Fondazione Roche festeggia i 40 anni dalla nascita del Ssn

ROMA – “Un ragazzo che nasce oggi non può neanche immaginare cosa ha significato la nascita del Servizio sanitario nazionale. Dovrei dirgli: sai che se tu avessi dovuto fare la vaccinazione 40 anni fa i tuoi genitori avrebbero dovuto pagarla? Sai che se ti fossi ammalato gravemente avresti avuto a disposizione al massimo 30 giorni di ospedale, a meno che tua mamma o tuo papà non avessero avuto una mutua molto importante? Sarà quindi difficile capire a questo ragazzo com’era il Ssn, sicuramente è più facile fargli capire com’è bello vivere adesso in un Paese in cui, se si ammala o si rompe una gamba mentre gioca a calcio, il sistema sanitario, gratuitamente, lo aiuta”. Così la presidente della Fondazione Roche, Mariapia Garavaglia, intervistata a Roma in occasione del primo incontro di ’40 anni di Ssn. Diritti al futuro’, un’iniziativa promossa dalla Fondazione per celebrare il quarantennale dall’approvazione della Legge 833/1978 che istituì nel nostro Paese il Servizio sanitario nazionale. L’evento prevede tre dibattiti pubblici, ognuno dei quali declinato su uno dei principi fondanti la Riforma: quello di ieri, che si è svolto a Palazzo Santa Chiara, è stato dedicato all’universalismo, seguiranno gli altri due, rispettivamente su uguaglianza ed equità.

GARAVAGLIA: PREZIOSO, MA TORNI AD ESSERE DAVVERO UNIVERSALISTICO 

“Celebrare i 40 anni del Sevizio sanitario nazionale- ha proseguito- significa far riflettere la politica su come fare a renderlo di nuovo, davvero, universalistico. Perché oggi, a seconda della Regione in cui si nasce o si vive, si hanno o non si hanno servizi di qualità”. Quanto alla ricerca, secondo Garavaglia “ci ha offerto delle risposte terapeutiche notevoli ma anche costose. C’è un problema di accesso- ha quindi sottolineato- che deve essere spiegato ai cittadini, affinché paghino le tasse sapendo dove vanno a finire i loro soldi. Gli italiani devono proteggere questo sistema, altrimenti il giorno in cui si indebolirà o morirà rimarrebbero senza un servizio altamente qualificato. Oramai l’Italia è l’ultimo Paese che mantiene un servizio universalistico e per non perdere questo tesoro di civiltà occorre avere questa consapevolezza”. Per i prossimi 40 anni, intanto, la presidente della Fondazione Roche si aspetta che il Servizio sanitario nazionale “migliori e non si fermi, perché in sanità ciò che si ferma è regressione: la ricerca corre e il bisogno di farmaci innovativi aumenta. Quindi a questo Ssn auguri che i prossimi 40 anni lo vedano ancora vivo ma implementato di qualità e quantità dei servizi davvero utili e non di spreco”.

 

LORENZIN: NOSTRO DOVERE GARANTIRE SSN A NUOVE GENERAZIONI 

Presente all’incontro della Fondazione Roche, anche il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin: “Abbiamo il dovere di garantire l’universalismo del Servizio sanitario nazionale alle nuove generazioni- ha detto- in un mondo della salute che è completamente cambiato e che richiede potenti trasformazioni. E nello stesso tempo dobbiamo riuscire a mantenere il sistema sostenibile, facendo i conti col budget in un mondo in cui la medicina è completamente cambiata: oggi si guarisce da malattie per cui 40 anni fa si moriva, si riescono a cronicizzare malattie per cui 40 anni fa si era disperati e si sono scoperte le cause di malattie che 40 anni fa erano ancora misteriose”. Quello dei 40 anni del Servizio sanitario nazionale, ha poi commentato Lorenzin, è “un bellissimo compleanno perché il mondo della salute è cambiato profondamente, perché la nostra vita si è allungata e perché abbiamo la possibilità di combattere dei fantasmi che una volta erano sciagure; ma allo stesso, dobbiamo avere gli occhi rivolti al futuro e mettere in campo le strategie per garantire la sostenibilità del Ssn”. Lorenzin ha quindi sottolineato l’importanza della medicina del territorio: “In un mondo iper specializzato l’ospedale può essere solo un luogo dove si gestisce il malato nella fase acuta o quando è necessario un intervento ad alta complessità; ma il costo di questo tipo di interventi è tale che non si possono più pensare degenze di molti giorni. Oggi dobbiamo avere un servizio ospedaliero che gestisce le acuzie, mentre tutto il resto deve essere gestito nel territorio, con la prevenzione e la farmacia dei servizi, che si inserisce in un servizio di presa in carico del paziente, attraverso la prevenzione e la gestione della cronicità, che in un Paese di anziani come il nostro deve essere un elemento portante”.

RICCIARDI (ISS): VERA SFIDA OGGI È GESTIONE CRONICITÀ 

La gestione della cronicità, intanto, è la vera sfida della sanità. Ne è convinto il presidente dell’Istituto superiore di Sanità, Walter Ricciardi, presente all’incontro: “Quando è nato il Servizio sanitario nazionale- ha commentato- noi avevamo problemi acuti, morivano 20 bambini su 1000 appena nati, e morivano 30 bambini su mille nel primo anno di vita. Oggi praticamente questi bambini sono uno, due o tre, e grazie ai progressi vivono anche fino a tarda età. Il problema è che hanno delle malattie in tarda età, molto spesso più di una, che costano”.

Quanto alle armi per garantire la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale, ha proseguito Ricciardi, sono quelle “politiche, tecniche e scientifiche. Per quanto riguarda le prime, bisogna continuare a convincere, d’altra parte nel nostro Paese apparentemente non c’è nessuno che si opponga, ad investire nel Ssn. Per qualche tempo la crisi economica ce l’ha fatto tagliare, adesso dobbiamo ricominciare ad investire. Quanto alle armi tecniche-scientifiche, invece, sono nella riorganizzazione dei servizi e nella centralità dei cittadini. La riorganizzazione è un aspetto gestionale e tecnico, però sostanzialmente gli italiani si ammalano per quattro motivi: mangiano troppo, non fanno attività fisica, bevono e fumano. Ecco, queste sono le cause del 90% delle loro malattie, che sono il diabete, il cancro, le patologie cardiovascolari e gli ictus”. In merito alla prevenzione, infine, secondo il presidente dell’Iss è “importantissima ed è chiaro che noi dovremmo cercare di evitare che le persone si ammalino- ha aggiunto- ma questa è un’utopia. Soltanto che se si ammalano all’attuale ritmo di crescita noi non ce la faremo a curarle, anche perché noi oggi abbiamo delle straordinarie tecnologie farmaceutiche e diagnostiche che però costano. Quindi quando si moltiplica il costo delle singole cure per il numero di cittadini che hanno bisogno- ha concluso Ricciardi- poi emergono cifre che non siamo in grado di sostenere”.

18 Aprile 2018
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