Rifugiati, Zanni (M5S): “Fondi Ue a Turchia? No senza trasparenza”

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La scorsa settimana un team di osservatori della commissione Bilancio del Parlamento europeo e’ stata in Turchia, in vista dell’erogazione dei 3 miliardi di euro ad Ankara come sostegno alla crisi dei rifugiati in arrivo dalla Siria. La DIRE ne ha parlato con Marco Zanni, eurodeputato del gruppo Europa della Liberta’ e della Democrazia diretta e, per l’Italia, del Movimento 5 Stelle che, insieme ai suoi colleghi, ha presentato a dicembre la proposta per questa visita e ha preso parte al viaggio. “La Turchia e’ un paese esterno all’Unione e, tra tutti gli stati extra Ue, quello che percepisce piu’ fondi” dice Zanni, spiegando il senso di questa iniziativa, utile per “capire in che modo verranno spesi questi soldi”.

Il gruppo di Zanni ha iniziato le sue considerazioni partendo dal parere dell’ultimo report della Corte dei conti europea sulla gestione dei fondi comunitari da parte di Ankara: “Il giudizio che emerge e’ pesante, perche’ la Corte ha denunciato una forte mancanza di trasparenza da parte di quel governo: difficolta’ sono state riscontrate ad esempio nel reperire i documenti, o nel valutare il modo in cui le autorita’ li avevano spesi. Pertanto abbiamo ritenuto necessario dividere questo viaggio in due parti. Nella prima- prosegue Zanni- abbiamo incontrato le autorita’”. Da questo colloquio sono emersi “due aspetti preoccupanti: il primo e’ certamente la gravita’ della crisi che il governo si trova a fronteggiare, visto che sono 2,6milioni i rifugiati siriani sul territorio turco, per i quali Ankara avrebbe speso finora 9miliardi di dollari. Il secondo- e questo per l’eurodeputato e’ l’elemento piu’ critico- e’ il fatto che ci abbiano chiesto che tali fondi arrivino velocemente e non ci sia ‘particolare zelo’ nei controlli, al punto non spettino direttamente alla Commissione europea, ma a istituzioni nazionali turche”.

Per Zanni queste richieste sono perfettamente in linea con quanto affermato dal presidente Racep Tayyep Erdogan durante i colloqui della settimana scorsa con la cancelliera tedesca Angela Merkel, nel corso dei quali ha chiaramente detto che se l’Europa non agira’ deve attendersi l’arrivo di nuovi rifugiati siriani. La seconda parte della visita In Turchia e’ stata dedicata invece ai campi profughi di Gaziantep, al confine turco-siriano e a circa 100 chilometri da Aleppo: “Ci siamo resi conto dell’estrema situazione di difficolta’ in cui la gente vive– racconta l’eurodeputato Zanni-. Sono oltre 10mila, abitano nelle tende che non proteggono dal caldo dell’estate e dal freddo dell’inverno (in queste zone nevica abbondantemente), e si tratta per lo piu’ di famiglie, molte delle quali e’ qui da 4 anni e ha un’unica speranza: fare ritorno nelle proprie case”. In Turchia, ha rilevato l’eurodeputato, solo un decimo dei rifugiati vive nei campi: il restante “occupa le periferie delle citta’, sfugge quindi ai controlli e a quel minimo di assistenza che si riceve nei campi (cibo, cure, scuola per i ragazzi). I minori in eta’ scolare- prosegue, lanciando un altro allarme- sono circa 700mila, ma solo 300mila freqeunta le scuole gestite dall’Unicef o dalle organizzazioni internazionali. Che ne e’ degli altri 400mila, non lo sappiamo: impiegati nelle fabbriche o vittime di abusi ben peggiori”. Alla domanda su cosa ne pensano i siriani dei negoziati di pace in corso a Ginevra, Zanni spiega che “non ne hanno idea. Non hanno percezione di cio’ che accade nel resto del mondo. Grazie a smartphone e cellulari si mantengono in contatto coi parenti rimasti in patria, quindi ricevono aggiornamenti sulla situazione in Siria. Ma del resto non sanno nulla”.

L’esito di questo viaggio, quindi, “e’ certamente positivo, perche’ ora abbiamo tanti elementi nuovi su cui lavorare. Io personalmente resto scettico sull’utilita’ di questi fondi”. Perche’? “A mio avviso il governo turco sta usando la questione dei rifugiati per badare ai propri interessi. Sui numeri, ad esempio, ho registrato incongruenze: la cifra di 2,6milioni in realta’ fa riferimento agli ingressi, e non tiene conto delle uscite perche’ le autorita’ registrano solo gli arrivi”. Oltre il confine turco poi “vive una grande comunita’ di curdi siriani alleati del Pkk – il partito dei Lavoratori curdi, ritenuto terrorista da Ankara – che il governo non vede affatto di buon occhio. La creazione di una safe zone (una zona cuscinetto) tanto richiesta da Ankara per ragioni di sicurezza interna e mai concessa dalla coalizione occidentale, potrebbe essere una scusa per fare pulizia di quella popolazione”. La questione dei rifugiati e’ una carta per fare pressioni sull’Europa e quindi Washington. Quindi, per Zanni “non ci sono garanzie che quei fondi verranno utilizzati correttamente”. Il M5S cerchera’ di ostacolare l’approvazione del finanziamento? “Io sono contrario, ma se il Parlamento europeo e’ in maggioranza favorevole, allora lavoreremo per far si’ che siano rispettate delle condizioni che creino le premesse per un controllo maggiore e siano fissati degli obiettivi chiari. I siriani che cercano rifugio oltreconfine meritano un supporto, ma senza garanzie- conclude Zanni- non ha senso dare dei soldi a un governo che ha problemi di trasparenza e discutibili standard democratici e sui diritti umani”.

18 Feb 2016
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