Diciotti, i 5 stelle dicono ‘no’ ad autorizzazione su Salvini: 59,05%

Tra le 11 e le 21.30 hanno votato in 52.417. A votare contro l’autorizzazione a procedere sono stati 30.948, ovvero il 59,05%
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – Gli iscritti al M5s hanno detto no all’autorizzazione a procedere nei confronti del vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini. “Relativamente alla risposta: ‘Si, è avvenuto per la tutela di un interesse dello Stato, quindi deve essere negata l’autorizzazione a procedere’ hanno votato 30.948 (59,05%)”, si legge sul Blog delle stelle.

“Relativamente alla risposta: ‘No, non è avvenuto per la tutela di un interesse dello Stato, quindi deve essere approvata l’autorizzazione a procedere’ hanno votato 21.469 (40,95%). La maggioranza ha pertanto deciso che il fatto è avvenuto per la tutela di un interesse dello Stato, quindi deve essere negata l’autorizzazione a procedere”.

 

Votazione partita alle 11

È partita alle 11 la votazione dei 5 stelle sulla piattaforma Rousseau dove gli attivisti del Movimento 5 stelle sono chiamati a dire la loro sull’autorizzazione a procedere per il ministro Matteo Salvini indagato sul caso Diciotti. Inizialmente le procedure di voto dovevano partire alle 10, ma alcuni problemi tecnici legati al sistema hanno fatto ritardare la votazione di un’ora. Il termine di voto è fissato per le 21.30 alla luce dell’alto numero di partecipanti alla votazione.

“Alta partecipazione”

Quando sono le 15, dal Movimento 5 stelle fanno sapere che la partecipazione alla consultazione è ampia. “Aggiornamento sulle votazioni in corso: considerata l’alta partecipazione, la chiusura delle votazioni sul caso Diciotti è stata prorogata alle 21.30 di oggi”, si legge sul blog del Movimento 5 stelle.

La pubblicazione del quesito, ieri, ha fatto subito scattare le polemiche per una domanda che sarebbe mal posta nei confronti dei militanti, perché in sostanza incrocia le decisioni. Chi vuole votare sì all’autorizzazione a procedere deve votare no. E chi vuol votare no, deve votare sì. Inoltre, il quesito sposa in partenza la tesi della Difesa e cioè che il ‘sequestro’ della Diciotti sia “avvenuto per la tutela di un interesse dello Stato”.

Ecco il testo posto all’attenzione dei militanti: “Il ritardo dello sbarco della nave Diciotti, per redistribuire i migranti nei vari paesi europei, è avvenuto per la tutela di un interesse dello Stato? – Sì, quindi si nega l’autorizzazione a procedere – No, quindi si concede l’autorizzazione a procedere”.

Nel testo che accompagna il quesito i Cinque stelle non parlano di un sequestro – questo il capo di imputazione avanzato dal tribunale dei ministri nei confronti di Salvini- ma di un “ritardo dello sbarco“.

“Martedì 19 febbraio- si legge su blog- la Giunta per le autorizzazioni sarà chiamata a decidere se il ritardo dello sbarco dei migranti dalla nave Diciotti sia stato deciso “per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di Governo”.

Perplessità anche da Beppe Grillo, che con parole allusive sembra intendere che ai 5 stelle non venga lasciato in realtà nessuno spazio di decisione.

LEGGI: Grillo: “Sì vuol dire no, tra Comma 22 e sindrome di Procuste”

M5S: NO ALLARMISMO, STESSA RISPOSTA CHE CHIEDEREMO SENATORI

“Nessun allarmismo. La questione è semplice. La risposta chiesta agli iscritti a Rousseau è uguale a quella che sarà chiesta martedì ai senatori della Giunta. Cioè se in quel caso si sia agito o meno ‘per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di Governo’”. Così un post sul Blog delle Stelle, organo M5S, che interviene sulle polemiche e i dubbi legati alla consultazione degli iscritti le cui modalità sono state stigmatizzate anche da Beppe Grillo.

“I senatori martedì in giunta dovranno votare sì per dire che c’è stato quell’interesse e negare l’autorizzazione a procedere e no per dire che non c’è stato e concedere l’autorizzazione a procedere, esattamente come sarà per gli iscritti del Movimento 5 Stelle che parteciperanno al voto su Rousseau. Proprio questa complessa articolazione dimostra che non stiamo parlando dell’immunità di un politico”, si legge sull’organo online di M5S.

“È giusto prendere le decisioni importanti con cittadini informati e che sappiano anche prendere coscienza della complessità del tema”, scrivono ancora sul Blog delle Stelle, “per questo è stato deciso di fare una votazione online. E per questo si è deciso di porre nel quesito il reale oggetto della questione, che coinvolge anche le decisioni politiche del presidente Conte, del vice presidente Di Maio e del ministro Toninelli. Non si tratta di decidere se ‘mandare a processo il ministro dell’Interno’ ma di valutare se la decisione di trattenere i migranti qualche giorno a bordo della nave Diciotti è stata presa sulla base di un interesse dello Stato o no”.

IL CASO DICIOTTI

Sul blog dei 5 stelle sono ricordati i fatti. Tra il 20 e 25 agosto scorso, mentre 137 migranti si trovavano sulla Diciotti, ovviamente con assistenza sanitaria e alimentare, il Ministro degli Esteri e il Presidente del Consiglio Conte stavano sentendo i leader degli altri paesi europei affinché ognuno accogliesse la propria quota di migranti. Questo accordo doveva essere raggiunto prima dello sbarco perché, altrimenti, sarebbero dovuti rimanere tutti in Italia. E questo a causa del Regolamento di Dublino, che impone che il primo Paese di approdo debba farsi carico di tutti i migranti che arrivano in Europa. Il ministro dell’interno Salvini, d’accordo con il Ministro dei Trasporti Toninelli, il Vice Presidente del Consiglio Di Maio e con il Presidente Conte, negò quindi lo sbarco fino a che l’accordo non fosse stato raggiunto. Per questa vicenda il Tribunale dei Ministri di Catania ha deciso di inquisire il Ministro dell’interno perché ha considerato il ritardo dello sbarco dalla nave un sequestro di persona e ha chiesto al Parlamento l’autorizzazione a procedere”. 

Il blog delle stelle ricorda che “su questo si deve esprimere con un voto prima la Giunta per le autorizzazioni a procedere e poi l’Assemblea del Senato. In pratica, se il Parlamento nega l’autorizzazione a procedere, sta affermando che il Ministro ha agito per interesse pubblico o interesse dello Stato, e che quindi non sarà processato. Nel caso invece venga data l’autorizzazione, il Ministro dell’interno andrà a processo. Questo quindi non è il solito voto sull’immunità dei parlamentari. Di quei casi si occupa l’articolo 68 della Costituzione, e su quelli il MoVimento 5 Stelle è sempre stato ed è inamovibile: niente immunità, niente insindacabilità. Nessuna protezione per i politici che devono rispondere delle loro azioni individuali. Noi mandammo a processo i nostri portavoce Paola Taverna e Mario Giarrusso e entrambi votarono per farsi processare. Questo è un caso diverso: stiamo parlando infatti dell’articolo 96 della Costituzione. Nello specifico questo è un caso senza precedenti perché mai in passato si era verificato che la magistratura chiedesse al Parlamento di autorizzare un processo per un ministro che aveva agito nell’esercizio delle sue funzioni e non per azioni fatte per tornaconto privato e personale (tangenti, truffa, appalti, etc): in questo caso non ci porremmo neppure il problema e lo spediremmo in tribunale”.

Le polemiche

Tra i primi a contestare il quesito la senatrice Paola Nugnes che scrive: “Il quesito, per essere equilibrato e veritiero, deve contenere anche la valutazione dell’ interesse pubblico preminente. Non basta dire “interesse pubblico” poiché a questa valutazione manca “in rapporto a cosa? ” Valutazione che invece viene richiesta ai senatori dalla, oramai abusata, Costituzione. C’è stato interesse pubblico, preminente (a forzare la mano agli altri Paesi europei)? È stato preminente, questo presunto interesse pubblico, rispetto al diritto costituzionale alla libertà delle persone che erano confinate a bordo della nave?”

E ancora: “La piattaforma Rousseau può essere utile per questioni interne al partito, che è un ente privato per definizione, ma per questioni che interessano tutta la popolazione e che ricadono su tutto il Paese occorre una piattaforma pubblica indipendente e terza cui possono avere accesso tutti gli aventi diritto al voto. Il parlamentare una volta eletto rappresenta la nazione, il governo una volta insediato è il governo di tutti. Queste sono cose che non andrebbero mai dimenticate né mortificate”. Ma anche molti militanti di base si ribellano al modo in cui il M5s ha impostato il quesito. Tra questi Andrea Severini, marito della sindaca di Roma Virginia Raggi: “Voto No, ma la domanda è mal posta. La domanda andava posta sull’immunità e non sull’interesse nazionale. Non si deroga sui nostri principi, i processi si affrontano come hanno fatto Chiara, Filippo e Virginia. Sono convinto che non esista reato e Salvini non può nascondersi dietro di noi”, scrive Severini su facebook.

Fattori: “Come votare Ruby nipote di Mubarak”

“In fondo non è diverso dal decidere se Ruby era la nipote di Mubarak. Tra l’altro Gasparri votò di si tanto per dire eh!”. Così ieri la senatrice Elena Fattori, dell’ala dissidente dei M5s.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Leggi anche:

18 Febbraio 2019
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»