Europei di calcio, DIRE…tta dalla piadineria

di Maurizio Papa, professione guest star

Il gigante e la piadina. Storia vera con: Ibra, la bimba che aveva già mangiato, un papà tifoso e rucola all’uscita.

piadinaOk, questa rubrica sugli Europei prevederebbe dirette dal bar, ma a certe latitudini le piadinerie sono altrettanto un’istituzione: quindi, deroga. Ore 14,40 di ieri. Ovvero, nel fuso orario di qualche milione abbondante di italiani: mancano 20 minuti al fischio di inizio di Italia-Svezia. Piadineria bolognese. Papà entra con bimba e si sceglie la piadina. La bimba accenna a fare lo stesso, ma lui è sicuro del fatto suo: “Ma no che non la vuoi anche tu, hai già mangiato”. Poi, scambiando due parole con gli altri clienti, nel poco spazio lasciato libero dalle battute pre-partita sui mobili Ikea, rassicura tutti: “Ma sì che ce la facciamo a rientrate in tempo per l’inizio“. In effetti, vede che prima di poter ordinare ha davanti solo un’altra persona. Che però è solo la testa di ponte di un un gruppo di sei: una mezza redazione di giornalisti, che hanno calcolato i tempi della pausa pranzo a perfezione e infatti si perderanno metà del primo tempo.

“Ma tanto il quarto d’ora iniziale è tutta fase di studio”, dice uno. “Prova a pronunciare la parola ‘studio’ in faccia ad Ibrahimovic e poi mi fai sapere”, risponde un altro. Il papà, intanto, attende il suo turno. Tic-tac. Il tempo passa, scandito da una piadina consegnata dopo l’altra. “Eh, ci stiamo perdendo gli inni”, dice alla bimba. La quale, diciamola così, non sembra particolarmente scossa dalla notizia. Alle 15,03 la piadina arriva. Lui, che per guadagnare tra i 35 ed i 40 secondi aveva già pagato in anticipo, l’afferra quasi al volo (la piadina, non la bambina) e si fionda fuori dal locale, verso la bicicletta.

Le mette il casco (alla bambina, non alla piadina) e sistema la creatura sul seggiolino. Pronti, si parte: la meta è vicina. Eh, no. Accenno di pianto della bambina. Panico. “No dai, non dirmi che volevi davvero anche tu la piadina! Mi avevi detto di aver già mangiato…”. Lei è già allo strofinamento degli occhi. Tic-tac. L’orologio corre. Lei piagnucola. Lui quasi. “Ma sei sicura-sicura-sicura che la vuoi?”, ci riprova.

Segue duello silenzioso, occhi negli occhi. Come un calcio di rigore. Lui, che ancora neanche è sceso dalla bici, tenta la giocata più spettacolare e allo stesso tempo più rischiosa: il cucchiaio. La finta delle finte. “Ma non è che ti va di mangiare un po’ del pane carasau che abbiamo a casa?”. Complimentissimi. Lei, ovviamente, non ci casca. Non si butta di lato, per poi rassegnarsi a vedere la piadina che lenta e beffarda la scavalca e finisce in rete. Resta immobile. Come il più navigato dei portieri di scuola ex sovietica. La palla loffia calciata del papà gli arriva comoda comoda tra le braccia. “Vo-glio-la-pia-di-na”. Rigore parato. Papà, non sei Totti (del resto, la bimba aveva un nome normale). Avrai altre occasioni: ma al momento il gioco ce l’ha in mano lei. Tic-tac. Di nuovo dentro, in piadineria.

Ordinazione lampo, il piadinaro promette preparazione altrettanto rapida: per forza, a quel punto sono tutti a vedere la partita. Poi via! Di nuovo fuori, ma stavolta niente trafila casco-seggiolino: in effetti, si possono risparmiare fino a 50 o 55 secondi, forse addirittura un minutino tondo tondo. Si va a piedi, che casa è a due passi. Tic-tac. Il papà spinge la bici a mano, passo svelto, la bimba porta le piadine. Il sacchetto è grande, l’andatura spedita. Ogni passo è quello buono per vedere le piadine che finiscono inesorabilmente sul pavimento del portico. Ma non succede. La bimba non le fa cadere, contro ogni pronostico. Le stesse probabilità che aveva Eder di trasformare in goal una rimessa laterale di Chiellini infilandosi in mezzo a quattro svedesoni, che fanno cinque una volta battuto anche il portiere. Doveva proprio andare così. Tutti contenti. Il papà, la bambina, il piadinaro. No, Ibrahimovic no. Ma questa è una storia a lieto fine italiana e le piadine, al ristorante dell’Ikea, non le fanno.

Ah, le pagelle.

Bimba, 8: sembra dinteressarsi del gioco, ma in realtà sta aspettando il momento giusto per colpire e quando lo fa, col giusto cinismo, non lascia scampo. Affamata.

Papà, 7: prende sotto gamba l’avversario e pensa di chiudere la partita troppo presto. Poi soffre, stringe i denti e si si sacrifica. Nonostante la figuraccia dal dischetto, porta a casa il risultato azzeccando il cambio. Generoso.

Piadinaro, 6: le piadine sono ben disposte in campo, ma gioca in casa e un po’ di rapidità in più nella distribusione dei palloni non guasterebbe. Sfruttando le incertezze dell’avversario, incassa la doppietta. Certo, però, un televisore nel locale ce lo potresti pure mettere. Impastato.

Ristorante Ikea, senza voto: “Gronsaksbullar”, “Chocklandkrokant”, “Appelkakka”… eeeeh? Oggetto misterioso.

Eder, 7: sbuca più o meno dal nulla come la rucola. E dà gusto ad un piatto altrimenti insapore. Piccantino.

Ibrahimovic, 4: combina poco e, fuori gioco o no, si mangia un goal clamoroso. Mai provate le piadine? Indigesto.

18 Giu 2016
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