto investire sul risparmio energetico e sulle energie rinnovabili“. Dunque “sostenere il sì significa anche definire gli indirizzi strategici della politica industriale del Paese. Il principale risultato atteso è la conversione delle aziende del settore oil&gas verso le nuove tecnologie”.

Il gruppo di scienziati, ricorda il coordinatore Vincenzo Balzani, ha chiesto al presidente del Consiglio e ai ministri interessati di “aprire un costruttivo dibattito sulla strategia energetica nazionale che l’attuale Governo ha ereditato da quelli precedenti e che poi ha sostanzialmente peggiorato con una serie di decreti”. Ma l’appello è caduto nel vuoto, anche se Energia per l’Italia rimane a disposizione a progettare con l’esecutivo nazionale la transizione. Di certo, conclude Balzani, “il referendum è una grande opportunità che il fronte politico riformista dovrebbe cogliere per progettare una transizione energetica coerente con gli accordi di Parigi e che avrebbe conseguenze molto positive sulla nostra economia”.

di Cristiano Somaschini, giornalista professionista

19 marzo 2016

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