Genova, la corsa degli sfollati per recuperare le proprie vite

GENOVA – Gli occhi invadenti delle telecamere e i taccuini curiosi dei cronisti devono fermarsi lì, sul tetto di un autobus turistico scoperto, a distanza di sicurezza da chi, in poco più di una manciata di minuti deve provare a recuperare una vita abbandonata in fretta e furia due mesi fa. Una discrezione minima ma fortunatamente forzata da enti locali e vigili del fuoco, nel momento più intimo. Quello del tempo che fugge veloce, dopo essersi fermato di colpo il 14 agosto: solo due ore, almeno per il momento, per recuperare una vita.

“Alta sui naufragi, dai belvedere delle torri, china e distante sugli elementi del disastro, dalle cose che accadono al disopra delle parole celebrative del nulla, lungo un facile vento…la maggioranza sta”, cantavano Fabrizio De André e Ivano Fossati che chissà quante volte sono passati lungo quel viadotto autostradale crollato lo scorso 14 agosto. Ed è proprio quel vento, che stamattina spira forte in Valpolcevera, ad aver ritardato di mezz’ora l’inizio del giorno finora più atteso. I montacarichi iniziano a salire e scendere alle 9. Iniziano così le operazioni di rientro-lampo degli sfollati per recuperare i propri effetti personali nelle abitazioni all’interno della zona rossa, abbandonante lo scorso 14 agosto a causa del crollo del ponte Morandi, a Genova. Si tratta di 281 famiglie, per un totale di 583 persone e 261 unità immobiliari.

Oggi si è iniziato dalle abitazioni più perimetrali, via Porro 5, 6, 11, 16, e ci si avvicinerà progressivamente alle case proprio sotto il moncone di levante. Servono 13 giorni per per completare un primo giro, ma gli enti locali vorrebbero garantirne almeno tre: entreranno sei nuclei familiari per volta, in sei palazzi diversi, per un totale di 24 famiglie al giorno e in ogni palazzo ci potrà essere una sola famiglia contemporaneamente.

In ogni casa due persone per due ore

In ogni abitazione potranno entrare due persone (salvo casi eccezionali di disabili, anziani o persone con limitata mobilità) per due ore, accompagnate da due vigili del fuoco, più un terzo che resterà all’esterno per aiutare il trasloco che verrà effettuato con apposito montacarichi da un’azienda specializzata. Ogni famiglia avrà a disposizione 50 scatoloni di diverse misure, che verranno custoditi nel deposito Bic. Gli enti locali hanno stimato un costo per i primi tre giri di circa un milione di euro, che dovrebbe trovare copertura con un apposito emendamento in fase di conversione in legge del decreto Genova. Nel frattempo, i costi verranno anticipati dal Comune con circa 800.000 euro. “Stiamo cercando di mettere a disposizione degli sfollati tutti gli strumenti possibile per fargli recuperare il più possibile in due ore- commenta il consigliere delegato alla Protezione civile del Comune di Genova, Sergio Gambino- abbiamo l’obbligo morale di metterli nelle condizioni di poterlo fare al meglio”.

E uno sfollato si trova la casa allagata

Un dramma nel dramma. Il momento tanto atteso del rientro in casa per recuperare i propri beni, si trasforma in un altro incubo. È quanto vissuto stamattina da uno degli sfollati di via Porro 11, scala C. A pochi metri dal moncone ovest di Ponte Morandi a Genova.

Questa mattina, riaprendo le porte di casa, si è trovato di fronte all’amara sorpresa: appartamento all’ultimo piano allagato, probabilmente a causa di una tracimazione dei recipienti. E operazioni di recupero dei propri effetti decisamente più complicate.

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18 ottobre 2018
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