FOTO | Disabili, arriva la casa-palestra automatizzata per essere autonomi

Questo appartamento si trova a Reggio Emilia ed è un attico di 120 metri quadrati. Luce e porta si comandano con la voce, ma perfino posate, piatti e bicchieri sono studiati ad hoc
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REGGIO EMILIA – Luce, elettrodomestici e la porta di ingresso si attivano con la voce grazie all’assistente vocale. In cucina non mancano strumenti alla portata di tutti, come apriscatole o barattoli elettrici, ma anche posate, piatti e bicchieri appositamente modificati per adattarsi alle diverse esigenze di manualità. C’è anche un tagliere “multifuzione” dove la frutta o il pane vengono fissati al piano, un piatto “rialzato” dove il cucchiaio è più facile da usare e un supporto e un “manico” del bicchiere dotato di un sensore, che segnala alle persone non vedenti quando è pieno. E poi ancora rampe mobili, analoghe a quelle installate nei negozi “accessibili” del centro storico, portano ai balconi. E nei i bagni e nelle camere da letto ci sono strumenti ginnici e supporti antiscivolo.

E’ la nuova casa-“palestra” di Reggio Emilia dove, con l’aiuto di ausili ad hoc e nuove tecnologie, i disabili potranno allenarsi a diventare autonomi nella vita di ogni giorno. Non è realizzata in un grigio ambiente sanitario, bensì in un luminoso attico di 120 metri quadri, per far sentire chi lo frequenta come a casa propria. L’immobile, inaugurato alla presenza del sindaco Luca Vecchi, è nato nell’ambito del progetto “città senza barriere” sviluppato dall’azienda speciale del Comune Fcr, insieme con la stessa amministrazione comunale, l’Ausl e i consorzi di cooperative sociali “Oscar Romero” e “45”, ha preso il via il progetto “training”, rivolto a circa una sessantina di potenziali “ospiti” all’anno, affetti da disabilità motorie o cognitive, ma che non rinunciano per questo ad una vita indipendente.

L’iniziativa è finanziata con i fondi nazionali (arrivati nel 2018 e confermati anche quest’anno) stanziati per l’assistenza delle persone con disabilità grave e prive del sostegno familiare (la cosiddetta legge sul “Dopo di noi”). L’appartamento è pensato in tutto e per tutto per insegnare ai disabili- sotto la guida di due “terapisti occupazionali” laureati all’Unimore e di educatori- come compiere le operazioni quotidiane per le quali hanno normalmente bisogno dell’aiuto di altre persone.

Tuttavia, sottolinea la presidente di Fcr Annalisa Rabitti, “abbiamo provato a realizzare una casa che non sembri un piccolo ospedale. Un luogo dove togliamo il più possibile il sanitario per dare la sensazione di essere a casa propria, perché siamo convinti che la qualità della cura e dell’accoglienza, passi anche per la bellezza”.

Il sindaco Luca Vecchi parla invece di una sorta di trasposizione del cosiddetto “Reggio approach” in campo educativo anche al mondo dell’assistenza ai più deboli. “Questo tipo di progetto, come molti altri consegnati da Fcr alla città- ha riguardato anche il mondo della fragilità e della disabilità: ha cambiato un punto di vista, un modo di vedere, e di agire per portare in concreto le persone più fragili al centro della comunità, riconoscendo i loro diritti e la loro dignità”, dice il sindaco.

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18 Febbraio 2019
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