In Emilia-Romagna presi postini in erba, i più esperti a casa

poste_italianeBOLOGNA – Se da un lato i sindacati parlano di 400 esuberi in Emilia-Romagna, dall’altro Poste italiane sta procedendo a nuove assunzioni. Il problema è che sta scartando i portalettere esperti e scegliendo solo gente alle prime armi, con contratti di tre mesi.

A sollevare il caso sono le deputate del Pd Marilena Fabbri e Donata Lenzi, che alla Camera hanno presentato un’interrogazione al ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, e a quello del Lavoro, Giuliano Poletti.

Poste, spiegano Fabbri e Lenzi nell’interrogazione, “ha iniziato ad assumere nuovi portalettere in varie regioni”. Ma alle due deputate Pd risulta che in Emilia-Romagna dalle selezioni “vengano esplicitamente esclusi coloro che hanno svolto il servizio per società in appalto, cosa che non è stata fatta in altre regioni, e vengano assunti invece lavoratori con contratti trimestrali privi di esperienza”.

La platea di chi rischia il posto in Emilia-Romagna è ampia. Secondo i sindacati, riferiscono infatti Fabbri e Lenzi, tra i vari contratti di appalto in scadenza stipulati da Poste e che rischiano di non essere rinnovati, si rischia di avere altre “400 persone senza lavoro con età anagrafica medio-alta”. A Bologna, citano come esempio le deputate dem, Poste ha ripreso alcune attività affidate alla ditta Transystem, ma questo ha portato al licenziamento di nove persone con un’esperienza quasi decennale. Per loro, Fabbri e Lenzi chiedono l’apertura di un tavolo di trattativa nazionale, anche perchè in situazioni simili, come il caso della Uptime nel Lazio, Poste ha siglato un’intesa per assumere i lavoratori che restano senza occupazione. Quindi, “ci sono le condizioni” per salvare anche i lavoratori della Transystem.

“La diminuzione del prodotto postale e la scelta di internalizzare alcune attività- segnalano le due deputate Pd- è una scelta che però evidenzia una contraddizione”.

Per svolgere il servizio, Poste Italiane nel centro-nord “ha in essere 140 contratti a tempo determinato in scadenza al 30 giugno, che diventeranno oltre 200 dall’1 luglio, spesso oggetto di ripetuti rinnovi”.

Al Cmp di Bologna, nel reparto smistamento, “ci sono 64 contratti a tempo determinato fino al 30 giugno, che diventeranno 76 per i prossimi sei mesi”. Secondo Fabbri e Lenzi, “è inaccettabile che persista una logica per cui anche i servizi pubblici siano assoggettati esclusivamente a criteri di redditività, dal momento che esiste un servizio universale che Poste Italiane deve garantire e che dipende non solo dalla qualità del servizio, ma soprattutto dalle buone condizioni di lavoro degli occupati”.

Per questo, il Pd chiede “un tavolo di confronto nazionale al fine di salvaguardare i posti di lavoro a rischio, auspicando la diffusione di modalità omogenee su tutto il territorio nazionale dal punto di vista contrattuale e salariale”. Intanto, sullo sfondo vanno avanti le proteste di lavoratori e sindacati contro la consegna della posta a giorni alterni, che tra poco partirà anche sull’Appennino bolognese e che in varie città dell’Emilia-Romagna ha creato non pochi disagi: a Parma e Rimini, ad esempio, si sono accumulati quintali di posta non consegnata. I lavoratori sono già al secondo mese di blocco degli straordinari e i sindacati hanno proclamato uno sciopero regionale per il prossimo 27 giugno.

di Andrea Sangermano, giornalista professionista

18 Giugno 2016
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