Policlinico Umberto I di Roma, via alla ristrutturazione. L'intervista al dg Alessio - DIRE.it

Sanità

Policlinico Umberto I di Roma, via alla ristrutturazione. L’intervista al dg Alessio

ROMA –  “Questo è un momento storico per il Policlinico, finalmente dopo 15 anni siamo riusciti ad arrivare a un traguardo assolutamente insperato”. Lo dice il direttore generale dell’Umberto I, Domenico Alessio, parlando con l’agenzia Dire dei lavori di ristrutturazione del Policlinico, arrivati a un punto di svolta dopo il via libera del Nucleo di valutazione del ministero della Salute.

“E’ servita caparbietà, forza e determinazione- aggiunge Alessio- Abbiamo trovato questo momento favorevole, con l’amministrazione regionale che ha condiviso tutti i progetti che ho presentato. Insieme al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, siamo giunti a un punto di non ritorno: rappresenta l’inizio di una ristrutturazione che ormai si aspettava da sempre ma non arrivava mai. Il fatto che il Nucleo di valutazione nazionale si sia espresso a favore del progetto presentato da noi, significa che tutti i provvedimenti- conclude il dg- sono stati condivisi a livello regionale e governativo”.

I TEMPI PER LA RISTRUTTURAZIONE – I lavori di ristrutturazione dell’Umberto I, “se le cose andranno secondo le nostre intenzioni, riusciranno a partire nei primi mesi del 2016“. Una volta partiti gli interventi, quale sarà la durata? “Ottenere i finanziamenti non è facile, ma è ancora più difficile spendere le risorse. Questi soldi vanno usati bene, con trasparenza, con gare di evidenza pubblica e procedure che garantiscano i risultati. Bisogna essere attenti e prudenti- ribadisce Alessio- Le procedure sono quelle previste dalla legge ma adesso possiamo solo partire. Mi auguro di vedere almeno conclusa una prima procedura di gara delle tante previste. Nel termine di 10-15 anni, comunque, dovremmo riuscire a vedere la conclusione dei lavori”. Un “ulteriore problema che dovremo affrontare”, aggiunge, è quello di “conciliare gli interventi di ristrutturazione con l’assistenza ai pazienti e la normale attività di un policlinico. Dovremo approntare delle aree da ristrutturare ed effettuare dei trasferimenti continui di veri reparti, in una catena continua. Non stiamo ristrutturando un singolo padiglione ma una città- conclude il dg- pensando non solo agli edifici ma agli impianti, alle reti fognarie ed elettriche”.

“Parliamo di un investimento importante e consistente, considerevole data la situazione del Paese che non consente ‘slanci di generosità'”, spiega Alessio.  Si tratterà di “interventi di manutenzione abbastanza consistenti– spiega in una intervista all’agenzia Dire- senza cui ci troveremmo in una situazione di criticità per quel che riguarda l’accoglienza, la sicurezza e l’erogazione dell’assistenza ai malati”. Quali saranno i reparti che più beneficeranno di questi interventi? “Prima di tutto il Dea e la medicina e chirurgia d’urgenza. Immediatamente dopo- conclude Alessio- verranno un blocco complessivo di 24 sale operatorie, le terapie intensive, mentre altri interventi strutturali riguarderanno l’accoglienza e circa 750 posti letto per garantire comfort ai pazienti”.

LA CONFERENZA DEI SERVIZI NON PRIMA DI OTTOBRE – La conferenza dei servizi per dare il via al piano di ristrutturazione del Policlinico “non credo possa essere convocata prima di ottobre. Richiede dei tempi tecnici particolari: dobbiamo approntare una quindicina di progetti che riprendono quello originario e che vanno distribuiti a tutti gli attori seduti al tavolo”. Così il direttore generale dell’Umberto I di Roma, Domenico Alessio, in una intervista all’agenzia Dire sui lavori di ristrutturazione che riguarderanno la struttura.

“La burocrazia non c’entra nulla, sono stati i miei predecessori a rallentare parecchio” il via ai lavori di ristrutturazione e riqualificazione. “I soldi erano lì ma abbiamo tradito la sensibilità del legislatore, che si era reso conto della situazione di una grande struttura come il policlinico e quelle somme stanziate stanno lì ferme per 15 anni. Molto probabilmente se ci fosse stato un impegno diverso, con questo finanziamento avremmo potuto fare altri lavori e magari qualcosa in più: 220 milioni di euro nel 2000 sono una cosa, nel 2015 un’altra”.

18 luglio 2015
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