Diario da Camelot. Cronaca di un viaggio in Cornovaglia alla ricerca di Artù|FOTO

di Vania Vorcelli, giornalista (e viaggiatrice)

BOLOGNA – Fortezze misteriose aggrappate a speroni di roccia, laghi incantati incastonati in brughiere solitarie dove gli unici rumori sono il ronzare degli insetti e il gracchiare dei corvi. Praterie di erica e felci teatro di aspre battaglie. Monoliti, cerchi di pietre, altissimi menhir, così imponenti per dimensioni che diventa quasi facile credere che siano stati posati dalla mano di un gigante in un’epoca di cui si è persa la memoria. Chi cerca la magia, il mistero, il mito oltre la storia, non potrà che amare la Cornovaglia, la terra di Re Artù, di Merlino e della Dama del Lago.

Magia e mistero ma anche spiagge e pescatori

L’estremo lembo occidentale dell’Inghilterra, però, non è solo questo: è spiagge di sabbia chiara, villaggi di pescatori, località alla moda, alte falesie rocciose che si stagliano sull’Atlantico, piccole pievi di campagna con minuscoli cimiteri, bastioni difensivi armati da Enrico VIII e utilizzati fino alla Seconda guerra mondiale, giardini che l’influsso benefico della corrente del Golfo rende ospitali anche per piante e fiori che non penseresti di trovare così a Nord.

A Glastonbury sulle orme dei druidi

Il viaggio inizia, in un luglio così caldo e mite come da queste parti si vedono di rado, proprio sulle orme del re britanno, figura leggendaria, sulla cui esistenza effettiva fuori dai romanzi medioevali ancora si dibatte. La prima tappa è a Glastonbury, nel Somerset, sede di un famoso festival rock e degli spettacolari resti dell’abbazia benedettina chiusa nel XVI secolo dopo la riforma protestante e luogo presunto della sepoltura di Artù, ma soprattutto è una delle località più care a neopagani e wiccan, che qui si radunano a frotte, moderni seguaci della religione druidica, praticata dagli antichi abitanti celti dell’Inghilterra. Del resto, pare che proprio sotto i verdi prati all’inglese, i laghetti e le strade di Glastonbury corrano diverse ley lines, linee energetiche che collegano siti megalitici e altri luoghi magici.

Il Santo Graal e la mitica Avalon

In questo guazzabuglio di credenze e spiritualità, la guida che accompagna i turisti tra le rovine dell’abbazia (abbigliata secondo la moda sassone del IX secolo) per prima cosa mostra il biancospino di Glastonbury, arbusto fiorito sul bastone che Giuseppe di Arimatea piantò qui, giunto in Inghilterra dalla Palestina con la reliquia più celebre di sempre, il Santo Graal, che si dice sia nascosto sotto la torre di San Michele, edificio medioevale costruito sulla vetta del Tor, una collina conica che si trova a poche centinaia di metri e che alcuni identificano con la mitica Avalon, l’isola delle mele (è il frutto simbolo di tutta la zona, coltivato per produrre il cidro), dove Viviana, la dama del lago, viveva con le sue sacerdotesse, e dove Artù fu trasportato a bordo di un barca (nel VI secolo la pianura di Glastonbury era una palude ricoperta d’acqua) ferito nella battaglia di Camlann.

Il ‘miracolo’ della tomba di re Artù

Leggenda o no, i monaci seppero piegare la storia a loro vantaggio quando ne ebbero bisogno: l’Abbazia fu, infatti, distrutta da un incendio attorno al 1190, ma i soldi non bastavano per la ricostruzione. Fatto sta, che proprio in questo sfortunato frangente, Artù venne in soccorso ai religiosi, che annunciarono di aver ritrovato la tomba del re e della regina Ginevra durante i lavori di restauro della chiesa. Un “miracolo” che fece lievitare i pellegrinaggi e le entrate dei benedettini e che ancora oggi porta turisti da ogni dove, benchè la tomba sia andata perduta.

La fortezza dell’amore sfortunato tra Tristano e Isotta

La seconda tappa del tour arturiano tocca un altro luogo ‘cardine’ del ciclo bretone, il castello di Tintagel, sulle coste della Cornovaglia del Nord. Il sito, a differenza di altri visitati durante i dieci giorni del viaggio, è veramente affollato. Con scatto felino superiamo i gruppi di studenti italiani in vacanza-studio in Inghilterra che stazionano di fronte alle rovine deliziando tutti gli altri visitatori cantando a squarciagola “Amami o faccio un casino”. Il loro amore non deve essere ricambiato, perchè di ‘casino’ ne fanno parecchio. Tant’è. Scampato il pericolo, ci arrampichiamo su per i gradini che portano alla fortezza dove, secondo quanto riportato da Goffredo di Monmouth, Artù nacque e dove si consumò l’amore sfortunato tra Tristano e Isotta. La vista dallo sperone roccioso sul quale si erge quel che resta del castello è portentosa, tanto da far dimenticare gli studenti e gli altri turisti. Impossibile oggi affacciarsi alla grotta di Merlino: i ragazzi hanno preso possesso della spiaggetta che porta all’ingresso della grotta, affollata più di Rimini in alta stagione.

Il silenzio totale della brughiera di Bodmin

In cerca di pace, ripartiamo per la terza tappa del ‘giro di Artù’ e ci addentriamo nel Bodmin moor, la brughiera di Bodmin, nel cuore selvaggio della Cornovaglia, su strade che attraversano lande deserte, popolate solo da cavalli in libertà, pecore e mucche al pascolo. Guidare a sinistra è già un’impresa coraggiosa, quasi quanto sfidare un drago sputafuoco, ma percorrere strade tortuose ad una sola corsia è come duellare con un invasore sassone in singolar tenzone. Dopo molte curve, tornanti e svolte che sembrano portare da nessuna parte, dietro ad un dosso spunta la Dozmary pool, un lago in mezzo al niente. C’è solo una fattoria, dalla quale non proviene alcun rumore. Tre mucche si rinfrescano, brucando con le zampe a mollo vicino alla riva limacciosa. Il sole splende alto nel cielo, il silenzio è totale. Da un momento all’altro potrebbe spuntare dall’acqua la mano bianca della dama del lago, alla quale, proprio qui, Galvano riconsegnò Excalibur per ordine del re morente.

I cerchi di pietre

Ad un’epoca molto più antica risalgono gli Hurlers, un gruppo di tre cerchi di pietre che sorge non distante dal lago. La leggenda vuole che si tratti di uomini trasformati in pietre per non aver rispettato il riposo domenicale per giocare ad hurling, antico gioco locale. Ovviamente, anche questo sito richiama seguaci della new age da ogni parte del regno. E proprio uno di questi, una specie di druido travestito da Iggy Pop, ci spiega che sotto ai nostri piedi si incrociano alcune delle linee energetiche che corrono sotto l’Inghilterra. Lui le cerca in mezzo ai cerchi di pietre con uno strano strumento di ferro, che, dice, funziona come un bastone da rabdomante: nelle sue mani il ferro a forma di ‘L’ ruota all’impazzata.

Le spiagge, il surf e il pesce fresco

Ma non si vive di soli castelli e dolmen. La Cornovaglia è anche mare, spiagge, pesce fresco e tavole da surf sotto il braccio. Come a Polzeath, la mecca dei surfisti, una lunga e profonda striscia di sabbia molto popolare, piena di ‘cavalieri’ delle onde in muta (l’acqua dell’Atlantico è gelida e non priva di meduse), circondata da cottage e villette molto lussuose.

La penisola di Penwith

Ancora più bella, ma molto solitaria Porthcothan bay, una spiaggia stretta e lunga, regalo della bassa marea che scopre per tutta la sua estensione, lasciando qua e là pozze di acqua salata. La costa fino a Nequay, con le sue alte falesie che incombono sulle sabbie dorate, è imponente. La strada si spinge fino all’estremità della Cornovaglia, la penisola di Penwith, che conserva molti siti dell’età del ferro e i resti degli insediamenti delle antiche popolazioni locali.

Saint Michael’s Mount

Stabilita la base a Madron, sulle colline alle spalle di Penzance, da cui si gode una vista strepitosa su Saint Michael’s Mount, l’omologo britannico di Mont San Michel, sull’altra sponda della Manica, la penisola a forma di “dito ricurvo” offre panorami mozzafiato, spiagge molto belle e ancora poco affollate (in Inghilterra la scuola finisce nella seconda metà di luglio), ma soprattutto conserva monoliti, dolmen, e i resti di alcuni villaggi dell’età del ferro. Per vederli basta addentrarsi un po’ tra i campi e saltare qualche muretto (è permesso e ci sono scalette apposite).

Il ciambellone di granito

Il più insolito è il Men-an -Tol, “pietra forata” in antico cornico: un grosso ciambellone di granito di 1,3 metri di diametro posizionato tra due monoliti verticali. Il giochino di tutti i turisti è infilarsi nel foro del monolite per farsi immortalare in una posizione non proprio edificante. Del resto, sono secoli che gli abitanti del luogo passano attraverso la pietra forata, che, si dice, potesse guarire dalle malattie e assicurare fertilità e prole numerosa.

I monoliti di Lanyon Quoit

Molto più imponente il dolmen che si trova poco distante, il Lanyon Quoit, tre grossi monoliti che sorreggono, a mo’ di tetto, una grossa lastra di granito, lunga più di 5 metri. In origine c’era una quarta pietra a supporto del ‘tetto’ di questo antico luogo di sepoltura e si dice che fosse abbastanza alto da ospitare un uomo a cavallo. Nel 1815 una tempesta lo abbattè e non fu possibile riposizionare il quarto supporto. Il tour per le strette stradine del Penwith porta anche in riva al mare. Non lontano da Penzance, si trova St. Ives, un delizioso villaggio sul mare che pullula anche di vita culturale grazie alla presenza di numerosi artisti che l’hanno scelta come buen ritiro e alla sede distaccata della londinese Tate Gallery. Porthcurno è una delle spiagge più famose della zona, all’ombra del Minack Teathre, un teatro all’aperto letteralmente scolpito nella scogliera per volere di una signora appassionata di Shakespeare a partire dagli anni ’20 del secolo scorso.

L’orma della regina Elisabetta

Per salire a Saint Michael’s Mount ci sono, invece, due alternative: un breve tragitto in barca o la passerella in pietra che emerge dal mare solo con la bassa marea. Approdati, tra le altre cose, si può misurare il proprio piede con l’orma in bronzo di quello della regina Elisabetta che è stata qui nel 2012 insieme a quella ‘sagoma’ del marito, il principe Filippo di Edimburgo, che ha lasciato la sua impronta accanto a quella della moglie. Purtroppo tutto non si può vedere, anche se la scelta di saltare alcune località è assai dolorosa.

I cannoni di Pendennis castle

Andando verso Est, si incontra Falmouth un’affascinante città portuale con un apprezzato museo navale e della storia del mare. All’imboccatura della baia si trova una delle fortezze fatte costruire da Enrico VIII per proteggere l’isola dai francesi, in Pendennis castle, struttura cinquentesca che, però, racconta la storia degli ultimi due conflitti mondiali grazie ad un riallestimento con in gran parte materiale originale degli alloggiamenti dei soldati di stanza nel forte (ci sono persino i telefoni a manovella di inizio ‘900: dalla cornetta si può sentire la voce di alcuni soldati che raccontano episodi di guerra nel bastione), ma anche delle batterie di cannoni vittoriani: ce n’è persino uno dimostrativo che i bambini si divertono a caricare e a far sparare con l’innesco magnetico.

I giardini 

Una cosa assolutamente da fare in Cornovaglia è una visita ad uno dei tanti giardini sparsi qua e là tra i campi di muretti a secco e il mare. Tra i più suggestivi il Lost gardens of Heligan, il parco di un’antica villa recuperato recentemente da una coppia di appassionati: un luogo magico, con percorsi avventura per i bambini costruiti con il legno degli alberi caduti, strane creature ricoperte d’erba e di muschio e una vera e propria giungla con ponti di funi e piante dalle foglie enormi, ‘giurassiche’. E poi giardini al’italiana, all’inglese, orti, stagni, recinti con animali, prati e oasi segrete.

I cavalli e la brughiera (e le locande)

Sulla strada del ritorno verso l’aeroporto di Bristol, attraversiamo il Devon e la magnifica brughiera del parco nazionale del Dartmoor, con i suoi panorami maestosi, i cavalli in libertà, i boschi e i pendii ricoperti di roccia e cespugli di erica, i torrenti e le locande isolate, come la Warren house Inn, un avamposto in mezzo al niente di proprietà del Ducato di Cornovaglia (il duca è il principe Carlo) , frequentato fino agli anno ’30 dai minatori della zona, dove il fuoco dentro al camino arde ininterrottamente dal 1865, viene servita una squisita rabbit pie ed è possibile legare il proprio cavallo ad apposite staccionate. Il cerchio arturiano si chiude tra i nodosi massi di uno dei monumenti più visitati d’Inghilterra, Stonehenge. La presenza massiccia di turisti ne affievolisce un po’ il fascino, ma la magia del cerchio di pietre più famoso del mondo resta.

La famosa Stonehenge

Realizzata intorno al 2.500 avanti Cristo, Stonehenge entra a modo suo nella saga bretone: sempre Goffredo racconta che Merlino volle che il grande cerchio fosse rimosso dall’Irlanda, dove era stato costruito dai giganti che portarono le pietre dall’Africa. Dopo essere stato ricostruito vicino ad Amesbury, il monaco narra come, prima Uther Pendragon, padre di re Artù, e poi Costantino III, furono sepolti all’interno dell’anello di pietre.

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18 Luglio 2018
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