Il Capitano ‘Ultimo’ ai ragazzi: “La legalità si costruisce insieme”

Il Colonnello dei carabinieri Sergio De Caprio, noto come Capitano Ultimo, ha incontrato i ragazzi dell'istituto Einaudi di Roma
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ROMA – Il volto è coperto ma gli occhi sono senza maschera, e incrociano con sincerità gli sguardi giovani dei ragazzi dell’istituto Einaudi di Roma. Il Colonnello dei carabinieri Sergio De Caprio, noto con il nome di ‘battaglia’ di Capitano Ultimo, li ha incontrati questa mattina nell’aula magna della scuola romana, “l’ultima frontiera, l’ultimo luogo in cui si può costruire e non abbattere- commenta all’agenzia di stampa Dire- la scuola è tutto quello che abbiamo”. 

Un’ora di dibattito che non ha bisogno di introduzioni. Si inizia subito con le domande da parte dei ragazzi, che spaziano dalle curiosità sull’arresto di Totò Riina, il boss catturato nel 1993 proprio dalla squadra di De Caprio, fino alle indiscrezioni sulla sua vita privata e sulle scelte che lo hanno portato ad intraprendere una carriera difficile. 

“Abbiamo solo fatto il nostro lavoro, ma noi non siamo nessuno, siamo al servizio della comunità, per questo ho scelto di chiamarmi Ultimo, perché il valore del nome si costruisce da sé e la dignità si conquista con l’esempio- racconta il Colonnello, che ripercorre gli episodi salienti della sua carriera e si sofferma sui cambiamenti innovativi introdotti dal Generale Dalla Chiesa- in quegli anni c’era una vera e propria battaglia in atto, e si moriva anche solo per il semplice fatto di essere carabiniere”.  

Ma nelle parole di De Caprio non c’è spazio per i racconti eroici, che vengono oscurati dal valore dell’umanità e dell’uguaglianza. “Dovete fare vostri i problemi del territorio, non aspettare che qualcuno li risolva per voi, la legalità si costruisce, non è un dono, e per combattere la criminalità l’unica strada è partecipare. Sbagliate pure ma proponete alternative nella vostra comunità- prosegue- perché la comunità è tutto. Nessuno di noi è solo, tutti hanno tutto ma dobbiamo essere insieme”.

Dopo un passato nei Ros, nel Noe e nei Servizi, oggi il Capitano Ultimo è impiegato presso il Comando carabinieri forestali, nel Reparto biodiversità e parchi, e gestisce una casa famiglia nella periferia di Roma, dove assieme ai volontari dà assistenza ai ragazzi meno fortunati. “Questo è il vero ruolo del carabiniere, un lavoro che si può fare solo se ami la gente”. Ma non è necessario arruolarsi per fare del bene, “la povertà dev’essere un problema di tutti e il mio consiglio è donare. Nel dono c’è l’uguaglianza, la legalità e la bellezza, ed è l’unica legge possibile. E lo si può attuare in tanti modi, anche facendo l’insegnante”.

Spiega il motivo del volto coperto, usato come arma per difendersi dai nemici “perché impazziscono se non sanno chi sei”, ma anche per  abbattere il culto della personalità, “perché noi siamo la comunità, siamo anche le  vittime che non ci sono più”. Susanna, capelli corti e accento romano, lo provoca e chiede come poter attuare quel cambiamento che spera di vedere nei ragazzi. “Non ho fiducia nelle forze dell’ordine” ammette la ragazza, ma “lo Stato è il popolo, non c’è uno stato al di fuori di voi- le risponde il Colonnello – non vi aspettate da noi soluzioni migliori ma costruite il vostro mondo basato sul l’uguaglianza, noi ci siamo riusciti solo in parte”. E alla fine, convinta, Susanna non può che commentare: “è un grande, un vero esempio”.

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19 Febbraio 2019
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