I dieci anni del modulo Columbus, cuore europeo della Stazione Spaziale

Il viaggio di Columbus verso nuove mete della conoscenza è iniziato dieci anni fa e c’è da scommettere che i risultati che ha reso possibili dal 2008 ad oggi ci accompagneranno anche nel futuro.

Parliamo del modulo europeo agganciato alla Stazione Spaziale Internazionale l’11 febbraio del 2008, dopo un viaggio sullo Space Shuttle Atlantis partito da Cape Canaveral. Il viaggio della prima struttura totalmente europea destinata al laboratorio orbitante più grande mai costruito è però iniziato a Torino, dove il modulo intitolato a Cristoforo Colombo è stato costruito da Thales Alenia Space in collaborazione con Airbus.

Consiste in un cilindro da 75 metri cubi che offre agli scienziati la possibilità unica di condurre esperimenti a gravità zero impossibili da replicare sulla Terra.

Se avete voglia di scoprire con i vostri occhi come è fatto, potete ringraziare l’astronauta dell’Agenzia spaziale europea (Esa) Tim Peake che, pochi mesi fa, ha regalato a tutti un video tour da un paio di minuti proprio dall’interno di Columbus.

Di fatto, Columbus è un laboratorio nel laboratorio in cui si trovano dieci scompartimenti per il necessario agli esperimenti, otto vani nelle ‘mura’ laterali e due agganciati al soffitto, a cui si aggiungono le quattro piattaforme esterne. Ovviamente tutti progettati per garantire massima efficienza in uno spazio minimo e in cui lavorano gomito a gomito scienziati Esa e Nasa.

In particolare, l’Agenzia spaziale europea dispone di cinque sezioni dedicate all’interno di Columbus. Una è il Biolab, cioè la parte che viene utilizzata per esperimenti su microrganismi cellule e tessuti, ma anche sulle piante; un’altra è dedicata invece all’influenza della gravità zero sul corpo degli astronauti, mentre una terza è un mini-laboratorio per studiare il comportamento dei fluidi. Altre due sezioni sono dedicate invece a riporre e stipare tutto l’occorrente. Tutto quello che accade nel modulo viene controllato dalla Terra grazie al Columbus Control Center di Oberpffafenhofen, nei dintorni di Monaco di Baviera.

Ma quali sono gli esperimenti realizzati nel Columbus? Parliamo di una grande varietà di tipologie, che, sostanzialmente, provano a rispondere a domande sul comportamento degli organismi viventi nello Spazio, dalla loro reazione ai meccanismi di adattamento. Le risposte hanno un valore duplice. Da un lato aprono la porta al futuro dell’esplorazione spaziale, nell’ottica di viaggi molto lunghi verso, ad esempio, Marte. E non solo per come propongono di affrontare le missioni a livello fisico, ma anche alimentare. Basti pensare all’orto in cui le verdure germogliano pronte a essere consumate fresche dall’equipaggio. Dall’altra danno risposte immediatamente utili per curare patologie tipiche di noi terrestri. Una su tutte è l’osteoporosi, ma dal Columbus arrivano aiuti anche per curare malattie degli occhi e malattie neurodegenerative. Senza dimenticare il contributo che viene dato alle industrie in termini di innovazione.

19 Febbraio 2018
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