Golfo (Fond. Bellisario): “La discriminazione più grande per le donne è nel lavoro”

Intervista a Lella Golfo, presidente della Fondazione Bellisario intervistata negli studi della Dire.
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ROMA – “500 mele d’oro consegnate in 30 anni di storia a donne di successo. 1.000 associati e contatti permanenti con 10mila donne“. E’ il ritratto della Fondazione Bellisario che la presidente, Lella Golfo, intervistata negli studi della Dire, descrive come una “vera e propria lobby delle donne. Un osservatorio permanente sulle problematiche femminili”. La storia di Lella Golfo, ammirata dalla figura di Marisa Bellisario, tra le prime donne a guidare una grande azienda pubblica, da quella sintesi che in lei teneva insieme virtù manageriali e femminilità, inizia sul campo dei diritti e del lavoro, al fianco delle gelsominaie e delle raccoglitrici di olive. “Passi in avanti sono stati fatti. Da un paio di stivali delle gelsominaie della mia Calabria- ricorda la presidente della Fondazione- siamo arrivati alle quote di genere. Grazie alla grande volontà delle donne, al lavoro della Fondazione rivolto ai giovani, grazie anche a quell’invito di Marisa Bellisario a studiare materie scientifiche. Oggi le donne studiano di piu’, sono preparate, vincono concorsi. Ma un’altra Marisa Bellisario non c’è, purtroppo non la vedo”. Manager dell’Italtel, unica ad aver trovato un accordo con i sindacati pur nella decisione di licenziare quasi 1.000 lavoratori, ancora oggi rappresenta un’avanguardia che spesso “le donne faticano ancora oggi a recepire, convinte sempre di valere di meno”.

GOLFO: “COSA FA GOVERNO PER LE DONNE?”

“Siamo passati dal 50% di donne ministro al 17%. Ma oggi queste donne ministro cosa fanno?”. Se lo chiede Lella Golfo nel corso dell’intervista alla Dire, sulla compagine di governo e sul taglio maschilista. “Quando sono entrata in Parlamento per una legislatura ho pensato a cosa fare per le donne senza esitare. La legge sulle quote di genere, che porta la mia firma, nessuno la voleva, né il partito che mi aveva eletta, né la sinistra. Non era una legge per le donne, ma per l’economia del paese. Non era pensabile che nel 2011 le donne fossero il 5,6% nei consigli d’amministrazione. Per raggiungere il 30% di parità, secondo Banca d’Italia, avremmo impiegato 50 anni. Mi è costata il non ritorno in Parlamento, ma non importa. Abbiamo un Parlamento con una maggiore presenza di donne, anche se non come ministri, ma all’orizzonte non vedo nulla. Non una protesta, un ordine del giorno, nulla”. “Quando- continua Golfo- leggo i dati di pochi giorni fa presentati dalla Consob sulle quotate in borsa in cui si dice che la legge sulle quote di genere ha fatto bene all’economia del paese perche’ le aziende stanno superando meglio i loro bilanci e hanno consigli di amministrazione più giovani allora penso che quella legge, la battaglia piu’ grande della mia vita, non e’ stata una vittoria solo per le donne” ma per tutto il Paese.

GOLFO (FOND. BELLISARIO): “PROBLEMA NUMERO UNO RESTA L’OCCUPAZIONE FEMMINILE”

Ce lo faranno fare sul tavolo di lavoro questo figlio“, dichiara Lella Golfo riguardo il congedo di maternità fino al nono mese a cui sta pensando la maggioranza di governo. “Già ora la dipendente con l’azienda puo’ mettersi d’accordo su come gestire i nove mesi- osserva Golgo- comunque ben venga”. Ma “il problema numero uno rimane l’occupazione femminile che sta al 49% e che dovremmo avere al 60%”. Se cosi fosse “il Pil andrebbe al 7% e avremmo risolto un bel po’ di problemi”.

E’ il lavoro il nodo della questione femminile in Italia, secondo Lella Golfo, il canale per un’emancipazione reale pure sul piano dei diritti. Anche sulla violenza domestica, secondo la presidente della Fondazione Bellisario, non si puo’ eludere la questione del lavoro e dell’autonomia. “Come fa a denunciare una donna sola e senza lavoro? Ben venga Codice rosso se puo’ rappresentare una corsia preferenziale, ma dove va la donna che denuncia se non ha una sua autonomia?”. La discriminazione piu’ grande tra uomini e donne rimane quindi quella del lavoro.

Proprio per questo “ogni anno la Fondazione premia tre giovani donne laureate in ingegneria. Nell’89 ne trovammo solo una, per giunta laureata con 110 e lode in ingegneria elettronica, oggi sono tante. Questo è il seme gettato nel nostro Paese. Se non lo aiutiamo a crescere noi rimaniamo il paesetto, la solita Italia che spera e basta”.

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18 Dicembre 2018
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