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Aeroporto Bologna, residenti all’attacco: “Ci assorda, cause in vista”

BOLOGNA – Il braccio di ferro sul rumore prodotto dall’aeroporto Marconi di Bologna? Per i comitati dei residenti è viziato da troppe discrepanze sui dati, un modello di analisi “obsoleto” e, a detta di qualcuno, da vere e proprie “bugie” diffuse dalla società che gestisce lo scalo, Sab, che, di contro, difende l’attività di controllo svolta e semmai contesta qualche cifra fornita dai comitati. Ma i residenti ormai sono stufi e si preparano a fare cause civili. Il match si è consumato oggi in Comune, grazie ad un’udienza conoscitiva chiesta dal presidente del quartiere Navile, Daniele Ara. Se Sab sostiene che non vengono mai sforati i limiti di legge, uno dei “punti deboli” in questa affermazione è che “i limiti sono tarati sugli adulti e non sui bambini”, afferma Gianfilippo Giannetto, portavoce del Comitato per la compatibilità aeroporto-città. Questo mentre ci sono casi, come quello delle scuole Silvani, in cui “spesso è impossibile fare lezione con le finestre aperte”, dichiara Giannetto. Inoltre, il modello usato per monitorare il rumore (basato su un software che si chiama Inm) “è obsoleto, vecchio e superato”, dice il portavoce del Comitato, puntando poi il dito contro la centralina del campo sportivo Pizzoli: spesso i dati non sono disponibili e non ci sono spiegazioni”, e succede in corrispondenza “guarda caso di weekend di grande traffico”. Traffico che continua in generale ad aumentare, sottolinea Giannetto, visto che nel 2016 si sono sfiorati certamente i 30.000 sorvoli sulla città”. Da giugno a settembre, in particolare, sono passati “a bassa quota, tra decolli e atterraggi, mediamente 90 aerei al giorno, con una ventina di giorni sopra quota 100”. Numeri “impressionanti”, per il Comitato.

“Siamo consapevoli che il Marconi è fonte di reddito e occupazione ma è anche fonte di inquinamento acustico e dell’aria per migliaia di cittadini. Un’altra faccia della medaglia troppo a lungo trascurata”, afferma Giannetto, visti gli effetti di “un aeroporto low cost a meno di sei chilometri da piazza Maggiore”. Una soluzione per Giannetto poteva essere la fusione con lo scalo di Forlì, che “poteva benissimo essere l’aeroporto low cost di Bologna”. Così non è stato e ora il Comitato insiste sulla richiesta (già accolta dal Comune) di un’indagine sull’impatto sanitario del rumore: “Ci aspettiamo che parta al più presto”, manda a dire Giannetto, suggerendo di trovare le risorse nello spreco che, a suo dire, rappresenta l’Ausl di Imola. Di certo i cittadini, promette il portavoce, non faranno sconti: “Chi se lo potrà permettere è disposto ad affrontare cause civili, sulla scorta di quanto stabilito per Malpensa dalla Cassazione”. Esprime “dubbi sulla congruità dei dati” anche un altro esponente del comitato, Paolo Serra, ex consigliere comunale del Pd: nella giornata record di voli, lo scorso 21 luglio, Serra riferisce che furono registrati 143 movimenti radar sul lato est e 128 sul lato ovest, mentre la centralina del campo Pizzoli ne ha contati rispettivamente 125 e 76. Dunque “bisogna capire cos’è che non funziona”, afferma Serra. E poi, oltre al rumore, c’è la “paura” provocata dal traffico aereo, ricorda Serra: non è piacevoli “vedersi puntare da un aereo in atterraggio per tre volte in venti minuti”. Di fronte a questi vari temi, “la Regione purtroppo non ha mai risposto al nostro appello”, consegnato lo scorso giugno: “Non riusciamo a capire la ragione di questo silenzio” e per questo, spiega Serra, “abbiamo attivato il difensore civico”.

Sulla destra Gianfilippo Giannetto

I toni più duri, però, arrivano da un altro residente in prima linea contro il rumore del Marconi: si tratta dell’imprenditore Paolo Gualandi che, non nascondendo una certa distanza dal gruppo di Giannetto, spiega di aver dato vita al Comitato per Bologna città salute ambientale e stili di vita. Sigla che, proprio oggi, ha acquistato una pagina sui giornali locali per pubblicare una lettera rivolta al ministro dell’Ambiente, Gianluca Galletti, al sindaco Virginio Merola e al procuratore Giuseppe Amato: “Siete davvero interessati alla salute dei cittadini?”, si legge nel testo, che in conclusione ripropone l’idea di spostare addirittura l’aeroporto da dov’è. I dati forniti “sono tutti taroccati”, afferma al microfono della commissione Gualandi, aggiungendo che “sono bugie” quelle dette dal Marconi. Come trovare i soldi per un nuovo aeroporto? “Risparmiando i soldi dell’allargamento della tangenziale” per poi “spostare l’autostrada”, è la ricetta dell’imprenditore.

Da parte di Sab e istituzioni alcune risposte “sono dovute”, afferma il capogruppo di Fi, Marco Lisei, perchè “molte delle richieste presentate vanno in direzione della trasparenza”. In particolare, visto che oggi i controlli “sono eseguiti da un soggetto interessato”, cioè dal Marconi stesso, per Lisei la pubblica amministrazione dovrebbe “assumersi la responsabilità di condurre anche indagini autonome”, per raffrontare i risultati. Elena Foresti del M5s, invece, riprende il tema della possibile differenza tra adulti e bambini nell’impatto provocato dall’attività degli aerei: “Una cosa che preoccupa molto”.

di Maurizio Papa, giornalista professionista

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18 gennaio 2017

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