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I demoni di Di Battista: Gentiloni-Belfagor, e Belzebù…


ROMA – “Belfagor” dice Alessandro Di Battista al presidente del consiglio Paolo Gentiloni, alludendo alla sua asserita capacita’ (da Di Battista) di apparire e scomparire nella sede del governo e in Parlamento, in maniera piu’ o meno inattesa.

Lei e’ un maestro dell’eclisse, e’ un professionista del dileguamento. E’ contento di non farsi vedere. Penso che a palazzo Chigi dovrebbe appendere un cartello con su scritto ‘torno subito’. E’ diventato in poco tempo come Belfagor, il fantasma di palazzo Chigi”, dice infatti il grillino in aula a Montecitorio, facendo riferimento evidentemente al titolo della fortunata serie tv “Belfagor ovvero il fantasma del Louvre”.

Trasmessa nel 1965 in Francia e l’anno successivo in Italia, era liberamente tratta dal romanzo di Arthur Bernède, ‘Belfagor’ (1925). Trama elementare: un giornalista assistito da un detective cerca di scoprire chi si cela dietro la maschera del dio moabita Belfagor che semina l’inquietudine all’interno del celebre museo parigino del Louvre.

Ben altra inquietudine semino’ invece Bettino Craxi quando, il 31 maggio del 1981, scrisse per l’Avanti “Belfagor e Belzebù”, articolo dedicato ai livelli gerarchici della loggia P2. Belfagor era Licio Gelli cioe’ un demonio minore, un sottoposto del vero diavolo, Belzebù. “Gelli è un uomo molto abile, una volpe ma non un capo, un attivissimo arcidiavolo, un Belfagor dalle mille risorse, dai mille contatti… ma resta una specie di segretario generale di Belzebù”, scriveva il segretario del Psi.

Ma chi era Belzebu’? Per Craxi “se c’è Belzebù ognuno allora se lo potrà immaginare come meglio crede“. In molti videro nell’allusione al principe dei demoni il riferimento a Giulio Andreotti. Il quale ebbe anche a difendersi dall’accusa: “Se Belzebù esiste, ha una giubba diversa dalla mia”.

di Alfonso Raimo

18 ottobre 2017

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