Tumore della prostata, al San Camillo il gruppo Pdta presenta i risultati di un anno di lavoro

ROMA – Quale terapia per il carcinoma della prostata? Meglio la radio, la chirurgia o nessun intervento? Sono queste le domande che quasi sempre i pazienti con cancro della prostata si pongono prima di iniziare un percorso terapeutico e per questo ‘migrano’ da uno specialista all’altro nella speranza di prendere la decisione migliore. Per rispondere a questa domanda è stato aperto presso l’ospedale San Camillo di Roma un nuovo centro di eccellenza multidisciplinare per il cancro della prostata, dove il singolo caso viene discusso ed analizzato contemporaneamente da un urologo, un radioterapista ed un oncologo e successivamente avviato alla terapia più appropriata che i tre specialisti consigliano di seguire.

Cos’è il Pdta

Il centro, che nella regione Lazio è stato il primo ad essere avviato, si avvale anche di altri specialisti come l’andrologo, lo psicologo, il radiologo e il fisioterapista, l’anatomo patologo per completare un approccio a 360 gradi delle problematiche che questa malattia comporta. Questo nuovo modello organizzativo che armonizza le varie risorse presenti dentro l’ospedale viene chiamato Pdta, Percorso diagnostico terapeutico assistenziale. Il gruppo del Pdta coordinato dall’urologo Marco Gaffi presenterà il 20 aprile alle ore 10 presso l’aula A dell’ospedale San Camillo i risultati di un anno di lavoro.

In Italia ogni anno 38mila nuovi casi di tumore urologico

Nel nostro Paese ogni anno vengono diagnosticati 38mila nuovi casi di tumore urologico, il più frequente è quello alla prostata che tuttavia ha un minor impatto clinico di altri tumori perché in una percentuale non trascurabile dei casi risulta in forma latente asintomatica, soprattutto negli over 80. Per il tumore della vescica sono previsti, per il 2020, oltre 30.300 nuove diagnosi l’anno contro le 27mila attuali. Vista l’età avanzata dei pazienti generalmente il tumore urologico si accompagna ad altre patologie come il diabete, l’ipertensione o l’insufficienza renale. Per questo è fondamentale che siano assistiti da un team multidisciplinare in cui i vari specialisti collaborino evitando esami superflui e garantendo il tempestivo accesso ai programmi di riabilitazione. Un lavoro che risulterà sempre più importante per il futuro visto che, a causa della bassa natalità, in Italia si prevede che, già nel 2025, un quarto della popolazione avrà più di 65 anni. Naturalmente sarà necessario prendere provvedimenti anche a livello politico, oltre che sanitario, per evitare un boom di patologie oncologiche nei prossimi anni.
18 Aprile 2018
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