Ultimo giorno al Vinitaly, Rosati: “Per il Lazio salto di qualità”

ROMA –  Un flusso continuo di visitatori, tra appassionati e addetti ai lavori, compratori europei e da ogni ogni parte del mondo, curiosi che per la prima volta vogliono scoprire il Lazio finalmente uscito dal ruolo di Cenerentola e diventato sempre più protagonista di eventi come il Vinitaly, la fiera dedicata al vino che da domenica a oggi, giorno di chiusura, ha portato nel padiglione del Lazio “migliaia di persone”. Circa 1.800 metri quadrati con una scenografia che rimanda a tutte le bellezze laziali hanno ospitato 60 aziende vitivinicole, sei in più rispetto allo scorso anno, 28 appuntamenti dedicati alle eccellenze dei territori, 3 cooking show firmati dagli stellati Antonello Colonna e i fratelli Serva e da Dino de Bellis, chef dell’Enoteca regionale di via Frattina. E poi i ragazzi e le ragazze di cinque Istituti alberghieri della regione che hanno animato il padiglione e si sono sfidati a colpi di tavole imbandite, ma anche le chicche, come il gelato al vino che arriva da Frascati. “Questa edizione del Vinitaly è stata un grande salto di qualità per il Lazio, in tutti i sensi. Abbiamo avuto migliaia di visitatori– ha detto a Radio Radio l’amministratore unico di Arsial, Antonio Rosati– e la novità è stata una grande presenza giovanile, 30enni che venivano a visitare il nostro padiglione”. E poi, ha detto ancora Rosati, “abbiamo fatto colpo sui compratori tedeschi e canadesi. Queste 60 cantine sono la vera grande avanguardia del settore vitivinicolo del Lazio, dove si affacciano giovani produttori magari figli dei vecchi contadini che però hanno studiato, hanno migliorato le tecniche e si dedicano a questa attività non solo per necessità, ma anche per scelta di vita. E questo per noi è un risultato molto importante”. E siccome nel Lazio il vino “sta crescendo”, Rosati ha lanciato un appello che si è subito trasformato in una campagna di comunicazione: “Bisogna consumare i vini del Lazio, la nostra regione non è più la Cenerentola di una volta, ci sono realtà meravigliose. Bisogna fare una campagna così come avviene in Toscana, in Veneto e in Sicilia, dove un ristoratore deve avere tanti vini, ovviamente, ma non esiste che un consumatore siciliano o veneto chieda un vino di un’altra regione”. Nel Lazio secondo Zingaretti “c’è un pregiudizio, ma noi con l’aiuto dei media dobbiamo superarlo, perché i nostri vini sono meravigliosi. Dobbiamo difendere il territorio e il lavoro”.
18 Aprile 2018
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