Galantino: “La Sharing society è l’alternativa alla violenza”

nunzio galantinoROMA – “Violenza provocata, violenza subìta. Violenza che ti sorprende mentre sei in casa o che provoca distruzione mentre si sta cercando faticosamente di guadagnare per sé e per gli altri il diritto di vivere la propria condizione. Ma… siamo inesorabilmente condannati alla contrapposizione violenta?”, così monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, nella sua riflessione settimanale su ‘Il Sole 24 ore’ pubblicato oggi.

“Nei giorni passati mi è parso che la risposta fosse purtroppo già scritta e avesse il colore del sangue sparso nelle diverse parti del mondo- prosegue mons. Galantino-. Eppure sono possibili risposte diverse, perché vi sono storie diverse. Ugualmente vere. Faticosamente, ma positivamente vere”.

Il vescovo racconta di Rondine, cittadella della pace presso Arezzo, luogo dove si incontrano giovani da Paesi in guerra tra loro. Come “Kamelia, giovane palestinese, e Elad, giovane israeliano, incontratisi per la prima volta a Rondine”.

“Un incontro che subito graffia- scrive mons. Galantino-: guardare negli occhi il nemico, toccarlo, parlarci è audacia. Provarci è rottura di uno schema che porta insospettabili risultati”.

“Diffidenza e paura generano regressioni difensive” che rievocano “pericolosi fantasmi. Tra questi, uno appunto è sempre pronto a materializzarsi: il nemico. Il nemico trova sempre categorie umane da vestire con i suoi panni e genera una irresistibile e mostruosa forza attrattiva”.

Le stragi di questi giorni, scrive mons. Galantino, “sono situazioni che non possono essere affrontate semplicemente con parole di circostanza; portano, piuttosto, a chiedersi cosa stia succedendo nel nostro mondo. Compreso in quello che vorremmo fosse soltanto un mondo sportivo: non basta certo la vittoria della nostra Nazionale sul Belgio, nel quadro degli Europei in Francia, a farci dimenticare le vergognose violenze di questi giorni tra diverse tifoserie, anche qui all’insegna della logica del nemico, quasi che il calcio funzionasse semplicemente da detonatore, valvola di sfogo di disagi sociali, economici, culturali”. “Abbiamo bisogno di riscoprire la forza di una inedita reciprocità tra nemici, una Gegenseitigkeit, come dicono i tedeschi- sottolinea-, che letteralmente descrive come due persone acquisiscono ciascuna qualcosa dell’altro, nell’incontro”.

“Comprendiamo sempre meglio che la sharing economy deve poter diventare sharing society- conclude-; che l’economia della condivisione deve inverarsi in una società della condivisione, ma questo non avverrà spontaneamente. Dovremo educarci ed educare a tutto questo e dovremo farlo presto, prima che sia troppo tardi”. (Vedi www.agensir.it)

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18 Giugno 2016
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