Kyenge: "Bene i progressi dell'agenda sui migranti. Ma manca ancora molto" VIDEO - DIRE.it

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Kyenge: “Bene i progressi dell’agenda sui migranti. Ma manca ancora molto” VIDEO

ROMA – “Il bilancio di questi sei mesi di lavoro è positivo. Ora stiamo affrontando la seconda fase delle proposte emerse, tra cui modifiche legislative, normative e direttive nella gestione del fenomeno migratorio”. Lo spiega alla DIRE Cecile Kyenge, eurodeputata per il Partito democratico, che stamani a Roma ha partecipato all’incontro ‘L’Agenda europea in Europa sulla migrazione: a che punto siamo?’.


Il progetto di un Rapporto sulla situazione nel Mediterraneo e la necessità di un approccio globale dell’Ue in materia di migrazione è stato approvato ad aprile su proposta dei Socialisti e Democratici a larghissima maggioranza: 459 voti favorevoli contro 206 contrari. Da questo Rapporto è stata fissata per la prima volta l’Agenda del Parlamento europeo per superare la crisi dei rifugiati, grazie alla quale, prosegue Kyenge, “abbiamo iniziato ad affrontare la modifica del Regolamento di Dublino e siamo riusciti a portare a termine la Guardia costiera europea e di frontiera, con tante caratteristiche in più rispetto al modello Frontex. Oggi noi affrontiamo la lotta contro il traffico di esseri umani rafforzando le leggi non solo europee ma anche nazionali e internazionali per sconfiggere il cancro delle nuova schiavitù”. Altro punto importante sono le nuove ‘strategia per l’integrazione’.


“La Commissione ha già comunicato una strategia europea per l’integrazione“, annuncia Cecile Kyenge, chiarendo che questo sarà il tema su cui l’eurodeputata lavorerà sul territorio italiano nei prossimi mesi. Infine, si prosegue anche con il Migration Compact, il piano proposto dall’italia per intervenire nei Paesi da cui partono i migranti.

Tornando alla revisione dell’Accordo di Dublino, a che punto siamo? “La proposta avanzata dalla Commissione non sarà accettata dall’Italia– dice l’eurodeputata- Attraverso il nostro dossier abbiamo chiesto di superare il concetto di ‘Paese di primo approdo’, cioè di mettere in atto quel principio di soridarietà ed equa ripartizione delle responsabilità che sarebbe un’applicazione concreta sul terreno di solidarietà. Invece, viene lasciata tutta la responsabilità ai paesi frontalieri. Noi ci opponiamo alla visione della cosiddetta ‘solidarietà flessibile’. La solidarietà non è un optional, o c’è o non c’è”, sottolinea.


Ed è proprio questa crisi nel concetto di solidarietà a frenare i Paesi europei dall’accettare il principio dell’equa ripartizione: “C’è un impasse politico– evidenzia l’eurodeputata- e una crisi fra i diversi Stati membri che conduce al ritorno del nazionalismo, che rischia di far aumentare le politiche xenofobe e populiste, che mettono a rischio l’intero progetto europeo”. Pertanto, per risolvere il problema, l’ex ministro alle Pari opportunità ricorda che la Commissione può adottare varie misure tra cui anche “le procedure di infrazione per far capire ai paesi che hanno aderito a un accordo, e lo violano, che lo devono rispettare: l’articolo N. 80 del Trattato dell’Unione parla proprio di equa ripartizione delle responsabilità anche sul piano finanziario”.


Infine, si può parlare di ‘un braccio di ferro’ tra Roma e Bruxelles, dopo le reticenze dell’ue alla legge di bilancio italiana, e il veto promesso da Roma all’approvazione del bilancio finanziario europeo? “No, non credo. Il Premier agisce con approccio agonistico, non da antagonista, perché altrimenti metterebbe in difficoltà tutto il sistema. Le sue azioni cercano di svegliare l’Europa, proponendo più integrazione per salvaguardare quel progetto europeo che in questo momento è in enorme difficoltà”, conclude.

di Alessandra Fabbretti

18 novembre 2016
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