Burundi, Padre Marano: “Cure negate se non paghi per il presidente”

ROMA –  Cure negate in ospedale a chi non paga la tassa per finanziare il referendum del prossimo 17 maggio e le elezioni del 2020: ad accusare il governo del presidente Pierre Nkurunziza e’ padre Claudio Marano, missionario saveriano per 30 anni in Burundi, contattato oggi dall’agenzia Dire. “Si moltiplicano le denunce di chi si vede negata l’assistenza perche’ non si e’ piegato alla nuova imposta, decisa per compensare il blocco degli aiuti dell’Unione Europea, del Belgio e della Germania” dice il missionario: “Pur di andare avanti con il referendum, convocato per garantire a Nkurunziza la possibilita’ di restare in carica fino al 2034, il governo non si ferma davanti a nulla”.

In un documento del ministero delle Finanze risalente a febbraio si fissa l’imposta a 5000 franchi, l’equivalente di 2 dollari e 80 centesimi, per i dipendenti pubblici con stipendio compreso tra i 50mila e i 500mila franchi. Chiunque guadagni oltre un milione di franchi, l’equivalente di 560 dollari, sarebbe invece tenuto a versare ogni anno lo stipendio di un mese. Secondo padre Marano, ora in Italia ma in contatto costante con Bujumbura, nel tentativo di contenere le ripercussioni dei contrasti con l’Europa il governo di Bujumbura sta rafforzando l’intesa con la Cina e incrementando la pressione sulla diaspora. “A rivelarlo sono anche le trattenute che la Banca centrale opera su qualunque somma di denaro entri nel Paese” dice il missionario: “Attraverso il sistema di cambio, e’ prelevato in modo automatico un terzo di ogni deposito”.

La crisi in Burundi si e’ aggravata a partire dal 2015, l’anno delle ultime elezioni e della conferma di Nkurunziza nonostante il limite costituzionale di due mandati alla guida dello Stato. Scontri di piazza e blitz della polizia hanno provocato, stando a fonti concordanti, centinaia di morti e circa 400mila profughi. Secondo padre Marano, ora un ruolo importante potrebbe essere assunto anche dalla Chiesa cattolica. “Aspettiamo la nomina di tre dei sette vescovi del Paese, a Gitega, Ngozi e Bururi” sottolinea il missionario: “Speriamo che il coraggio vinca sulla paura”.

Questa settimana ad accusare l’esecutivo di Bujumbura e’ stata anche l’ong americana Human Rights Watch (Hrw), che denuncia esecuzioni sommarie, pestaggi e intimidazioni di oppositori. “Non ci sono dubbi che il referendum imminente sara’ accompagnato da altri abusi” ha detto Ida Sawyer, direttore dell’organizzazione per l’Africa centrale: “Le autorita’ del Burundi e l’ala giovanile del partito di governo, la Imbonerakure, stanno perpetrando violenze nell’impunita’ quasi totale per consentire a Nkurunziza di consolidare il proprio potere”.

18 Aprile 2018
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