Esculapio trova il suo mecenate, è il primo esempio di Art Bonus - DIRE.it

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Esculapio trova il suo mecenate, è il primo esempio di Art Bonus

ROMA – Si deve al dio della medicina il primo esempio di Art bonus applicato a un bene archeologico di proprietà dello Stato. L’imponente statua di Esculapio di Feltre è stata restaurata grazie al finanziamento della società Unifarco, che ha deciso di dare 23 mila euro alla Soprintendenza archeologica del Veneto approfittando dell’incentivo fiscale del 65% sulle donazioni a favore del patrimonio culturale.

Un’esperienza “pionieristica”, servita a restituire a Feltre il suo Esculapio e a conoscere le “grandi potenzialità” dell’Art bonus. A raccontarlo all’agenzia Dire è Maria Cristina Vallicelli, funzionaria archeologa della Soprintendenza archeologia del Veneto che ha seguito l’intervento.

Qual è la provenienza dell’Esculapio, quale la sua storia fino al restauro finanziato da un privato? “La statua è stata rinvenuta più di 40 anni fa, era il 1974, in un’area archeologica sotto la piazza del Duomo di Feltre. Era un’area interessata da un contesto archeologico piuttosto articolato, con resti e strutture dall’età preromana fino ad epoca medievale. Casualmente, durante un momento di sospensione delle indagini, l’Esculapio è stato trovato nella parete meridionale dello scavo. Si intravedeva un blocco di marmo che è stato liberato dal terreno scavando in profondità. Si capiva che si trattava di una importante scultura di figura maschile, di dimensioni superiori al vero. Così com’è, mancante dei piedi, della testa e del braccio destro, la statua è alta quasi due metri. È stato calcolato che in origine doveva essere circa 2 metri e venti. Dopo il rinvenimento, nei due anni successivi sono stati trovati altri frammenti. In particolare, anche parte del bastone con le spire del serpente che individuano un Esculapio, il dio della medicina. Lo studio condotto in occasione del restauro ha datato la statua ai primi decenni del II secolo dopo Cristo. Si tratta di un Esculapio del tipo noto come Museo Nuovo, elaborato in epoca ellenistica o romana. Ci sono 15 repliche, quasi tutte di dimensioni ridotte, a eccezione di quella ritrovata a Feltre che ha un maggiore impatto monumentale”.

– Dopo il ritrovamento e fino a questo restauro, dove è stata conservata la statua? “Sulla scultura è stato fatto subito un intervento di recupero d’urgenza ed è stata ricoverata al piano terra del Museo civico della città di Feltre, dove è rimasta fino al 1999, quando è stata trasportata in un’altra sede dalla Soprintendenza archeologica, a Concordia Sagittaria, in provincia di Venezia, per consentire i lavori di rinnovo del Museo civico. Da allora, sono passati altri anni in attesa che si presentasse l’occasione per restaurarla e per riportarla a Feltre con la valorizzazione che meritava. Il restauro è iniziato a giugno scorso”. – Come è nato il rapporto con la società Unifarco? “Tutto è ripartito a seguito dell’interessamento di alcune associazioni feltrine per il recupero di questa scultura. Tra loro, la Famiglia feltrina, il Rotari, il Lion, la Fenice e Il Fondaco per Feltre, che è l’associazione culturale che tiene aperta l’area archeologica dove è stato ritrovato l’Esculapio. La ditta farmaceutica Unifarco si è interessata al restauro proprio perché si tratta di Esculapio. Le associazioni hanno fatto da tramite e si sono anche fatte carico dei costi di allestimento della mostra che, a conclusione del restauro, ha consentito di esporre l’Esculapio a Feltre, nell’oratorio dell’Annunziata, a sud di piazza Duomo. È in mostra lì, in attesa che i lavori di ristrutturazione e di riallestimento del museo civico consentano alla scultura di trovare la sua collocazione definitiva. La mostra è stata inaugurata il 24 ottobre scorso e resterà aperta fino al 16 ottobre 2016. E già nei primi week end di apertura l’Esculapio è stato visitato da più di 1.100 persone”.

– Come ha funzionato l’Art bonus? “Quello su Esculapio è stato il primo esempio di Art bonus su un bene archeologico di proprietà statale. E la nostra è stata la prima Soprintendenza Archeologia ad accreditarsi sul sito Art bonus. Ci siamo registrati a maggio e ai primi di giugno era già arrivato il contributo del mecenate, 23 mila euro. È stata un’esperienza pionieristica che ci è servita non solo a restituire a Feltre il suo Esculapio, ma anche a capire le grandi potenzialità e l’efficacia di questo strumento. Per il futuro, abbiamo già delle idee che speriamo presto di riuscire a formalizzare sempre in una cornice di rapporto pubblico-privato. Quella di Unifarco è stata un’opera meritoria che dopo tanti anni ha consentito il ritorno atteso da anni della scultura che può essere considerata la testimonianza più importante della romanità a Feltre. È stata una bella esperienza, frutto di un lavoro collettivo fatto di tante professionalità, dalle associazioni al privato, all’amministrazione comunale”.

– Quali interventi avete realizzato con il finanziamento privato? “Abbiamo restaurato la scultura, riposizionando anche parte degli oltre 200 frammenti rinvenuti durante lo scavo. È stato realizzato il supporto, poi c’è stato il trasporto della struttura a Feltre e la sua collocazione in chiesa. Unifarco ha proceduto a due donazioni, per un totale di 23mila euro, perché in corso d’opera ci siamo potuti avvalere anche della collaborazione con l’Istituto superiore per la Conservazione e il Restauro per il basamento alla scultura. Il supporto, che doveva affrontare anche problematiche antisismiche ed evitare l’inserimento di perni all’interno della scultura, è stato realizzato con un nuovo sistema di ancoraggio usando la fibra di carbonio, che però ha fatto aumentare i costi. Unifarco si è dimostrata disponibile a coprire anche la seconda cifra”.

PER STATUA DI ESCULAPIO DI FELTRE SUPPORTO FIRMATO ISCR – Lega di carbonio e resina per sostenere in sicurezza un’opera amata dalla sua comunità e restaurata con i fondi di un privato che ha deciso di approfittare dell’Art bonus. L’Esculapio di Feltre è tornato a casa e nell’oratorio dell’Annunziata, dove è stato esposto, in pochi giorni è stato visitato da più di 1.100 persone. Il suo allestimento nella struttura vicina a piazza Duomo, in attesa di tornare al Museo civico, è stato realizzato anche grazie al contributo dell’Istituto superiore per la Conservazione e il Restauro che per la statua ha progettato e realizzato il supporto. Trovata 41 anni fa in un’area archeologica vicina a piazza Duomo, a Feltre, l’imponente statua del II secolo dopo Cristo è alta quasi due metri, nonostante sia mancante dei piedi, della testa e del braccio destro. La priorità era dunque quella di realizzare un supporto che però escludesse l’inserimento di perni all’interno del prezioso manufatto. Prima di realizzare il piedistallo, gli esperti dell’Istituto hanno stabilito il baricentro dell’opera con alcune pesature frazionate (la statua misura in tutto 770 chili) e sono così riusciti a identificare i punti di appoggio del supporto che è stato costruito con tessuto di carbonio impregnato con resina epossidica. Una tecnica, questa, già utilizzata dall’Iscr in precedenza su statue in bronzo, che permette di sostenere le opere senza sforzi puntuali durante trasporti, movimentazioni o semplicemente durante operazioni di restauro in posizioni particolari.

di Nicoletta Di PlacidoGiornalista professionista

18 novembre 2015
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