VIDEO | Una nuvola danzante dalla voce ipnotica, Florence (and the machine) ammalia Bologna

Ieri sera il live sold out della band inglese all'Unipol Arena: grazia ed eleganza per la cantante dai capelli rossi ma anche carica ed energia. E nessuna nota fuori posto
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BOLOGNA – Se non la si amasse già per la voce, lo stile e la personalità, da ieri sera ci sono almeno altri due motivi per innamorarsi di Florence Welch, la cantante dei Florence and the Machine. Durante il live sold out all’Unipol Arena della band (stasera si replica al Pala Alpitour di Torino), tra i tanti momenti coinvolgenti, sono infatti due quelli che sono andati sicuramente a segno: il primo quando ha detto: “Siamo inglesi, ma anche europei“, lanciando il suo messaggio politico contro la Brexit, invitando tutti a essere vicini e solidali e facendo salire un’ovazione dal palazzetto.

Il secondo, quando ha chiesto (finalmente) al pubblico di abbassare i telefonini – che come al solito impedivano la vista a chi era dietro e catturavano immagini e suoni distorti – per fare qualcosa di “inusuale”, guardare i propri vicini, alzare le mani al cielo e ballare con lei, perché questo “è un momento solo vostro”. Prima lo ha chiesto delicatamente, quasi cinguettando, poi “ve lo dico all’inglese”, ha aggiunto facendo uscire da quella bocca delicata un cavernoso “mettete via quel fottuto telefono” (“put away that fucking phone“). 

 
Di certo, quando è partita la prima nota di “June“, mentre ancora il pubblico del parterre era in fila per entrare, si è capito subito che la voce di Florence rende molto di più dal vivo che in studio, con alti cristallini e bassi profondi, senza sbagliare una nota nemmeno mentre salta. Che eccelle per grazia, leggiadria e carisma, una sintesi tra un’Ofelia shakesperiana, una silfide figlia dei fiori, Pj Harvey e Patti Smith. Quest’ultima omaggiata tra l’altro con parole affettuose dalla stessa Florence dal palco.
Vestita di chiffon verde, in un un abito lungo, trasparente e con dei volant sul decolleté che farebbe fare una pessima figura una donna qualunque, la cantante ha iniziato a volteggiare sul palco, con una gestualità leggera da farla sembrare una Primavera botticelliana, ma con una carica di sensualità da ballo rituale. Con “Hunger” ha iniziato a infiammare la platea e a far vedere di che pasta è fatta, poi “Between two lungs“, “Only if for a night“, “Queen for a night“.
Con “South London forever” ha voluto omaggiare il posto dove è nata, ha parlato della madre, insegnante di Storia del Rinascimento alla quale deve probabilmente lo stile e gli abiti. E ha parlato molto, Florence, tra una canzone e l’altra, con una voce infantile, quasi uno squittio in contrasto con la potenza del cantato ha parlato di smarrimento, di amore universale, ha invitato ogni singola persona a prendere per mano o abbracciare il proprio vicino, meglio se sconosciuto. C’è chi si è chiesto quale droga si era fatta, chi ha pensato a Patti Smith e chi, semplicemente, completamente rapito, si è lasciato andare su “Patricia” “Dogs days are over“, “Ship to Wreck“, “Moderation“, seguendo con gli occhi quella musa trentatreenne che correva, quasi senza toccare terra, scalza, su e giù per il palco. E ancora, agitando la testa di capelli rossi sul corpo diafano, “Sky full of Song“, “Cosmic love“, con la cantante che ha elogiato il pubblico italiano e bolognese per il calore e ha ringraziato “chi ci ha seguito da 10 anni, da Lungs” (il primo album)”, ma anche chi è venuto a sentirli per per la prima volta. Dopo “100 years” e su “Delilah” e “What kind of man“, Florence è scesa davanti alle transenne, continuando a cantare sfiorando o stringendo mani, lasciandosi toccare dal pubblico. C’è persino chi le ha accarezzato i capelli, quando lei ha appoggiato la testa sulle sue spalle, abbandonandosi, mentre l’uomo della security, che la seguiva come un’ombra, controllava che non se la portasse via la folla.
 

Lunghissimo e incantato, questo momento di comunione col pubblico, prima della pausa e dei due bis, “Big Gold” e “Shake it out“. Con questa farfalla eterea dalla struttura l’acciaio e la voce da angelo che si è  congedata con “Grazie Bologna, ti amo“. Anche noi, Florence, anche noi.     

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18 Marzo 2019
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