Sardegna

Trivelle, Ganau: “Battaglia impari, ma 410.000 sì dalla Sardegna”

G. Ganau

CAGLIARI – “Prendiamo atto del risultato non soddisfacente del referendum al quale abbiamo creduto, sapendo che era una battaglia impari che aveva più di un nemico: il tempo e l’astensione“. Così il presidente del Consiglio regionale e delegato sardo nel Comitato nazionale costituito dai Consigli promotori del referendum sulle trivelle, Gianfranco Ganau, commenta i risultati del referendum contro le trivelle. Una sconfitta, che però per Ganau ha lanciato segnali importanti: “Il voto in Sardegna, a differenza di quello che accade di solito, è superiore alla media nazionale. Il 92,40% dei sardi hanno votato per il Sì, a conferma che la materia non è loro certamente indifferente. Sono andati a votare 410 mila sardi, ossia il 53% dei votanti alle ultime elezioni regionali– sottolinea-. Non tenere conto del loro parere sarebbe da irresponsabili”.

TrivelleIl presidente del Consiglio sardo non risparmia poi qualche stoccata al premier Matteo Renzi: “L’invito all’astensionismo favorisce un allontanamento della partecipazione che è la vera emergenza nel nostro Paese: pensare che i Consigli regionali abbiano voluto proporre il referendum per mettere in difficoltà il Governo- sottolinea- significa non tenere conto che la maggioranza delle Assemblee legislative, promotrici del referendum, è a guida centro sinistra e non hanno evidentemente alcun interesse a creare contrapposizioni strumentali. Abbiamo portato avanti una lotta strategica senza alcuna demagogia, sostenuta da dati certi– spiega Ganau-. Sapevamo che sarebbe stato difficile e ci siamo scontrati con la volontà precisa di non voler affrontare il tema, tanto da creare le condizioni perché meno elettori possibili fossero informati e potessero fare una scelta motivata”.

Per Ganau, messo alle spalle il referendum, è ora necessario discutere di energia a livello nazionale: “Sono d’accordo con il presidente del Consiglio dei Ministri: bisogna sedersi attorno ad un tavolo per ragionare insieme sullo sviluppo energetico del Paese, ma è necessario chiarire alcuni aspetti: è stata la più breve campagna elettorale della storia della Repubblica e la consultazione referendaria poteva essere accorpata alle amministrative con una semplice legge- conclude-. È stata dunque una scelta del Governo quella di non risparmiare oltre 300 milioni di euro”.

di Andrea Piana, giornalista

18 aprile 2016
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