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“Una nuova Sinistra a due cifre o avremo fallito”


ROMA – “Non siamo qui per rifare una lista arcobaleno, ma qualcosa di nuovo e più grande. Una vasta unione che sorga fuori dai partiti tradizionali. Una grande coalizione civica di sinistra per l’attuazione della Costituzione”. È Tomaso Montanari ad aprire l’assemblea di ‘Democrazia e uguglianza’ convocata al teatro Brancaccio: una assise nata da un appello per l’unità della sinistra che lui e Anna Falcone hanno firmato qualche settimana fa.

“Il nostro obiettivo finale rimane la costruzione di una sola lista a sinistra- spiega- Oggi siamo piccoli, ma Davide può rovesciare Golia, come è successo il 4 dicembre. Di fronte a un leader senza popolo, noi siamo un popolo che non cerca leader”. Non è l’unico attacco a Matteo Renzi.

Nei 40 minuti di discorso, Montanari riserva numerose stoccate al segretario del Pd, raccogliendo sempre le ovazioni della platea: “Pensiamo che il Pd sia ormai un pezzo della destra. Una destra non sempre moderata- attacca a un certo punto tra i boati di approvazione del pubblico- con cui nessuna alleanza è possibile. Noi siamo una forza radicalmente alternativa al Pd”.

La sala del Brancaccio è colma, fuori dal teatro c’è tanta gente che non riesce a entrare. Il pubblico è diviso a metà tra uomini e donne, tanti i giovani. Viene distribuito il Manifesto, dove fu pubblicato l’appello Montanari-Falcone. C’è Nicola Fratoianni di Sinistra italiana, c’è Pippo Civati di Possibile. Questi sono stati i primi due partiti a rispondere all’appello. C’è anche una rappresentanza di Rifondazione comunista e dell’Altra Europa con Tsipras. C’è l’ex senatore grillino Fabrizio Bocchino, mentre Mdp è rappresentato da Miguel Gotor.

Il comune denominatore di chi è qui è il referendum del 4 dicembre: questo è il popolo del no. Montanari chiede di andare oltre: “La sinistra negli ultimi anni ha dimenticato di parlare di uguaglianza, lo scrive anche Prodi nel suo ultimo libro. Nessuno è bandito perché ha votato sì al referendum, ma chi sta qua la Costituzione la vuole attuare, non rottamare. Non ci sono bandi proscrizione o esclusioni, ma deve essere chiaro che la rotta è invertita. Non chiediamo abiure né scuse ma deve essere chiaro che vogliamo costruire un futuro diverso. È il futuro che ci sta a cuore, non la resa dei conti”.

Il palco è semplice: qualche cubo e qualche cerchio luminosi. Cinque gabbiani di cartone che volano. Montanari e Falcone sono gli unici seduti, accanto a loro scorrono gli oratori. “Occore rovesciare il tavolo della sinistra per guardare dal punto di vista di chi è caduto a terra, non da quello di chi è garantito. Bisogna rompere con una sinistra alla Tony Blair che si comporta come la destra. Impossibile tornare ad allearsi col Pd di Matteo Renzi”.

Montanari cita Prodi, Berlinguer, don Milani, papa Francesco: “Forse è più a sinistra di noi”, dice raccogliendo applausi. Poi elenca alcune priorità della sinistra che sogna: progressività fiscale, la patrimoniale, un’imposta di successione; lotta al precariato e difesa dell’ambiente. Rilancio della scuola “per formare cittadini, non merce per il jobs act”. Poi: “Una profonda revisione dei trattati europei. L’Italia non ha un futuro fuori dall’Unione europea, ma questa Ue va cambiata dalle fondamenta”.

Se il Pd “è un pezzo della destra”, continua Montanari, il M5S non è un’alternativa: “Il M5s è prigioniero di una oligarchia imperscrutabile, sempre più spostato a destra con tratti netti di xenofobia e intolleranza”. Qualcuno con cui dialogare, però, esiste: “Ci sono partiti diversi, come Possibile e Sinistra italiana che hanno risposto subito al nostro appello. Rifondazione, Altra Europa per Tsipras, Art. 1…”. E rivela: “Abbiamo invitato Pisapia, che ci ha risposto ‘non ci sono le condizioni perché io venga’. Non ci è sembrato un buon inizio”. Copiosi fischi della platea all’ex sindaco di Milano, reo di preferire il dialogo col Pd.

Montanari indica la strada da percorrere: “Dobbiamo costruire una alleanza tra cittadini, comitati, associazioni, partiti per portare in Parlamento la parte sommersa di questo Paese. In autunno faremo una nuova assemblea nazionale, ma se non saremo centinaia di migliaia questa cosa non avrà senso. Riuscirà se ci sarà una travolgente azione popolare, se non arriviamo a percentuali a due cifre non serve a niente e sarò il primo a dire che è stato un fallimento. Io- assicura- non mi voglio candidare a nulla”.

18 giugno 2017

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